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La Giunta presenta “Abitare Treviso”, si punta a case più accessibili
Mercoledì 18 febbraio è stato presentato ufficialmente “Abitare Treviso”, il nuovo piano strategico per l’abitazione accessibile che punta a rinnovare in profondità le politiche abitative cittadine attraverso incentivi fiscali, rigenerazione urbana e strumenti finanziari innovativi.
Il programma nasce da un’analisi puntuale del contesto locale. Di fronte alla necessità di reperire nuove strutture abitative, “Abitare Treviso” utilizza la leva fiscale per generare nuovi cantieri, aumentare l’offerta di abitazioni e favorire una residenzialità stabile e accessibile.
La mission è chiara e punta alla realizzazione di nuove abitazioni a prezzo calmierato da destinare alla vendita e alla locazione, con particolare attenzione a giovani coppie, famiglie, anziani e nuclei del ceto medio.
Il provvedimento, che costituisce anche un aggiornamento strutturale degli oneri di urbanizzazione, introduce una nuova scala di riduzioni dei contributi di costruzione. Le agevolazioni arrivano fino al 50% per la prima casa, per gli interventi Ater e per le cooperative. È prevista una riduzione del 40% per l’edilizia convenzionata e per i piani Peep, mentre per le volumetrie realizzate tramite atterraggio di crediti edilizi sono previste riduzioni fino al 30% nell’ambito dell’edilizia convenzionata e del 20% per l’edilizia privata libera. Restano confermate le agevolazioni per la bioedilizia e la sostenibilità ambientale già introdotte nel 2020, insieme alla possibilità di deroghe urbanistiche e incrementi volumetrici per chi realizza quote di edilizia residenziale sociale o recupera edifici dismessi e sottoutilizzati.
Approccio “strutturale”
“Abitare Treviso” introduce, secondo l’Amministrazione, “un approccio strutturale che va oltre gli incentivi economici. Il piano prevede la valorizzazione del patrimonio pubblico attraverso il recupero di immobili dismessi, come ex scuole, caserme e aree inutilizzate, da trasformare in co-housing, studentati e residenze sociali. L’Amministrazione promuoverà inoltre la costituzione di fondi immobiliari etici e Social Housing Funds in partenariato pubblico-privato, conferendo aree edificabili o immobili comunali da riqualificare per generare nuova offerta abitativa a prezzi calmierati”.
Il Fondo Housing rappresenta, nelle intenzioni, uno degli strumenti più innovativi del progetto. A titolo esemplificativo, con un conferimento di immobili da parte dell’ente pubblico e finanziamenti privati, si potrebbero realizzare almeno 100 appartamenti con un investimento complessivo stimato in circa 22 milioni di euro, suddivisi tra vendita e locazione. Il prezzo indicativo di vendita sarebbe fissato intorno ai 2.200 euro al metro quadro, mentre il canone medio di locazione si attesterebbe attorno ai 800 euro mensili per un appartamento di 100 metri quadrati, con una rendita di progetto stimata intorno al 4,5% su un orizzonte ventennale.
Gli auspici della Giunta
«Con ‘Abitare Treviso’ compiamo una scelta chiara e coraggiosa», le parole del sindaco di Treviso Mario Conte, «ossia rimettere al centro il diritto alla casa con strumenti concreti. Sblocchiamo cantieri fermi da anni, riduciamo fino al 50% i contributi di costruzione e mettiamo in campo il patrimonio pubblico per generare nuove opportunità abitative. È un progetto che guarda al futuro della città, rafforza la coesione sociale e sostiene le giovani generazioni. Voglio ringraziare l’assessore De Checchi per il lavoro puntuale e strategico che ha reso possibile questo risultato».
L’assessore all’Urbanistica, Andrea De Checchi, aggiunge: «Le parole chiave di ‘Abitare Treviso’ sono accessibilità, rigenerazione, partenariato e sostenibilità. Interveniamo sulla leva fiscale per rendere economicamente sostenibili gli interventi, promuoviamo fondi immobiliari etici e social housing, recuperiamo immobili pubblici dismessi e attiviamo strumenti finanziari come il fondo di garanzia. È una riforma strutturale che integra urbanistica e incide anche sulle politiche sociali, con l’obiettivo di ampliare l’offerta di alloggi a prezzo calmierato e favorire una residenzialità stabile e inclusiva».
L’appoggio di Fratelli d’Italia
Il Circolo di Fratelli d’Italia Treviso esprime pieno sostegno al nuovo piano comunale “Abitare Treviso” considerandolo un intervento strategico per il futuro della città. Non si tratta soltanto di una misura urbanistica, ma di una visione complessiva che punta a riportare famiglie, giovani coppie e ceto medio nel cuore del capoluogo.
«È una scelta che guarda alla Treviso di domani – afferma il Circolo meloniano trevigiano – Ripopolare il centro e i quartieri significa restituire vitalità agli spazi urbani, rafforzare la sicurezza e sostenere concretamente il commercio di prossimità e le attività storiche. Una città vissuta dai suoi residenti è una città più curata, più dinamica e più forte dal punto di vista economico e sociale».
Confindustria: “Progetto va nella direzione giusta”
«Il tema dell’abitare rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare la competitività dei nostri territori. Investire in un’offerta abitativa adeguata e sostenibile significa creare le condizioni per attrarre e trattenere giovani, lavoratori qualificati e famiglie, generando effetti positivi e duraturi anche sul sistema produttivo. In questo senso il progetto “Abitare Treviso” va nella direzione giusta perché affronta il problema con un approccio integrato. Un modello di partenariato pubblico-privato che può generare nuova offerta abitativa a prezzi calmierati e rafforzare in modo stabile l’attrattività della città. Siamo felici di questa scelta che ci accomuna con il Comune di Treviso e siamo disponibili a dialogare per collaborare e contribuire alla realizzazione di soluzioni concrete». Questo il commento di Walter Bertin, Vicepresidente di Confindustria Veneto Est con delega al territorio di Treviso al progetto “Abitare Treviso” presentato questa mattina dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Conte. «È anche un esempio concreto – continua Bertin - di come il consentire agli amministratori un maggiore potere di scelta e di programmazione favorisca soluzioni e risposte più rapide alle reali esigenze delle comunità. Le imprese, dal canto loro, valorizzandone competenze e capacità progettuale, possono svolgere un ruolo attivo nelle operazioni di trasformazione urbana sostenibile delle città”.
Calesso: “Che ne facciamo degli alloggi vuoti?”
“Accolgo con soddisfazione la decisione dell’amministrazione comunale di occuparsi del “problema casa” per il ceto medio impoverito visto che da tempo noi di Coalizione Civica per Treviso e tutta l’opposizione di centrosinistra denunciamo questo aspetto del più complesso problema del “diritto all’abitare in città”: c’è arrivata anche la giunta e c’è da esserne contenti”. Lo afferma Gigi Calesso, di Coalizione civica per Treviso.
“In attesa che la delibera arrivi in Consiglio Comunale e possa essere valutata in tutti i suoi aspetti, quanto pubblicato oggi dalla stampa locale in merito all’iniziativa dell’amministrazione pone alcuni interrogativi, non di poco conto prosegue -. In primo luogo, sono marginali le misure per l’aumento della dotazione di alloggi popolari, a fronte di 573 assegnatari del bando 2025. Proprio perché si concentra sulle nuove esigenze del ceto medio, il piano del Comune dedica agli alloggi popolari unicamente la riduzione del 50% degli oneri di urbanizzazione per la costruzione da parte di Ater di nuove abitazioni Erp. Si tratta di una misura sicuramente utile ma non certo risolutiva.
Che risposta avranno i 573 assegnatari di alloggi Erp risultanti dal bando 2025? Se e quando otterranno l’abitazione a cui avrebbero diritto? Sono state previste misure per la realizzazione di abitazioni per nuclei familiari numerosi che sono la maggioranza tra i 43 che erano “in cima” alla lista degli assegnatari del bando 2023 ma non sono entrati in una casa con la principale motivazione della inadeguatezza delle sue dimensioni rispetto al numero dei componenti del nucleo familiare? E’ sicuramente importante occuparsi dei bisogni emergenti dei ceti medi ma non possiamo dimenticare che gli assegnatari di alloggi Erp sono in una condizione economica che non permette loro di accedere a un’abitazione neppure nei comuni dove prezzi e canoni di mercato sono più bassi che a Treviso”. Quindi, la seconda domanda: “Nella nostra città, secondo i dati Istat, gli alloggi inutilizzati al 31 dicembre 2023 erano 5.976 su un totale di 45.357, pari al 13,18%, in leggero aumento rispetto alla precedente rilevazione (2021) quando erano 5.861 su 44.747 (il 13,10%)”. Togliendo quelli utilizzati a destinazione turistica, “visto che c’è la disponibilità di almeno 4.500 alloggi non utilizzati dai proprietari e neppure affittati e che larga parte di queste abitazioni potrebbe essere messa sul mercato della locazione, l’amministrazione comunale intende avviare delle iniziative per favorire gli affitti ordinari, dai fondi di garanzia a tutela dei proprietari a una “agenzia comunale” per promuovere e agevolare l’incontro tra domanda e offerta di locazione?”.
Cgil e Sunia, buon punto di partenza, serve visione a 360 gradi
“Buon punto di partenza, ma una politica sulla casa non può fermarsi agli incentivi edilizi. Serve una visione a 360 gradi che includa servizi, lavoro e vivibilità di città e territorio. Il piano Abitare Treviso apre un confronto che era atteso da tempo. Per Cgil e Sunia di Treviso è un punto di partenza, non un punto di arrivo: il vero banco di prova sarà la capacità di costruire un percorso condiviso che coinvolga tutti i soggetti in campo, sindacati degli inquilini, associazioni dei proprietari, enti pubblici, categorie economiche, e che guardi al problema dell’abitare nella sua interezza, senza ridurlo a una questione di metri quadri e incentivi fiscali. Una questione, peraltro, che non riguarda solo Treviso e nemmeno solo le città, ma anche la provincia. Sara Pasqualin, segretaria generale della Cgil di Treviso, mette al centro il nesso tra casa e lavoro. “Un’infermiera assunta in città, una lavoratrice con contratto a tempo determinato, un giovane che accetta un impiego a Treviso: se non trovano un alloggio accessibile, rinunciano o non arrivano. Ignorare questa relazione, secondo Pasqualin, significa progettare una città solo per chi se la può già permettere.
Chiediamo che il piano includa una dimensione esplicitamente legata al lavoro: convenzioni per le categorie più esposte, strumenti a sostegno della mobilità professionale, un raccordo con le imprese che, come ha riconosciuto Confindustria stessa, vedono nel problema abitativo un freno alla propria capacità di crescita. È un terreno su cui siamo disponibili a lavorare insieme a tutti i soggetti interessati”. C’è poi un tema di visione complessiva che Sunia e Cgil mettono al centro del dibattito: costruire nuovi alloggi senza ragionare sui servizi che li circondano significa spostare il problema, non risolverlo. Negozi di prossimità, trasporti, scuole, presidi sanitari, la vivibilità di un quartiere non si costruisce con le sole abitazioni.



