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Senza fissa dimora, aperto fino al 28 febbraio il dormitorio di Monigo
Rimarrà aperto fino al 28 febbraio 2026 il dormitorio per i senza fissa dimora allestito a Monigo presso la parrocchia di Sant’Elena Imperatrice, guidata da don Giuseppe Mazzocato che ha messo a disposizione del Coordinamento delle associazioni di volontariato le stanze del centro parrocchiale. Dal 26 gennaio scorso, giorno dell’apertura, i 74 volontari impegnati nell’organizzazione hanno accolto fino a 33 ospiti a sera assicurando loro un posto caldo in cui dormire. L’apertura del dormitorio potrebbe, inoltre, essere prorogata fino al 7 marzo qualora le condizioni meteo fossero sfavorevoli e, al contempo, il Coordinamento delle associazioni riesca ad assicurare la copertura dei turni di assistenza.
L’impegno della parrocchia e del Coordinamento delle associazioni di volontariato operanti sul territorio (Auser Treviso, Auser Cittadini del Mondo odv, Momi Associazione Monigo Migranti odv, Gente per Gente – Gruppo di Cittadini, i Care Veneto odv, odv Caminantes, A.MI.B Triveneto aps, Passa Mani aps) ha consentito di assicurare ogni sera: il servizio di accoglienza (dalle 20 alle 21.30-22) con la presenza di tre volontari e di un medico volontario dedicato al controllo dello stato di salute degli ospiti (coadiuvato in alcuni casi da un infermiere); il supporto nel reperimento dei farmaci, nella trasmissione di certificati e piani terapeutici tra medici, nel trasporto al pronto soccorso qualora ce ne fosse stata necessità; l’accesso all’ambulatorio di Prossimità dell’Ulss 2 Marca Trevigiana presso La Madonnina; il servizio di guardiania notturna con tre volontari, di cui due dislocati al primo piano dell’edificio dove si trovano le stanze con i letti e uno al piano terra; il servizio di colazione dalle 07:00 alle 08:30, sempre con l’ausilio di almeno tre volontari; il servizio di pulizia dei locali; la distribuzione quotidiana di biglietti dell’autobus. Gli ospiti, inoltre, sono stati avviati alle diverse scuole di italiano presenti nel territorio per imparare e/o perfezionare la lingua. Infine, sono state distribuite 15 biciclette, donate da un’azienda di Istrana, e, assieme a Fiab, le associazioni hanno cercato di preparare gli ospiti al rispetto del Codice della Strada. La struttura è stata allestita grazie alla collaborazione di molti volontari e cittadini che hanno fornito, in tempi rapidissimi, brande, materassi, coperte, cuscini e federe. Le spese sono state sostenute grazie alle donazioni arrivate tramite la raccolta fondi avviata ad inizio anno.
L’esperienza avviata ha consentito, infine, di dare un po’ di sollievo a chi ogni giorno vive e dorme in strada, affiancandosi all’offerta di posti letto assicurata da Comune, Caritas, Oblati e Comunità di Sant’Egidio. Le presenze, durante queste settimane, sono costantemente aumentate per mezzo del passaparola, segno, questo, della necessità di un confronto con le istituzioni cittadine per ripensare l’offerta di posti letto e lavorare in sinergia per dare nuove risposte che vadano oltre la situazione emergenziale, consentano di prendere in carico le persone senza fissa dimora e ne favoriscano l’inserimento nella nostra società attraverso il lavoro, l’accesso ai servizi sanitari, alle politiche abitative restituendo loro dignità e una vita più umana.
“Possiamo, dunque, fare due considerazioni - affermano i volontari -: in primis, numeri alla mano, questa esperienza da sola non è sufficiente in quanto sono ancora presenti persone che dormono in strada o nei parcheggi; la seconda è che un’esperienza del genere si può fare ed è replicabile nei nostri territori. Coscienti dei nostri limiti, aggiungiamo che, nel lungo periodo, non riusciremmo a reggere da soli i ritmi di queste settimane e crediamo che questa non sia la soluzione; tuttavia, una staffetta di solidarietà tra diverse realtà del territorio potrebbe consentire la copertura del periodo invernale promuovendo un esempio di civiltà ed umanità alla città, in particolare a chi si pensa assolto, o è indifferente o, ancora, preferisce non vedere questi problemi”.
Proprio a fronte di questo, ed ai numeri crescenti di persone accolte ogni sera, “riteniamo sia necessario richiamare le istituzioni ad un preciso dovere verso queste persone vulnerabili in modo da costruire, assieme a tutti gli attori del territorio coinvolti, un percorso di presa in carico che superi la sola accoglienza notturna e ne consideri l’inserimento sociale, lavorativo, nelle politiche abitative, nel sistema sanitario ed in quello scolastico, nella sua interezza”.



