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A Treviso è stato inaugurato il nuovo centro provinciale per i disturbi della nutrizione e alimentazione

L’intervista con la dottoressa Francesca Fontana: “Tutto nasce da una grande sofferenza”. Tutte le informazioni per chi avesse bisogno di trovare supporto e sostegno
26/02/2026

A Treviso, in via Scarpa, è stato appena inaugurato il nuovo Centro provinciale per i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione (Cpd) dell’Ulss 2, che raddoppia gli spazi già esistenti in via Pinelli con nuovi ambulatori e una palestra. Il Cpd è attivo dal 2005 e coinvolge il Dipartimento di Salute mentale, la Neuropsichiatria infantile, le Malattie endocrine del ricambio e della nutrizione, la Psicologia ospedaliera e il privato sociale Insieme si Può. Di fatto costituisce una risposta concreta a una problematica che nel periodo post pandemico ha registrato una nuova crescita. Il prossimo 15 marzo si celebra la Giornata nazionale del fiocchetto lilla (simbolo nato negli Usa oltre trent’anni fa), dedicata all’anoressia, alla bulimia e agli altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Alcuni dati

Nel 2025 il Cpd ha registrato 669 pazienti in carico, 229 dei quali nuovi; un dato incoraggiante riguarda i ricoveri ospedalieri (68), in calo rispetto al picco del periodo pandemico e in linea con i dati 2024, stando a significare che il sistema intercetta i pazienti prima che le situazioni diventino emergenze.

Poco più della metà dei pazienti in carico soffre di anoressia. Resta notevole la presenza di minorenni: 95 gli ingressi del 2025 (87 femmine e 8 maschi), di cui 28 under 15, tra cui la più giovane, soltanto 10 anni. Si registrano tuttavia, anche esordi tardivi, oltre i 30 anni.

Alfabeto dei disturbi alimentari

I disturbi alimentari sono sempre più complessi, con quadri clinici che vedono frequentemente la presenza di sintomi associati come depressione, impulsività e autolesionismo (per esempio tramite cutting, scottature, eccesso alcolico o di altre sostanze).

Con l’anoressia nervosa si cerca di calare il più possibile, senza arrivare mai al peso desiderato, con sempre più digiuni e iperattività. Con la bulimia nervosa ci si abbuffa e si contrasta la paura di aumentare di peso con il vomito, con l’uso di lassativi e di diuretici; più difficilmente porta a quelle situazioni di emergenza che comporta l’anoressia. Aumentano i casi di Bed (binge eating disorder), cioè le abbuffate incontrollate di cibo casuale, consumato in breve tempo, e ci sono altre tipologie di disturbi alimentari che vengono classificati come Ednos, ovvero disturbi alimentari non altrimenti specificati.

Informazioni e supporto

L’accesso alla rete del Cpd è centralizzato nell’Unità operativa di Treviso. È possibile contattare la segreteria allo 0422 322961 dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19 e il martedì dalle 9 alle 11, oppure scrivendo a disturbialimentari.treviso@aulss2.veneto.it. Per ottenere informazioni e supporto, i genitori possono rivolgersi all’associazione L’abbraccio, al 388 1470579.

Intervista: Tutto nasce da una grande sofferenza

La dottoressa Francesca Fontana, psichiatra responsabile dell’Unità operativa per i Disturbi dell’alimentazione, ci aiuta ad avere una prospettiva più chiara sul tema.

Che cosa provoca questi disturbi?

Nascono da una grande sofferenza, che può partire anche da molto lontano, quindi i fattori di rischio sono tutte le situazioni di elevata conflittualità, i lutti (sia diretti che indiretti), le situazioni di rottura emozionale, gli insuccessi di vario tipo, la bassa autostima, le problematiche con i compagni, situazioni familiari particolarmente stressanti ecc.

Da dove si riparte con la terapia?

È fondamentale reintegrare la scissione mente-corpo tipica del disturbo alimentare. Sono persone che non sentono il freddo, non sentono la fame, non sentono la fatica, fanno sforzi incredibili e portano pesi insostenibili. Con la terapia si impara a usare il corpo in modo funzionale e non per coprire il dolore emotivo, che, invece, va affrontato e gestito con altre modalità e strumenti.

Qual è il tempo necessario per guarire?

Il trattamento di solito dura dai due ai cinque anni, ma c’è un 20-30% che non riesce a uscirne e ha ricadute nel corso degli anni. Tante persone sono brave, lavorano, fanno le loro cose, magari hanno anche la loro famiglia, perché sono disturbi a volte non del tutto incompatibili con una vita decorosa. C’è, purtroppo, un’elevata mortalità, infatti è la causa più alta di morte in età adolescenziale dopo gli incidenti stradali. I problemi non terminano con l’aumento di peso, anzi: nei casi di anoressia, il rischio suicidario aumenta con l’aumento di peso, perché per loro è come non avere più lo scudo che permette di tollerare il disagio e il dolore; è come se, da un momento all’altro, fossero scoperti e ancora più vulnerabili.

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