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Biometano “fatto bene”: le proposte di Legambiente
Il Veneto è tra le cinque regioni attenzionate dallo studio di Legambiente per il potenziale di produzione di biometano, quasi un miliardo di metri cubi. Lo studio commissionato all’Università degli Studi di Padova dimostra come l’Italia debba investire sul biometano da matrice agricola mettendo al centro la qualità dei progetti, la trasparenza delle filiere e il ruolo degli agricoltori e delle comunità locali: in altre parole, in biometano “fatto bene”. Legambiente sintetizza dieci proposte indirizzate al governo e in Veneto si continua un importante lavoro di educazione e divulgazione, sia rivolti agli studenti che ai professionisti, ai cittadini e agli amministratori, sostenendo anche progetti virtuosi come quello di Ariano nel Polesine.
In Veneto, riporta lo studio “Biometano: una risorsa strategica per la transizione ecologica dell’Italia”, la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 1.556.129.279 m³ di biogas, quindi di 881.539.926 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici costituiscono la principale fonte di produzione potenziale contribuendo per il 76%. Gli scarti delle colture erbacee contribuiscono per il 20%. Gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali e i sottoprodotti dell’industria della macellazione mostrano un’incidenza più contenuta, pari per entrambe al 2%.
Per questo è fondamentale portare avanti un lavoro di divulgazione ed educazione del pubblico: questo è lo scopo primario di “Fattore Biometano”, la campagna di Legambiente nata nel 2025 volta a promuovere una produzione sostenibile di biometano, basata su scarti agricoli e reflui zootecnici, per favorire l’economia circolare e la transizione ecologica. Il progetto ha definito sette regole per un “biometano fatto bene”, garantendo sinergie locali e il contrasto ai cambiamenti climatici: dalla dieta al contesto in cui sorge l’impianto, dalla collaborazione col territorio e con le attività agricole locali alla corretta gestione dell’impianto, dalla distribuzione del digestato all’estrazione della CO2 e dell’Azoto, con attenzione crescente alla ricerca, sviluppo e applicazione delle migliori tecnologie disponibili (BAT) anche per evitare le emissioni fuggitive di metano. Gli impianti “fatti bene”, come quelli promossi dalla campagna, non si limitano a produrre energia, ma diventano uno strumento concreto per affrontare in modo adeguato problemi ambientali urgenti, come lo smaltimento degli scarti agricoli e delle deiezioni animali, evitando in tal modo tutte le problematiche connesse con i processi di inquinamento di aria acqua e suolo.
Insieme ad attività di comunicazione web e social a livello nazionale, dedicate al racconto della tecnologia e dei sistemi di gestione degli impianti ed alla decostruzione dei falsi miti e delle “fake news” che spesso vengono utilizzate ad arte per demonizzare il biometano, “Fattore Biometano” in Veneto ha concentrato le proprie attività territoriali nelle province di Rovigo, Padova, Vicenza, Venezia e Verona: in questi territori si sono svolti appuntamenti di formazione specifica e numerosi incontri, anche affiancando le Amministrazioni locali alle prese con la valutazione dei progetti, le autorizzazioni e anche con le contestazioni. Contestualmente sono stati organizzati quattro incontri pubblici per fornire occasioni di informazione alla cittadinanza, coinvolgendo studiosi, esperti dell’Università di Padova, ordini professionali, amministratori, tecnici del settore, con l’obiettivo di far conoscere le caratteristiche di un impianto fatto bene da un punto di vista tecnologico, economico, sociale e agronomico. Il prossimo di questi incontri, da calendario, sarà venerdì 6 marzo alle 20.30 all’interno della sala consiliare di Cologna Veneta, nel veronese. Gli altri tre si sono svolti a Portogruaro, Vicenza e Camponogara.
Anche l’educazione ambientale è stata protagonista della campagna, con il coinvolgimento di 7 classi per circa 150 alunni ed alunne di scuole primarie della regione. Nel corso del 2025 sono state organizzate anche diverse visite ad alcuni degli impianti di biometano più virtuosi e già operativi nella nostra Regione come quelli di Schiavon, nel vicentino, ed Ariano nel Polesine (provincia di Rovigo).
Così commenta Luigi Lazzaro, coordinatore della campagna e responsabile innovazione industriale di Legambiente “Con la nostra campagna Fattore Biometano abbiamo cercato di fare corretta informazione nei territori e di promuovere una produzione sostenibile di biometano basata su scarti agricoli e reflui zootecnici. La digestione anaerobica consente di valorizzare questi flussi migliorando la gestione degli scarti, riducendo l’inquinamento atmosferico e restituendo sostanza organica ai suoli attraverso l’utilizzo agronomico del digestato, una risorsa fondamentale per contrastare il degrado dei terreni agricoli e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici con benefici ambientali ed economici per l’ambiente, le aziende agricole e i consumatori”.



