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San Donà: costi o preziosi presidi? Quale futuro per le scuole dismesse del territorio
Sono numerose le scuole elementari dismesse, nel Comune di San Donà di Piave. Costruite principalmente nelle frazioni più distanti dal centro cittadino, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, anni di boom economico e demografico, molte sono ormai chiuse da decenni.
Alcuni di questi edifici sono stati affidati dal Comune ad associazioni che si occupano di volontariato, che curano la loro gestione e manutenzione. Ne è esempio virtuoso la scuola elementare di Grassaga, che, come abbiamo visto nello scorso numero, è sede dell’associazione Solidarietà e di un importante centro che si occupa di cura delle dipendenze. Altre realtà, però, non hanno avuto la stessa fortuna.
La presenza di queste strutture è tornata al centro dell’attenzione in occasione dell’ultima tornata elettorale (svoltasi alla fine di novembre, ormai nel cuore della stagione fredda), che ha fatto emergere tutte le fragilità di questi edifici datati. Il caso più grave si è verificato a Chiesanuova, dove, a causa dell’usura dell’impianto di riscaldamento, non è stato possibile allestire il seggio nella vecchia scuola della frazione, trasferito all’ultimo nella scuola di Passarella.
Quale futuro prospettare per questi edifici, in un periodo in cui è aperta la discussione per alienare altri beni pubblici della città, tra cui la vecchia sede del liceo classico? Ne abbiamo parlato con Luigi Trevisiol, assessore ai Lavori pubblici di San Donà: “Queste vecchie strutture hanno problemi di sicurezza e funzionamento. Alcune sono adibite come centro civico (Palazzetto), mentre a Chiesanuova sono sede dell’associazione dei Lagunari e Radioamatori. In quest’ultimo caso il problema della sua inagibilità è stato causato dall’impianto di riscaldamento, chiuso da 5 anni. Si è aperta una riflessione amministrativa sul futuro di questo edificio”, riflette l’assessore.
I problemi segnalati a Chiesanuova non sono isolati: “Anche la vecchia scuola di Palazzetto è problematica. Al seggio, poi, hanno votato poco più di un centinaio di persone. La prefettura, per una questione di costi, ci suggerisce di valutare un accorpamento”, continua Trevisiol. Una possibile soluzione potrebbe essere, ad esempio, quella di raggruppare alcuni seggi in strutture sportive coperte oppure al museo della Bonifica, in modo da evitare giorni di sospensione delle lezioni per gli studenti.
Vi è, poi, l’ex scuola elementare di Fossà, oggi gestita da un’associazione musicale, che avrebbe bisogno di lavori di riqualificazione degli arredi, impianto di riscaldamento e bagni.
“Purtroppo le risorse in questo periodo sono poche e senza queste è tutto più difficile”, spiega l’assessore, che però ci racconta di alcuni casi riusciti di vecchie strutture tornate a nuova vita: “Di recente, la vecchia casa del custode dei campi di atletica è stata affidata alla Fanfara dei bersaglieri, per le loro prove”.
L’assesore ci confida, poi, un sogno: “Vi è un progetto per trasformare l’area del Monumento ai caduti (edificio storico monumentale) per ospitare alcuni reperti oggi esposti al museo della Bonifica, oltre a una mostra permanente di Giulio Sartorio, pittore attivo durante la Prima guerra mondiale, le cui opere giacciono nei depositi delle scuderie del Quirinale. L’altro piano, invece, ospiterebbe le sedi delle associazioni del territorio”, conclude.
In conclusione per far rivivere questi edifici dalle comunità in cui sono inseriti, servono idee creative e fuori dagli schemi: ad esempio, per la frazione di Fossà, distante dal centro cittadino e priva di numerosi servizi, si potrebbe riflettere sul riutilizzo della vecchia scuola per ospitare veloci attività di sportello, oppure, come luogo dedicato ai più piccoli o un centro giovani, essendo questa una frazione dove nell’ultimo periodo si sono trasferite numerose coppie con figli.
In altri casi, le strutture potrebbero essere riutilizzate per ospitare corsi di formazione per adulti o per stranieri. Con volontà politica e investimenti puntuali, queste strutture potrebbero essere rilanciate. Una solida rete di comunità, poi, potrebbe occuparsi della gestione di questi piccoli, ma preziosi presidi di socialità.



