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Vannacci in lista, la Lega rischia di esplodere

Il generale vissuto come un corpo estraneo dai dirigenti locali del partito. Per Salvini una scommessa decisamente azzardata
02/05/2024

Lo si sapeva da mesi. La scelta di Matteo Salvini di imporre al partito la candidatura del generale Roberto Vannacci, dopo il successo del suo primo libro (il secondo pare, invece, un flop), era ampiamente annunciata. Ora che è diventata realtà, però, ha ugualmente messo sottosopra la Lega, soprattutto in Veneto.

Qualcuno, come “il solito” assessore regionale Roberto Marcato, usa toni accesi. Qualcun altro (il presidente del Veneto, Luca Zaia, il suo pari ruolo del Friuli Massimiliano Fedriga, il sindaco di Treviso, Mario Conte) usa toni più sfumati e fa presente che farà campagna per i candidati locali, già conosciuti. Ma il messaggio è il medesimo: cosa c’entra il generale Vannacci, con i suoi messaggi di destra estrema, con la Lega federalista e autonomista?

Ma Salvini non ha voluto sentire ragioni, imponendo il nome di un candidato esterno al partito come capolista in tutte le circoscrizioni (le proteste interne al partito hanno fatto sì che non sia stato mantenuto come capolista a Nordest). La scommessa del “Capitano” (che ultimamente non ne ha azzeccate molte) è quella di recuperare una fetta di voti di estrema destra euroscettica, anche approfittando del profilo sempre più “governativo” ed “europeista” di Giorgia Meloni, capolista in tutte le circoscrizioni per Fratelli d’Italia. Poiché si vota con il sistema proporzionale e con le preferenze, in teoria i voti a Vannacci dovrebbero “sommarsi” con quelli ai candidati più moderati, per esempio il vicesindaco di Treviso, Alessandro Manera. Salvini, però, come fanno notare un po’ tutti i politologi, forse dimentica che in politica due più due non sempre fa quattro. E che la scelta va ad aggiungere ulteriore dinamite alla polveriera leghista, con il rischio che tutto esploda dopo le elezioni Europee.

Vannacci, da parte sua, non sta facendo nulla per attenuare le differenze o per rendersi “simpatico”. Ha affermato che l’autonomia, per molti aspetti, “esiste già”, e ha esordito in campagna elettorale proponendo classi differenziate per le persone con disabilità, suscitando - giustamente - un mare di proteste e contrarietà, dentro al partito, nell’intero mondo politico e nella società civile. “Pur nel rispetto di ogni opinione e di ogni scelta politica, qui è in gioco una visione culturale della vita. Queste affermazioni ci riportano ai periodi più bui della nostra storia. Mi permetto di dire, con papa Francesco, che l’inclusione è segno di civiltà”, il commento del vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Francesco Savino sulle affermazioni del generale. Siamo solo all’inizio della campagna elettorale, e il generale punta, evidentemente, a vedersi garantita notorietà e visibilità grazie ai suoi avversari, “giochino” già riuscito con il libro che lo ha lanciato.

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