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Sicurezza, le risposte ci sono
Furti e rapine non si combattono solo con le forze dell’ordine. C’è un’altra strada, più capillare, che parte dal coinvolgimento dei cittadini e dal coordinamento degli Enti locali. Così, l’Anci del Veneto avvia un progetto regionale per mettere insieme le buone pratiche.
Non c’è solo una risposta militare, di forza, al bisogno dei sicurezza dei cittadini; furti, rapine, truffe, microcriminalità presente nei paesi e nelle città non si combattono unicamente con le forze dell’ordine e in ogni caso non si può avere un poliziotto ad ogni angolo di strada. C’è un’altra strada, una strada più capillare e a giudicare dai primi risultati piuttosto efficace. Ne sono convinti all’Associazione nazionale comuni d’Italia del Veneto, il cui comitato scientifico ha commissionato un progetto per la sicurezza da condividere con tutti i comuni del Veneto.
“L’idea è di partire dalle buone pratiche che alcuni comuni hanno già sperimentato - spiega il consulente dell’Anci Riccardo Palmerini -. Formare una figura di riferimento in ogni comune su questo tema, che potremmo chiamare «security manager territoriale», che possa coordinare esperienze come il «controllo di vicinato», il posizionamento di telecamere, gli accordi con le aziende che producono sistemi di allarme od offrono assicurazioni contro i furti”.
Coordinare è la parola chiave: infatti, è capitato che quando un comune è riuscito ad abbattere il numero dei furti, quello confinante ha visto crescere quel numero. “Di fatto la microcriminalità si sposta, sceglie territori meno presidiati. In questo momento di crisi economica alcuni fattori di rischio si acuiscono: più spesso qualcuno sceglie l’illegalità non trovando alternative, le aree ad alta immigrazione attirano malavita, pensando che là ci sia manovalanza a buon mercato; infine, non dimentichiamo il terrorismo, i cui segnali sono stati registrati anche in piccole comunità. Ancora, lo sviluppo della comunicazione fa sì che attraverso la rete si conoscano informazioni private, come ad esempio i periodi delle ferie dei residenti”.
Alcuni Comuni hanno elaborato la mappa del rischio, altri ancora no. L’obiettivo dell’Anci è fare un percorso formativo per affrontare in maniera attiva il problema. “Il coinvolgimento dei cittadini nella lettura costante del territori sembra dare buoni risultati - continua Palmerini -. Si fanno incontri per spiegare alla popolazione come considerare eventuali anomalie, auto o persone sconosciute. Quando e come cogliere i segnali autentici di preoccupazione senza cadere in inutili allarmismi. Facendo sinergia fra comuni e cittadini si può attivare un presidio del territorio efficace”.
Un altro passo “è coordinare le amministrazioni comunali, l’azione dei Comuni spesso ha velocità di intervento diverse, sono tuttavia convinto che lavorando per livelli, partendo dall’area locale, salendo al Comune, alle aree omogenee fino alla Provincia e alla Regione, si possono individuare diversi referenti e coordinarli con le forze dell’ordine”.
A questo si aggiunge un lavoro di analisi e studio di quello che offre il mercato assicurativo e dei sistemi di sicurezza per contenere i costi che i singoli cittadini sostengono per la loro protezione. “In alcuni comuni si sono ottenuti pacchetti assicurativi contro i furti a prezzi assai scontati per i residenti. Stessa cosa si è fatta con gli allarmi antifurto, dove con spese a volte minime si riesce a garantire protezione alle abitazioni.
Per i comuni esiste il discorso specifico della videosorveglianza che ora si arricchisce delle telecamere di ultima generazione in grado di leggere in tempo reale le targhe della macchine sospette e di allertare le forze di polizia”. Secondo Palmerini si tratta di un complesso di interventi efficaci proprio perché partono dal basso, una specie di “porta a porta” della sicurezza che dissuade coloro che hanno intenzione di delinquere.



