È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Veneto: meno Ulss, tante domande
Con 26 voti contro 21 è stata approvata la divisione del Veneto in nove Ulss, sette corrispondenti alle attuali province, la Pedemontana e il Veneto orientale. Proprio queste due ultime aziende hanno suscitato polemiche. Ma, al di là della configurazione territoriale, sono molti i problemi che attendono di essere risolti: a partire dal mancato avvio degli ospedali di comunità.
Alla fine il governatore Luca Zaia è riuscito ad alzare le due colonne portanti della sua riforma sanitaria. A fine luglio un compromesso con le opposizioni aveva portato all’approvazione dell’Azienda zero, assegnando a un supermanager la gestione degli 8 miliardi e mezzo che costituiscono il budget finanziario della sanità veneta. A metà ottobre invece, dopo una prova muscolare con le opposizioni che hanno messo in campo anche il “jolly”, ovvero la possibilità offerta dallo statuto - due volte soltanto nell’intera legislatura - di non avere i tempi contingentati, con 26 voti contro 21 è stata approvata la divisione del Veneto in nove Ulss, sette corrispondenti alle attuali province con in più l’Ulss Pedemontana e quella del Veneto orientale. Se a luglio le opposizioni erano riuscite ad ottenere dei contrappesi allo strapotere del supermanager (il dottor Domenico Mantoan), come il comitato dei direttori generali e il rafforzamento dei poteri ispettivi del Consiglio regionale, ad ottobre nessuna mediazione. E i giudizi delle opposizioni sono tutti negativi, con il Movimento 5 stelle che ha parlato di “spartizione politica sulla pelle dei Veneti”.
Su tutto la questione delle due Ulss non provinciali, quella che fa capo a Bassano e quella di San Donà. Se da un lato i 28 milioni di turisti che arrivano a Jesolo ogni anno possono far pensare a una necessità (anche se il problema si pone in maniera analoga per il Cadore, dove invece si è scelto l’accorpamento con Belluno), Bassano e la Pedemontana vicentina non paiono avere giustificazioni evidenti. Alcuni vi hanno letto un favore a due grandi elettori di Zaia: Nicola Finco e Gianluca Forcolin e un regolamento di conti verso il vecchio compagno di partito Flavio Tosi (a Verona avrebbero voluto mantenere una Ulss Gardesana).
Restano da approvare tutte le disposizioni operative: come funzioneranno le nuove Ulss? chi definirà le nuove linee guida? come si rapporteranno i megadistretti, corrispondenti alle vecchie Ulss, con l’Ulss gestita dal capoluogo? Tutte cose da decidere al più presto, perché dal 1° gennaio i direttori generali decadranno da commissari straordinari delle vecchie Ulss. In meno di due settimane tutto deve essere pronto e finora in Consiglio regionale la riforma non ha certo proceduto a passi lunghi e distesi.
Il fronte più critico sembra essere quello del territorio, dove gli interlocutori tradizionali delle Ulss, i sindaci, si troveranno, intruppati in Conferenze con quasi un centinaio di partecipanti, a prendere decisioni che ricadranno su quasi un milione di assistiti: queste infatti, tranne che per la Ulss Pedemontana e Veneto Orientale, saranno le dimensioni. Segnali positivi arrivano sul fronte degli appalti e degli acquisti. Le gare basate sulle mega Ulss in alcuni casi hanno consentito risparmi fino all’80 per cento sui costi, si è risparmiato pure sui costi dei dirigenti. Sono segnali però in chiaroscuro. Già il Cras, il Coordinamento regionale acquisti per la sanità riusciva a spuntare sconti notevoli, ma molte gare andavano deserte a causa dei prezzi troppo bassi e a volte si dovevano aprire procedure di conformità perché i prodotti erano scadenti.
Poco o niente si è recuperato dai tagli ai costi dei dirigenti, qualche milione che non ha assolutamente compensato l’esplosione dei costi dei farmaci antitumorali e di quelli per la terapia dell’epatite c. Fronte fermo anche sui dipendenti. La nuova organizzazione ha creato esuberi in alcune zone e carenze in altre, ma i dipendenti non si spostano da Chioggia a Belluno o viceversa con un ordine di servizio: per la riorganizzazione del personale spesso si deve attendere il naturale turnover.
Le Ulss non capoluogo, intanto, sono meno appetibili, le innovazioni non si fanno, i migliori dirigenti tendono a spostarsi al centro, convinti che là la loro posizione sarà più sicura e più gratificata.
Ferma al palo per ora la sanità territoriale, dalla medicina di gruppo agli ospedali di comunità. Questi ultimi dovevano liberare spazio e letti negli ospedali nella fase “postacuta” del malato e invece ancora non sono partiti. Anzi per autorizzarli la Regione chiede un equilibrio tra costi “cessanti” e costi “sorgenti”, ovvero tagli di posti letto e di reparti con cui finanziare gli ospedali di comunità, un meccanismo diabolico che di fatto ha provocato uno stallo nell’intera Regione.
Per Zaia ancora tanta strada davanti e non solo per far approvare la sua riforma, ma anche e soprattutto per applicarla concretamente.
Nell'edizione di domenica 23 ottobre ulteriori approfondimenti e l'intervista all'assessore Luca Coletto



