venerdì, 16 gennaio 2026
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Chiusura minorile di Treviso, parla il cappellano

“Tante difficoltà, ma dico grazie al volontariato. Ora guardiamo ai giovani sul territorio”

Dopo cinque anni di lavori, giovedì 8 gennaio è stato inaugurato il nuovo Ipm di Rovigo, che dovrebbe entrare in funzione entro un mese, e nel quale dovrebbero essere trasferiti i minorenni presenti nell’attuale struttura detentiva di Treviso, che sarà chiusa definitivamente nel corso di quest’anno. Finalmente!

L’Istituto penale per minorenni di Treviso per quasi quarant’anni è stato l’unico Istituto penitenziario del Triveneto, dove sono confluiti i minorenni e, malgrado la sua inadeguatezza dovuta ai pochi spazi disponibili, in questi decenni, è stato un prezioso luogo dove si sono realizzate tante iniziative volte alla rieducazione dei minorenni detenuti, che è stata possibile grazie al coinvolgimento di tanti enti e associazioni operanti nel territorio.

In questi ultimi otto anni e più, durante i quali ho svolto il servizio di cappellano, ho visto la grande abnegazione di tutti gli operatori dell’Ipm. Polizia penitenziaria, educatori, insegnanti, sanitari e psicologi, si sono prodigati per dare ai minorenni detenuti una speranza e anche una prospettiva di vita e fare dell’Istituto non semplicemente un luogo dove scontare una pena, ma un punto da dove ricostruire e ripartire.

Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la collaborazione del volontariato. Tante sono le iniziative e le attività che si sono potute concretizzare grazie alle associazioni e anche alle parrocchie del territorio. È grazie a loro che si sono trovate le risorse umane ed economiche per realizzare interventi a favore dei detenuti presenti in Ipm. E di questo dobbiamo ringraziare la Caritas diocesana, il Centro servizi volontariato, gli operatori della Cappellania penitenziaria, la Pastorale giovanile diocesana e i volontari dell’associazione Prima pietra e della Papa Giovanni XXIII. Senza dimenticare la fondazione Calvani, che per tanti anni ha sostenuto il progetto “Sport in Ipm” attuato durante il periodo estivo e che ha visto tanti giovani entrare nella struttura per giocare a calcio o altre discipline sportive.

Malgrado le enormi criticità riscontrate a Treviso, che sono la cruda realtà di tutti gli Istituti minorili in Italia e che si è tentato di mascherare con una serie televisiva, il bilancio (almeno per quanto riguarda l’aspetto umano) è senz’altro positivo. Pensiamo solamente all’opportunità che in questi anni è stata offerta a tantissimi giovani del territorio di vivere una esperienza all’interno dell’Istituto penale minorile, con il progetto Voci di dentro, voci di fuori, che ha visto il coinvolgimento di tanti Istituti superiori, l’iniziativa Starci dentro, volta all’animazione in carcere durante il periodo delle vacanze scolastiche e quello estivo, e che ha coinvolto gruppi parrocchiali, gli scout dell’Agesci, il mondo del volontariato in genere. Posso assicurare che queste iniziative sono state per i giovani detenuti un momento benefico e costruttivo, anche se a volte non lo hanno fatto intendere direttamente.

Ma ciò che ha coinvolto maggiormente la comunità trevigiana sono stati i tanti inserimenti, mediante permessi premio, di minorenni detenuti in Ipm in “attività di riparazione sociale” e svolti con attività di volontariato, nelle varie realtà del territorio. Tante parrocchie e associazioni hanno dato il loro sostegno per accogliere i giovani detenuti e far riscoprire loro quando siano belle le relazioni e anche il senso comunitario del servizio da loro svolto. In questo ambito, l’accompagnamento del cappellano e degli operatori pastorali è stato molto importante. È per questo che ringrazio le Cooperatrici pastorali e le Discepole del Vangelo che in questi anni si sono succedute, per assicurare la loro presenza discreta e anche prestare aiuto concreto nelle attività della Cappellania penitenziaria.

La presenza dell’Ipm ha offerto al territorio di Treviso la possibilità di esprimere le sue potenzialità e anche di mostrare la qualità del servizio di volontariato che viene svolto. La sua chiusura non deve essere considerata come i “titoli di coda”, ma deve segnare un nuovo inizio, perché si deve evidenziare un aspetto mai emerso in questi anni, durante i quali si parla di disagio giovanile e di “baby gang”. Molti minori che sono denunciati, non per questo entrano in carcere. La maggioranza di questi non ci entra, vuoi per la lievità del reato commesso e per il fatto che molto spesso il Giudice preferisce adottare misure alternative alla carcerazione. Di tutti questi minorenni che vivono nel nostro territorio (italiani con disagio in famiglia e anche minori stranieri di seconda e terza generazione nati in Italia), e dei quali si parla solamente quando ci sono eventi critici, la comunità può farsi carico, mettendo in campo quanto necessario per attuare serie politiche di integrazione e di consapevolezza, perché si tratta di cittadini e non di corpi estranei, dei quali parlare solo quando ci sono risse. Il volontariato ha ancora molto da fare in questo senso e la chiusura dell’Ipm ci offre questa opportunità.

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