Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo,...
Istituti superiori di Treviso, oltre le graduatorie: cosa raccontano davvero i dati
Le rilevazioni Eduscopio e i dati Invalsi offrono, oggi, strumenti utili per andare oltre le semplici graduatorie e osservare non solo gli esiti finali, ma anche la qualità dei percorsi. In questo quadro, il Collegio Vescovile Pio X di Treviso si distingue per una tenuta del percorso scolastico elevata, con una percentuale significativa di studenti che raggiunge il diploma nei tempi previsti e con un risultato medio superiore ai dati territoriali. Un dato che indica continuità educativa e capacità di accompagnamento lungo l’intero quinquennio della secondaria di secondo grado.
Nel confronto tra scuole superiori, si parla spesso di eccellenza e inclusione come se fossero obiettivi alternativi. I dati disponibili, però, raccontano una realtà più articolata: le scuole che ottengono risultati solidi nel tempo sono quelle capaci di coniugare rigore e accompagnamento educativo. “L’eccellenza – spiega la direttrice didattica del Collegio vescovile Pio X, Laura Catella -non si basa unicamente sulla selezione iniziale, ma richiede una definizione di obbiettivi chiari e la solidità della comunità educante nel fornire le competenze per raggiungerli”.
Per quanto riguarda il passaggio all’università, gli studenti del Pio X che si immatricolano in Italia mostrano una solida capacità di superare lo scoglio del primo anno, con risultati in linea o superiori alle medie territoriali in alcuni indirizzi. Va, inoltre, considerato che una parte dei diplomati intraprende percorsi universitari all’estero o ha tempi di scelta più articolati. Traiettorie che le rilevazioni statistiche non sempre intercettano, ma che incidono sul profilo complessivo degli esiti: gli studenti che proseguono gli studi all’estero, che nel caso del Pio X sono in numero significativo, vengono, infatti, registrati dalle indagini meramente quantitative come in abbandono scolastico.
I dati Invalsi delle classi quinte offrono un’ulteriore chiave di lettura. Al di là delle medie, la distribuzione degli studenti del Collegio nei livelli di apprendimento, evidenzia una quota quasi assente nelle fasce di maggiore fragilità, una presenza generalmente superiore alla media territoriale nella fascia di eccellenza e una fascia intermedia ampia e stabile. Questo indica una capacità diffusa di consolidamento degli apprendimenti e di riduzione della dispersione.
“Nel loro insieme – conclude Catella –, questi dati delineano un modello educativo che non punta alla selezione iniziale, ma alla crescita progressiva degli studenti. Un approccio esigente, che non abbassa gli standard, ma investe sull’accompagnamento e sulla responsabilità educativa. In questo senso, eccellenza e inclusione non sono obiettivi contrapposti, ma due dimensioni dello stesso impegno formativo”.



