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Caritas Siria è presente ad Hassake, dove sta allestendo dei centri di accoglienza per circa 700 persone ed ha distribuito acqua potabile a 500 famiglie in 14 centri. Da una prima valutazione emergono i seguenti bisogni: serbatoi di acqua per i centri di accoglienza, acqua potabile, cibo, materiale per igiene personale, latte per bambini, materassi, coperte, materiale sanitario.

L’Europa mette come gli struzzi la testa sotto la sabbia, le Nazioni Unite sono messe all’angolo, mentre la Turchia, con il sostegno incrociato di Stati Uniti e Russia, sta dando la caccia ai curdi e alla minoranza cristiana nel nord della Siria. E’ difficile capire come una potenza possa voltare la faccia a propri alleati fino a ieri, se non in forza di grossi interessi economici.

Nel pomeriggio di mercoledì è scattata l'operazione della Turchia contro le forze curde nel nord-est della Siria e contro i terroristi di Daesh. Erdogan l'ha chiamata "Fonte di pace" ma per l'arcivescovo greco-melkita di Aleppo, mons. Jeanbart "é  un’altra fonte di guerra di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ora si rischia un massacro. I curdi combatteranno fino allo stremo"

Sono passati dieci anni da quel tragico sabato 19 settembre 2009, quando nel tardo pomeriggio arrivò a Padova la drammatica notizia: don Ruggero Ruvoletto, missionario fidei donum a Manaus in Brasile era stato freddato da un sicario nel barrio di Santa Etelvina”. Collaborava anche con i missionari fidei donum trevigiani ed era loro amico. Il ricordo di don Lucio Nicoletto, ora fidei donum di Padova in Roraima.

Oltre 73mila fuochi nel solo Brasile, migliaia e migliaia di chilometri quadrati di foresta e savana andati distrutti, danni incalcolabili. Incendi in gran parte scatenati dall’uomo stanno distruggendo vaste zone del Sudamerica, soprattutto negli Stati brasiliani, ma anche in Bolivia e in Paraguay. Le testimonianze di mons. Mario Pasqualotto, vescovo ausiliare emerito di Manaus, di padre Sisto Magro, missionario del Pime, e di don Adalid Ordonez, sacerdote boliviano in servizio a Salzano

“Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto”. È l’appello del Papa, pronunciato dopo l’Angelus di ieri e a poco più di un mese dal primo Sinodo dei vescovi, da lui convocato, interamente dedicato alla regione così cruciale per la sostenibilità ambientale.

“Un cambiamento di paradigma politico”. È quanto l’attuale situazione di “caos climatico” sta chiedendo ai leader mondiali. Lo afferma Pasquale Ferrara, docente della Luiss e ambasciatore italiano in Algeria, a commento del G7 di Biarritz. “Non possiamo più limitare la nostra concezione di sicurezza a quella della sicurezza militare o alla sicurezza delle frontiere. Se non mettiamo mano a dei meccanismi che limitano l’influenza dell’attuale caos climatico - l’impatto cioè che il riscaldamento della terra ha sulla desertificazione, sulle risorse alimentari e idriche – non possiamo più essere sicuri”.

“È la fine del suo calvario” reagisce così il vescovo Bernard Ginoux di Montauban pochi minuti dopo la notizia della morte di Vincent Lambert, stamane presso il Centro ospedaliero di Reims, dopo dieci giorni in cui Lambert è stato lasciato senza cibo e senza acqua. “Questa morte è scandalosa perché non riconosce la vita che esiste” dice il vescovo.

Saltata la stagione delle piogge: donne e bambini soffrono la fame, gli uomini abbandonano i villaggi per portare le mandrie a Nord. Il 90% dei malnutriti non arriva in ospedale e senza l’acqua crescono le infezioni. Medici con l'Africa Cuamm lancia l'appello.

37.000 persone ogni giorno sono costrette a fuggire dalle proprie case. L’80% delle persone in fuga vive  in Paesi confinanti, quindi a medio o basso reddito. E' la Turchia ad accogliere il numero più elevato di rifugiati nel mondo (3,7 milioni), seguita dal Pakistan (1,4 milioni) e dall’Uganda (1,2 milioni). Il numero più elevato di domande d'asilo è stato presentato dai venezuelani. Sono i Global trends 2018 presentati a Roma dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

“Trattati da schiavi” è il titolo del dossier che Caritas italiana pubblica on line nella Giornata mondiale del rifugiato. Il testo analizza come le diseguaglianze e le ingiustizie a livello globale costringano le persone a fuggire dai propri territori, innescando meccanismi di sfruttamento e alimentando il fenomeno della tratta.

ta diventando incandescente il clima a Hong Kong dove oggi migliaia di manifestanti hanno cercato di impedire l'accesso alla sede del Parlamento nel quale si sarebbe dovuto votare per l'emendamento riguardante l'estradizione. La polizia ha usato idranti e spray al peperoncino contro la folla, ma intanto il voto è stato rinviato. Il capo della polizia ha definito "rivolta" gli scontri, ma il missionario considera che si tratti di "una forzatura" con gravi conseguenze: chi partecipa rischia fino a dieci anni di galera.

Non sono ancora chiare le modalità con le quali l’adolescente olandese ha posto fine alla sua esistenza. Rimangono la solitudine di una ragazzina che era già morta dentro, quello che appare come il fallimento della comunità clinica e l’orrore di una legge mascherata di falsa pietà. Per la neuropsichiatra del Bambino Gesù, le vittime di abuso non hanno necessariamente un destino segnato e una presa in carico integrale può aiutarle. La morte non è mai la soluzione.

Lunedì scorso, a poche ore dalla interruzione della nutrizione e idratazione artificiali che mantengono in vita questo uomo di 42 anni in stato vegetativo dal 2008, la Corte d’appello di Parigi, a cui si erano rivolti i genitori, ha ordinato la ripresa dei trattamenti.

L’annuncio è stato fatto da Stephan Posner e Stacy Cates-Carney, i due responsabili de L’Arche International: “Jean ci ha lasciati alla fine di una lunga vita di eccezionale fertilità. La sua comunità di Trosly, L’Arche, Fede e Luce, molti altri movimenti e migliaia di persone sono stati nutriti dalla sua parola e dal suo messaggio”.

La notizia di queste ore è che alti funzionari dell’intelligente srilankese avrebbero nascosto deliberatamente le informazioni sulla possibilità di un attacco terroristico. “E’ un fatto gravissimo – commenta al Sir il cardinale Ranjith -, vuol dire che il massacro poteva essere evitato”. Il suo appello alla comunità internazionale: "Non venga a mescolarsi alle politiche internazionali ma rispetti il nostro Paese e le nostre scelte. E ci aiuti dove è necessario".

Leader delle Chiese cristiane e delle diverse fedi religiose si stringono oggi, nel giorno del lutto nazionale, in solidarietà e profonda vicinanza con i cristiani dello Sri Lanka. Agli appelli e alle preghiere di Papa Francesco, si sono uniti in queste ore anche i Patriarchi di Costantinopoli e Mosca, l’arcivescovo di Canterbury, il Consiglio mondiale delle Chiese. Ma anche leader musulmani ed ebrei.

Francia colpita al cuore. Le fiamme divampate nella cattedrale Notre-Dame hanno distrutto in una notte il centro della cultura e della storia francese. Ma, come è sempre successo in questo Paese, anche recentemente con gli attacchi terroristici del 2015, il Paese non si è chinato. Ha alzato la testa e risvegliandosi all’alba di un giorno nuovo, ha chiesto di ricostruire quelle mura e quelle volte, unendosi nel dolore e nella speranza. È questa la lettura di mons. Matthieu Rougé, oggi vescovo di Nanterre. Raggiunto telefonicamente in questo comune francese situato nella banlieue nord-ovest di Parigi, racconta subito quanto sia personalmente legato alla cattedrale di Parigi dove è stato ordinato sacerdote e dove ha vissuto come sacerdote per 25 anni, segretario del card. Lustiger.

Non si poteva dare per scontato che il Presidente della Repubblica rinunciasse a un discorso particolarmente atteso a causa di un incendio alla cattedrale di Notre-Dame. Eppure, quando è stata annunciata la decisione di Emmanuel Macron, è sembrata ovvia.

Uno scenario molto complesso, che certamente non migliorerà la situazione dei diritti umani in un Paese dove l’autorità statale è una finzione e a molti fa comodo “sguazzare” nell’attuale status quo. Ma, anche, una situazione assai problematica per l’Italia, che si trova ai margini e senza alleati a fronteggiare una crisi in un Paese da sempre strategico. E’ il professor Renzo Guolo, trevigiano, docente di Sociologia della religione all’Università di Padova e grande esperto del mondo arabo, a delineare in questo modo la ripresa del conflitto interno, arrivato alle porte di Tripoli.

Il Cuamm continua a essere presente “sia dal punto di vista umanitario, con la distribuzione di kit alimentari a 150 famiglie e con la formazione di 200 operatori comunitari a cui si insegna a depurare l’acqua e a prevenire il colera, sia a livello medico. Siamo riusciti ad allestire a Beira quattro maternità con 18 ostetriche. Qui ci sono 20mila parti all’anno”.

Le Caritas dei tre paesi si sono prontamente mobilitate attraverso gli organismi nazionali, diocesani e le parrocchie. Gli aiuti economici raccolti verranno devoluti al CUAMM (medici con l’Africa) che contano su una rete ben organizzata nel territorio, in grado di fornire assistenza