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“È la fine del suo calvario” reagisce così il vescovo Bernard Ginoux di Montauban pochi minuti dopo la notizia della morte di Vincent Lambert, stamane presso il Centro ospedaliero di Reims, dopo dieci giorni in cui Lambert è stato lasciato senza cibo e senza acqua. “Questa morte è scandalosa perché non riconosce la vita che esiste” dice il vescovo.

Saltata la stagione delle piogge: donne e bambini soffrono la fame, gli uomini abbandonano i villaggi per portare le mandrie a Nord. Il 90% dei malnutriti non arriva in ospedale e senza l’acqua crescono le infezioni. Medici con l'Africa Cuamm lancia l'appello.

37.000 persone ogni giorno sono costrette a fuggire dalle proprie case. L’80% delle persone in fuga vive  in Paesi confinanti, quindi a medio o basso reddito. E' la Turchia ad accogliere il numero più elevato di rifugiati nel mondo (3,7 milioni), seguita dal Pakistan (1,4 milioni) e dall’Uganda (1,2 milioni). Il numero più elevato di domande d'asilo è stato presentato dai venezuelani. Sono i Global trends 2018 presentati a Roma dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

“Trattati da schiavi” è il titolo del dossier che Caritas italiana pubblica on line nella Giornata mondiale del rifugiato. Il testo analizza come le diseguaglianze e le ingiustizie a livello globale costringano le persone a fuggire dai propri territori, innescando meccanismi di sfruttamento e alimentando il fenomeno della tratta.

ta diventando incandescente il clima a Hong Kong dove oggi migliaia di manifestanti hanno cercato di impedire l'accesso alla sede del Parlamento nel quale si sarebbe dovuto votare per l'emendamento riguardante l'estradizione. La polizia ha usato idranti e spray al peperoncino contro la folla, ma intanto il voto è stato rinviato. Il capo della polizia ha definito "rivolta" gli scontri, ma il missionario considera che si tratti di "una forzatura" con gravi conseguenze: chi partecipa rischia fino a dieci anni di galera.

Non sono ancora chiare le modalità con le quali l’adolescente olandese ha posto fine alla sua esistenza. Rimangono la solitudine di una ragazzina che era già morta dentro, quello che appare come il fallimento della comunità clinica e l’orrore di una legge mascherata di falsa pietà. Per la neuropsichiatra del Bambino Gesù, le vittime di abuso non hanno necessariamente un destino segnato e una presa in carico integrale può aiutarle. La morte non è mai la soluzione.

Lunedì scorso, a poche ore dalla interruzione della nutrizione e idratazione artificiali che mantengono in vita questo uomo di 42 anni in stato vegetativo dal 2008, la Corte d’appello di Parigi, a cui si erano rivolti i genitori, ha ordinato la ripresa dei trattamenti.

L’annuncio è stato fatto da Stephan Posner e Stacy Cates-Carney, i due responsabili de L’Arche International: “Jean ci ha lasciati alla fine di una lunga vita di eccezionale fertilità. La sua comunità di Trosly, L’Arche, Fede e Luce, molti altri movimenti e migliaia di persone sono stati nutriti dalla sua parola e dal suo messaggio”.

La notizia di queste ore è che alti funzionari dell’intelligente srilankese avrebbero nascosto deliberatamente le informazioni sulla possibilità di un attacco terroristico. “E’ un fatto gravissimo – commenta al Sir il cardinale Ranjith -, vuol dire che il massacro poteva essere evitato”. Il suo appello alla comunità internazionale: "Non venga a mescolarsi alle politiche internazionali ma rispetti il nostro Paese e le nostre scelte. E ci aiuti dove è necessario".

Leader delle Chiese cristiane e delle diverse fedi religiose si stringono oggi, nel giorno del lutto nazionale, in solidarietà e profonda vicinanza con i cristiani dello Sri Lanka. Agli appelli e alle preghiere di Papa Francesco, si sono uniti in queste ore anche i Patriarchi di Costantinopoli e Mosca, l’arcivescovo di Canterbury, il Consiglio mondiale delle Chiese. Ma anche leader musulmani ed ebrei.

Francia colpita al cuore. Le fiamme divampate nella cattedrale Notre-Dame hanno distrutto in una notte il centro della cultura e della storia francese. Ma, come è sempre successo in questo Paese, anche recentemente con gli attacchi terroristici del 2015, il Paese non si è chinato. Ha alzato la testa e risvegliandosi all’alba di un giorno nuovo, ha chiesto di ricostruire quelle mura e quelle volte, unendosi nel dolore e nella speranza. È questa la lettura di mons. Matthieu Rougé, oggi vescovo di Nanterre. Raggiunto telefonicamente in questo comune francese situato nella banlieue nord-ovest di Parigi, racconta subito quanto sia personalmente legato alla cattedrale di Parigi dove è stato ordinato sacerdote e dove ha vissuto come sacerdote per 25 anni, segretario del card. Lustiger.

Non si poteva dare per scontato che il Presidente della Repubblica rinunciasse a un discorso particolarmente atteso a causa di un incendio alla cattedrale di Notre-Dame. Eppure, quando è stata annunciata la decisione di Emmanuel Macron, è sembrata ovvia.

Uno scenario molto complesso, che certamente non migliorerà la situazione dei diritti umani in un Paese dove l’autorità statale è una finzione e a molti fa comodo “sguazzare” nell’attuale status quo. Ma, anche, una situazione assai problematica per l’Italia, che si trova ai margini e senza alleati a fronteggiare una crisi in un Paese da sempre strategico. E’ il professor Renzo Guolo, trevigiano, docente di Sociologia della religione all’Università di Padova e grande esperto del mondo arabo, a delineare in questo modo la ripresa del conflitto interno, arrivato alle porte di Tripoli.

Il Cuamm continua a essere presente “sia dal punto di vista umanitario, con la distribuzione di kit alimentari a 150 famiglie e con la formazione di 200 operatori comunitari a cui si insegna a depurare l’acqua e a prevenire il colera, sia a livello medico. Siamo riusciti ad allestire a Beira quattro maternità con 18 ostetriche. Qui ci sono 20mila parti all’anno”.

Le Caritas dei tre paesi si sono prontamente mobilitate attraverso gli organismi nazionali, diocesani e le parrocchie. Gli aiuti economici raccolti verranno devoluti al CUAMM (medici con l’Africa) che contano su una rete ben organizzata nel territorio, in grado di fornire assistenza

“La situazione è gravissima, sia dal punto di vista umanitario che medico”. Da Beira, epicentro dell’inondazione che ha colpito il Mozambico, arriva la voce del dottor Giovanni Putoto, responsabile programmazione del Cuamm - Medici con l’Africa. Il medico, originario di Spresiano, è volato nel Paese africano, dove l’ong è attiva da vent’anni. Così spiega la situazione: “Le vittime ufficiali sono circa 450, ma in realtà, l’acqua sta portando cadaveri ovunque, le cifre sono sicuramente maggiori. Le persone coinvolte sono oltre 800mila".

Drammatica è la relazione inviata da Fabrizio Graglia, direttore generale dell’associazione Esmabama e partner a Beira del Cesvitem: “Questo ciclone ha lascito dietro di sé morte e distruzione. Le scuole, il nostro ufficio, gli ospedali che sono rimasti in piedi sono diventati rifugio di centinaia di famiglie che hanno perso tutto".

Il responsabile della programmazione di Medici con l’Africa Cuamm, conferma la situazione di grave emergenza: "Sono arrivato da un giorno a Beira in Mozambico, la città colpita dal ciclone Idai. Al momento sono oltre 40 i centri di raccolta degli sfollati concentrati nella città di Beira, per oltre 40.000 persone.

La rappresentante nel Paese africano dell'Ong rivela: "Circolano molte foto aeree, di zone interne, rurali, nelle quali non si riesce ad arrivare, soprattutto nel distretto di Buzi, non sappiamo nulla della situazione. Si vedono persone che hanno cercato rifugio sui tetti, ma tutto intorno è un mare di fango. Sappiamo, però, che è in corso un esodo, che tantissime persone, rimaste senza nulla, stanno cercando di raggiungere Beira a piedi. Le autorità stanno cercando di allestire delle tendopoli nelle poche zone asciutte, per evitare che arrivino tutti in una città che è già in ginocchio, dove è altissimo il rischio che si diffondano epidemie di morbillo, colera, virus intestinali”.

"La situazione rimane tragica, l’emergenza è ancora nella sua fase più acuta, nonostante sia passato qualche giorno – spiega Giovanna De Meneghi –. È stata appena dichiarata oggi, 20 marzo, l’emergenza nazionale e tre giorni di lutto in tutto il Paese. Continua a piovere e c’è il codice rosso di emergenza per le piene, che potrebbero innalzare ulteriormente i livelli di acqua nei distretti limitrofi a Beira".

Un appello ad "offrire soluzioni concrete e reali" per vincere "la battaglia contro la fame e la povertà". A lanciarlo alla comunità internazionale è il Papa, nel discorso al Consiglio dei Governatori dell'Ifad, pronunciato nella sede romana della Fao. Francesco esorta a promuovere il protagonismo delle popolazioni rurali e indigene, attraverso un "meticciato culturale".

È una nuova frontiera quella delle malattie croniche in Africa ed è una sfida che Medici con l’Africa Cuamm ha accettato. Di questo si occuperà Laura Nollino, 39 anni, endocrinologa, originaria di Como, ma al lavoro a all’ospedale Ca’ Foncello.

L'Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, non si stanca di denunciare l'allarmante impennata di morti nel Mediterraneo, almeno 2.275 nel 2018, nonostante i numeri degli arrivi totali in Europa siano calati: 139.000. È la Spagna, con oltre 62.000 ingressi (via mare e via terra) ad avere i numeri più alti, seguita dalla Grecia (32.500 persone) e da Bosnia Erzegovina (24.000). In Italia ne sono entrati 23.400.

In un situazione nella quale ci sono centinaia di giovani incarcerati e torturati, centinaia di prigionieri politici e la maggioranza di leader dell’opposizione impedita ad esercitare il proprio ruolo politico, la Chiesa in Venezuela ha assunto il suo ruolo profetico.