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Dal 6 al 15 agosto i cattolici di tutto il Giappone saranno uniti nella preghiera per la pace, in memoria del 75° anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki che ricorre rispettivamente il 6 e il 9 agosto. Ancora oggi – racconta l’arcivescovo di Nagasaki, mons. Joseph Mitsuaki Takami, presidente della Conferenza episcopale giapponese - il Giappone fa i conti con gli effetti delle radiazioni ma “il danno più grave di quella tragedia non sono né la distruzione di due intere città, né le malattie e le disabilità. È la perdita di fiducia nell'umanità dopo aver sperimentato la cattiveria dell’animo umano” .

“Preghiamo per le vittime e i loro familiari, e per il Libano, perché con l’impegno di tutte le componenti politiche, sociali e religiose possa affrontare questo momento così tragico e doloroso e con l’aiuto della comunità internazionale possa superare la grave crisi che sta attraversando”. Lo ha detto Papa Francesco, al termine dell’udienza del mercoledì, tenuta a distanza, dopo la pausa di luglio, dal Palazzo apostolico.

È la testimonianza da Beirut di Anna Maria Ward, italiana, moglie dello stilista Tony Ward, da 25 anni in Libano. Sebbene abiti nella zona cristiana di Ashrasieh, distante dal porto 5/6 chilometri, per fortuna ieri al momento della esplosione non era in casa ma in una zona più lontana, verso l’aeroporto. “Abbiamo sentito come un terremoto”, racconta. 

Colloquio a tutto campo con il presidente dell'Europarlamento: il Recovery Fund, i fondi all'Italia, soprattutto la necessità di rispondere alle esigenze primarie di cittadini, famiglie, imprese.  Ma, dice, "l'Europa non è un bancomat". Dopo il summit, che ha varato il piano da 750 miliardi, ora "occorre orientare le nostre scelte verso nuovi modelli di sostenibilità ambientale, sociale ed economica".

Lo scoppio dell’ennesima crisi politica a Tunisi era nell’aria, ed è effetto di una disillusione dell’elettorato, soprattutto giovane, mai recuperato dopo la primavera del 2011, e delle proteste per «fame», che già a fine maggio hanno visto marciare nelle piazze di Gafsa, Hajeb El Ayoun, Sidi Bouzid, Kasserine, Tozeur, migliaia di giovani rimasti ai margini di una rivoluzione che con la cacciata di Ben Ali ha portato la libertà, ma non il benessere.

Trattative prolungate e spigolose a Bruxelles: la politica richiede tempo, pazienza, diplomazia. Il premier italiano dichiara di portare a casa fondi per far ripartire il Paese. Al contempo si rafforza la politica economica comunitaria, tra "freno d'emergenza", "rebate" e necessità di riforme. Il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, commenta: “l'Europa è più forte delle proprie divisioni”. E l'Italia ha una nuova buona occasione da mettere a frutto.

Il termine viene usato spesso e probabilmente in molti casi abusato nella cronaca degli eventi comunitari, e tuttavia dopo questi quattro giorni e quattro notti di negoziato al Consiglio europeo non è retorico. La novità sta sia nel modo in cui viene finanziato, sia nel modo in cui si spenderanno i soldi. Cominciamo da quest’ultimo aspetto: i soldi saranno spesi per programmi pubblici volti a permettere un più rapido e profondo recupero dai danni economici e sociali causati dall’epidemia di Covid-19.

Fondazione AVSI, Medici con l’Africa Cuamm e VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, avviano una nuova collaborazione con Eni e Politecnico di Milano per favorire sia campagne informative, sia la promozione di tutorial e schede tecniche per la realizzazione di dispositivi di protezione individuale nei contesti rurali e periurbani dei Paesi in via di sviluppo allo scopo di prevenire la diffusione della pandemia da Covid-19.

“Stiamo vivendo due tragedie contemporaneamente: malattia e disoccupazione; e tutto con l’assurda complicazione della crisi politica”. Divampa in Brasile il contagio di Covid-19, dalle grandi metropoli di San Paolo e Rio, al popoloso Nordest, fino alla zona amazzonica: quasi 800mila contagi e 39mila morti, secondo i dati più aggiornati. L’allarme arriva dal Nordest e precisamente da padre Erminio Canova, da molti anni missionario fidei donum, della diocesi di Treviso, a Recife, capitale dello Stato del Pernambuco.

Lunedì sera davanti al Lafayette Park, sullo sfondo della Casa Bianca, sono sfilate centinaia di persone. Stavolta però non erano giovani con pugni alzati, ma piuttosto religiosi e religiose, sacerdoti, laici e i due vescovi ausiliari di Washington. A Boston, il cardinale Sean P. O’Malley ha chiesto che in tutte le parrocchie si leggesse la sua lettera dove il razzismo viene definito una “malattia sociale e spirituale che uccide le persone”.

La morte di George Floyd, un afroamericano disarmato ucciso, una settimana fa dalla polizia durante un arresto a Minneapolis, ha riacceso una conversazione secolare e mai sopita sul razzismo in America. Dilagano le manifestazioni pacifiche e le proteste violentissime. Nella nazione in cui gli afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere fermati dalla polizia e ricercati e dove 1 su mille rischia di essere ucciso, sette vescovi statunitensi, a capo di altrettante Commissioni nella Conferenza episcopale, ricordano che il razzismo "è un pericolo reale e presente che deve essere affrontato frontalmente".

“Difficile dire come stanno affrontando questa situazione - dice Lella Vettori, di Casale sul Sile, da molti anni impegnata nell’associazione «Kinder in Not, bimbi in emergenza» - ma da alcune notizie che abbiamo molti spariscono, probabilmente muoiono per il coronavirus. E del resto sono persone debolissime, con i polmoni devastati dalla colla che sniffano, spesso sieropositivi”.

Il 9 maggio ricorre il 70° anniversario della Dichiarazione Schuman, che fu alla base della creazione della Ceca e poi della Cee. Si trattava di ridare la pace al vecchio continente reduce da due guerre mondiali. L’idea di fondo, spiega lo storico Guido Formigoni, era che "nessuno Stato europeo poteva pensare, nel nuovo mondo dei giganti, di affermare da solo i propri interessi". 

Grazie alla fratellanza con Caritas tarvisina e alle informazioni provenienti dall’Italia, ancora prima della proclamazione dello stato di emergenza in Serbia, Caritas Valjevo ha organizzato il proprio lavoro secondo le raccomandazioni e le misure di protezione per contrastare la diffusione del virus. Il servizio di assistenza domiciliare ad adulti, anziani e persone con disabilità mentali e intellettuali, diventa ancora più importante per via del divieto di movimento delle persone di età superiore ai 65 anni.

Nella capitale dell'Amazzonia brasiliana, legata a Treviso da molti anni per il gemellaggio missionario, la situazione per il contagio del Covid-19 è fuori controllo. Lo conferma l'arcivescovo, dom Leonardo Steiner, che ringrazia i sacerdoti della nostra diocesi: "Quando sarà possibile, verrò a Treviso a conoscere mons. Tomasi".

Intervista a Martino Criveller, di Conscio, che dal 2014 vive nella popolosa città. Qui il lockdown è stato fatto a intermittenza, soprattutto a causa del rientro degli studenti dall’Europa. Braccialetto per chi ritorna e app per isolare i contatti. Così si convive con il virus.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi), la più importante istituzione economica del pianeta, ha sfornato i primi dati ufficiali dell'effetto del Covid-19 sull'economia nel 2020. Le cifre sono sconvolgenti: l'economia mondiale quest'anno di contrarrà del 3 per cento, una dimensione che supera abbondantemente il -0,6 del post crisi Lehman Brothers nel 2009. In Italia il calo potrebbe addirittura essere del 9 per cento.

Racconta il missionario fidei donum: "Ci sono state polemiche a non finire per l’ospedale da 400 posti voluto dal governatore, rimasto a lungo chiuso, e per i centri medici di campagna, voluti dal sindaco e gestiti dalla Samel, un’impresa privata. Stanno allestendo dei container frigo all’ospedale Joao Lucio per la gestione dei cadaveri, sono girati video con morti nei sacchi vicino ai vivi nelle stesse stanze e corsie". 

Beppe Pedron, trevigiano, referente di Caritas Italiana per l’Asia meridionale spiega così il fatto che nell’area, una delle più densamente popolate del mondo, il Covid-19 abbia fino fatto sentire i suoi effetti in maniera meno forte rispetto ad altri contesti. Preoccupazione per i più poveri in India e per la precaria della situazione sanitaria in Bangladesh, Nepal e alcuni Paesi dell'Indocina.

Quali sono i segni della Pasqua che abbiamo intravisto e vissuto durante questa Quaresima dolorosa? Abbiamo visto e ammirato l’impegno dei medici, infermieri e molti altri che hanno messo in gioco la propria vita per salvare la vita degli altri. Alcuni di loro li abbiamo visti morire. In questa Quaresima siamo stati testimoni della “verità” del mistero della Pasqua.

"Quello che è successo non suona bene", racconta Marco Dolcinelli, veronese emigrato a Budapest -: il Governo a metà marzo aveva già dichiarato lo stato di emergenza. Questo gli consentiva di prendere misure straordinarie”. Solo propaganda o volontà di approfittarsi della situazione?

 Questi sono giorni tristi per la nostra gente, abituata a vivere nelle chiese e comunità in forma più intensa. Per certi versi, anche se non mancano le proposte di preghiera, attraverso i mezzi di comunicazione, con un ritorno alla preghiera in casa e personale, di fatto mancano le relazioni comunitarie.

Sarà comunque Pasqua perché, “dove c’è carità e amore, lì c’è Dio”. Sarà comunque Pasqua, perché sono tante le iniziative di solidarietà messe in atto in questo tempo, qui nelle comunità dove viviamo, per sostenere le famiglie più in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus.