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La Turchia è, insieme alla Russia, sempre più protagonista della crisi libica. Questo lo scenario che emerge dopo il vertice del 9 gennaio tra il presidente turco Erdogan e quello russo Putin a Istanbul, nel quale i due leader si sono accordati su una proposta di cessate il fuoco tra le forze del generale Haftar e del premier libico Al Serraj a partire dalla mezzanotte del 12 gennaio. Tuttavia, anche se la tregua sembra reggere, Tripoli resta una città sospesa.

I nostri conterranei in Australia ci parlano di situazioni gravissime, di fumo che toglie il respiro e che intossica, di fuochi senza controllo che divorano ogni cosa e di persone talvolta intrappolate, che rischiano di morire bruciate; in qualche caso è successo. Una situazione drammatica i cui segni rimarranno nell’ambiente e nelle persone.

Rispettare il dialogo e la legalità internazionale: è l'appello del Papa per evitare una escalation nella crisi tra Usa e Iran, al centro del suo settimo discorso per il Corpo diplomatico, articolato a 360 gradi, ripercorrendo idealmente i suoi viaggi internazionali nel 2019. Giovani, abusi, ambiente, dialogo, disarmo nucleare, migrazioni tra i temi del discorso. Oltre ai conflitti in Siria, Libia, Medio Oriente e America latina, molto spazio ad Europa e Africa.

"Avevamo paura di rientrare, ma siamo partiti e abbiamo superato tutti i check point senza grande difficoltà. Passando anche davanti all’aeroporto abbiamo visto transitare le altre auto in modo tranquillo. I missili iraniani hanno colpito una zona non abitata, a 50 km dall’aeroporto. La base americana non pare colpita, perché come ho detto i missili sono caduti lontani dall’aeroporto", dice il monaco Wisam.

Il cardinale si è rivolto “alle persone sagge di tutto il mondo perché evitino questa eruzione, poiché saranno le persone innocenti il carburante di questo fuoco”. Dal patriarca anche un pressante appello alla preghiera a cristiani e musulmani “affinché i responsabili delle decisioni agiscano saggiamente e valutino attentamente le conseguenze delle loro strategie”.

“Un atto di guerra che avrà serie ripercussioni in tutta l’area mediorientale e che coinvolgerà sia Israele, quale potenziale target di vendetta iraniana che tutta la comunità internazionale, Europa in testa. Quest’ultima priva di qualsiasi strumento sia diplomatico che militare utile a contare qualcosa”. Non usa giri di parole il generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico dello Iai (Istituto affari internazionali, www.iai.it), per commentare al Sir l’uccisione del generale iraniano.

Secondo i dati raccolti da Fides, nel corso dell’anno 2019 sono stati uccisi per la maggior parte sacerdoti: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica.

Coinvolti Kenya, Sud Sudan, Somalia. Si contano oltre 200 morti e secondo un recente bollettino dell’agenzia dell’Onu Ocha1, le persone colpite erano già 2.5 milioni a fine ottobre, causando sfollati, danni infrastrutturali a case, strade, ponti, perdita di colture, bestiame e proprietà. Appello Caritas.

“Il negoziato di questi giorni - spiega Matteo Mascia, responsabile del progetto Etica e politiche ambientali della fondazione Lanza di Padova - ha risentito del clima internazionale, delle guerre commerciali tra Usa, Cina e la stessa Europa. Si è affievolita l’idea di un impegno comune dei vari Paesi, e questo rende tutto più complicato, con progressi piccoli e contraddittori”.

A circa dieci giorni dal sisma del 26 novembre scorso, che ha provocato 51 morti e circa 2.000 feriti, in Albania si comincia a fare la conta dei danni. Fonti del Governo parlano di “gravi danni” a circa 900 edifici a Durazzo e oltre 1.465 nella capitale Tirana. Danni e crolli, da quantificare, si registrano a Thumane, Kruje, Lezhe, Scutari, Lac, Lushnje e Fier. La Caritas tarvisina è in collegamento con Caritas italiana.

Ha scritto Francesco: "Dobbiamo cogliere questa occasione per azioni responsabili nel campo economico, tecnologico, sociale ed educativo, sapendo molto bene come le nostre azioni siano interdipendenti”. Conclude Francesco: “Non dobbiamo scaricare sulle nuove generazioni il peso dei problemi causati dalle generazioni precedenti".

Continua a tremare la terra in Albania dove nelle ultime 24 ore si sono susseguite oltre 500 scosse, dopo quella di ieri che ha provocato morti e danni a Durazzo e Thumana. I morti sono 29, ma il bilancio è destinato a salire. Da Tirana la testimonianza di Ettore Fusaro, di Caritas Italiana, che supporta Caritas Albania in queste prime ore di emergenza e soccorso. Oggi giornata di lutto nazionale.

È stata una vera e propria esecuzione quella che ha posto fine, oggi, alla vita di padre Ibrahim (Hovsep) Hanna, parroco armeno-cattolico di san Giuseppe, la cattedrale di Qamishli. Il sacerdote è stato freddato da due uomini insieme a suo padre che era in macchina con lui.

L’ultimo aggiornamento delle Nazioni Unite stima che il numero di sfollati abbia raggiunto quota 176.400, di cui almeno 74.000 bambini, Caritas Siria è quotidianamente impegnata in numerose attività che possono essere appoggiate anche da Treviso.

Caritas Siria è presente ad Hassake, dove sta allestendo dei centri di accoglienza per circa 700 persone ed ha distribuito acqua potabile a 500 famiglie in 14 centri. Da una prima valutazione emergono i seguenti bisogni: serbatoi di acqua per i centri di accoglienza, acqua potabile, cibo, materiale per igiene personale, latte per bambini, materassi, coperte, materiale sanitario.

L’Europa mette come gli struzzi la testa sotto la sabbia, le Nazioni Unite sono messe all’angolo, mentre la Turchia, con il sostegno incrociato di Stati Uniti e Russia, sta dando la caccia ai curdi e alla minoranza cristiana nel nord della Siria. E’ difficile capire come una potenza possa voltare la faccia a propri alleati fino a ieri, se non in forza di grossi interessi economici.

Nel pomeriggio di mercoledì è scattata l'operazione della Turchia contro le forze curde nel nord-est della Siria e contro i terroristi di Daesh. Erdogan l'ha chiamata "Fonte di pace" ma per l'arcivescovo greco-melkita di Aleppo, mons. Jeanbart "é  un’altra fonte di guerra di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ora si rischia un massacro. I curdi combatteranno fino allo stremo"

Sono passati dieci anni da quel tragico sabato 19 settembre 2009, quando nel tardo pomeriggio arrivò a Padova la drammatica notizia: don Ruggero Ruvoletto, missionario fidei donum a Manaus in Brasile era stato freddato da un sicario nel barrio di Santa Etelvina”. Collaborava anche con i missionari fidei donum trevigiani ed era loro amico. Il ricordo di don Lucio Nicoletto, ora fidei donum di Padova in Roraima.

Oltre 73mila fuochi nel solo Brasile, migliaia e migliaia di chilometri quadrati di foresta e savana andati distrutti, danni incalcolabili. Incendi in gran parte scatenati dall’uomo stanno distruggendo vaste zone del Sudamerica, soprattutto negli Stati brasiliani, ma anche in Bolivia e in Paraguay. Le testimonianze di mons. Mario Pasqualotto, vescovo ausiliare emerito di Manaus, di padre Sisto Magro, missionario del Pime, e di don Adalid Ordonez, sacerdote boliviano in servizio a Salzano

“Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto”. È l’appello del Papa, pronunciato dopo l’Angelus di ieri e a poco più di un mese dal primo Sinodo dei vescovi, da lui convocato, interamente dedicato alla regione così cruciale per la sostenibilità ambientale.

“Un cambiamento di paradigma politico”. È quanto l’attuale situazione di “caos climatico” sta chiedendo ai leader mondiali. Lo afferma Pasquale Ferrara, docente della Luiss e ambasciatore italiano in Algeria, a commento del G7 di Biarritz. “Non possiamo più limitare la nostra concezione di sicurezza a quella della sicurezza militare o alla sicurezza delle frontiere. Se non mettiamo mano a dei meccanismi che limitano l’influenza dell’attuale caos climatico - l’impatto cioè che il riscaldamento della terra ha sulla desertificazione, sulle risorse alimentari e idriche – non possiamo più essere sicuri”.

“È la fine del suo calvario” reagisce così il vescovo Bernard Ginoux di Montauban pochi minuti dopo la notizia della morte di Vincent Lambert, stamane presso il Centro ospedaliero di Reims, dopo dieci giorni in cui Lambert è stato lasciato senza cibo e senza acqua. “Questa morte è scandalosa perché non riconosce la vita che esiste” dice il vescovo.