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Diesel Euro5: la Regione vuole rinviare il blocco

Stefani annuncia il rinvio del blocco dei diesel Euro5, previsto nelle città sopra i 100mila abitanti a partire dal 1° ottobre 2026. Plaude Confartigianato Imprese Veneto, dura critica da Legambiente: “un errore”

Venerdì 31 luglio la Giunta regionale ha approvato una delibera che introduce interventi legati all’applicazione delle norme nazionali sulla qualità dell’aria e alle limitazioni della circolazione stradale. II provvedimento dà attuazione al decreto-legge n. 73 del 2025 e passa ora all’esame del Consiglio regionale, chiamato a proseguire l’iter legislativo. Il presidente Alberto Stefani ha dunque annunciato lo scorso 5 agosto che la Regione farà il possibile per sospendere il blocco delle auto diesel Euro 5, previsto dall’1 ottobre 2026.

La normativa, che in origine riguardava le città sopra i 30mila abitanti, riguarda ora le città sopra i 100mila (in Veneto dunque a Padova, Vicenza, Verona e Venezia); lo stop entrerebbe in vigore nei giorni di allerta arancione e rossa per inquinamento dell’aria (si parla dunque di relativamente pochi giorni l’anno). “L’ambiente in cui viviamo va difeso con forza, ma anche con ragionevolezza, e i costi della transizione ecologica non possono essere a carico delle famiglie e dei lavoratori” ha detto il presidente Stefani. “Per questo abbiamo studiato una serie di soluzioni alternative che consentano di scongiurare il blocco dei veicoli diesel Euro 5, pur tutelando la qualità dell’aria che respiriamo. L’idea è di affiancare alcune misure compensative al provvedimento di cancellazione del blocco. Secondo le stime – spiega il presidente – gli effetti sull’ambiente sarebbero persino superiori a quelli attesi dallo stop dei mezzi”.

Tali misure, segnala la nota della Giunta regionale, potrebbero prevedere anche l’anticipazione del bando per la trasformazione dei veicoli diesel Euro 5 in Dual Fuel e, in caso di allerta PM10 arancione o rossa, il ricorso allo smart working a favore dei dipendenti degli enti pubblici, eccetto coloro che esercitano funzioni da svolgere necessariamente in presenza.

Confartigianato esprime apprezzamento per l’iniziativa della Regione, condividendo alcune stime sulla base dei dati Aci: “in Veneto circolano circa 325.000 autovetture diesel Euro 5. Nei quattro capoluoghi regionali con più di 100.000 abitanti — Venezia, Padova, Verona e Vicenza — sarebbero circa 37.000 le vetture direttamente interessate. A questi numeri vanno aggiunti gli effetti sugli spostamenti provenienti dai comuni limitrofi e sugli eventuali veicoli commerciali coinvolti nelle limitazioni” spiegano in una nota da Confartigianato Imprese Veneto. “La Federazione autoriparazione sottolinea la necessità di superare un approccio basato esclusivamente sulla classe di omologazione dei veicoli, valorizzando invece le emissioni effettive e la corretta manutenzione e il ruolo delle oltre 7.500 officine del Veneto nella transizione ecologica”.

Dura invece la critica da parte di Legambiente Veneto, che intravede nella mossa della Regione un passo indietro rispetto al provvedimento che nel 2017 la stessa Regione aveva promosso con la firma dell’Accordo di Bacino Padano, e anche rispetto all’abbassamento delle polveri sottili registrato nel 2025, sia nei valori medi che nel numero di superamenti dei valori limite diurni. Di più: per l’associazione ambientalista sarebbe “un vero e proprio errore sulla strada che conduce a un’aria più sana per i suoi cittadini”. Ciò in considerazione anche del fatto che nel 2030 entreranno in vigore gli standard di qualità dell’aria definiti dall’Unione Europea, che sono più elevati degli attuali (per quanto ancora lontani da ciò che l’Organizzazione mondiale della sanità riterrebbe ottimale) e che spetterà alle Regioni dover raggiungere attraverso provvedimenti propri. Bene quindi la ricerca di ulteriori strategie per migliorare la qualità dell’aria, come quelle proposte da Stefani, ma per Legambiente Veneto sono tutti tasselli importanti.

Inoltre, nota il presidente Luigi Lazzaro, “se questo provvedimento verrà confermato così come proposto, sarà un vero scivolone che oltre a rallentare il positivo percorso finora intrapreso, favorisce senza motivo i possessori di Euro5 e si prende gioco di chi, prima di loro, ha invece rottamato il proprio veicolo e speso denaro per un nuovo mezzo meno inquinante, nel rispetto della legge e della salute. Una decisione iniqua che divarica le disuguaglianze anziché ridurle”.

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