martedì, 22 settembre 2026
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Sicurezza: allarme per l’ennesima tragedia in cantiere

Un giovane operaio 19enne è morto ieri dopo due giorni di agonia, in seguito alla caduta dal tetto di una fabbrica di Motta di Livenza dove stava eseguendo una ricognizione per la ditta per la quale lavorava. Da più parti, Cisl e Confartigianato in testa, arriva il monito: “E’ urgente fare qualcosa in materia di sicurezza sul lavoro”.

La posizione di Cisl

Tragedia sul lavoro a Motta di Livenza, Cisl e Filca Belluno Treviso dichiarano: “La sicurezza dev’essere una priorità per tutti, impegno collettivo e concreto non più rinviabile, il prefetto convochi un incontro urgente”.

“Di fronte alla morte di un ragazzo di 19 anni vogliamo prima di tutto esprimere il nostro profondo cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone che gli erano vicine. Quella di Kujtim Osmani è una tragedia che ci impone ancora una volta di interrogarci su quanto e cosa sia necessario fare per prevenire gli infortuni e proteggere i lavoratori e le lavoratrici, nella convinzione che la sicurezza sia sempre e comunque una responsabilità collettiva”. Lo sostiene Massimiliano Paglini, reggente di Cisl Belluno Treviso, all’indomani della morte, dopo due giorni di agonia, del giovane operaio precipitato dal tetto di un capannone a Motta di Livenza. “Non ci sono più giustificazioni – incalza Paglini – la sicurezza sul lavoro deve rappresentare la priorità assoluta da parte di tutti: istituzioni, parti sociali, imprese e lavoratori, in un impegno collettivo e concreto non più rinviabile”.

Una riflessione che trova conferma dai dati sugli infortuni mortali del 2026: l‘ultima rilevazione Inail pone la provincia di Treviso al primo posto in Veneto per numero di decessi sul lavoro da gennaio a luglio, con 15 vittime, seguita da Padova (13), Venezia (11) Verona (10), Vicenza (9), Belluno (5), Rovigo (3). Un triste primato, numeri dietro ai quali si celano vite, volti, storie, e ai quali vanno aggiunti i nomi di Kujtim Osmani e di Livio Baldin, morto lo scorso 10 settembre schiacciato da un muletto mentre lavorava nell’area De’ Longhi, per un totale di 17 vittime sul lavoro in 9 mesi nella Marca.

“Sono numeri tanto reali quanto inaccettabili – afferma Paglini –, come Cisl chiederemo un incontro urgente al prefetto per mettere in campo tutte le azioni necessarie per fermare questo stillicidio: potenziamento dei controlli, investimenti per la formazione e la prevenzione, lotta all’irregolarità e alle precarietà del lavoro, che sono condizioni che mettono a rischio i lavoratori. Solo una cultura della sicurezza diffusa costituisce la premessa per attenuare questa escalation di vittime e incidenti”.

Nette anche le parole di Francesco Orrù, reggente di Filca Cisl Belluno Treviso, la Federazione dell’edilizia, del legno e delle costruzioni: “Aspettiamo che gli accertamenti facciano piena luce sulla dinamica dell’incidente e sulle condizioni di sicurezza presenti in cantiere - dichiara Orrù - ma questa ennesima tragedia ci ricorda che sulla sicurezza non può esserci alcuna tolleranza. Quando si sale su un tetto o si lavora in quota, non ci possono essere sottovalutazioni del rischio: bisogna essere adeguatamente formati e utilizzare correttamente tutti i dispositivi di protezione previsti”.

Sul tema di prevenzione e informazione, proprio la Filca 5 anni fa ha avviato il progetto “Un segnale per la vita”, che consente di denunciare in maniera anonima, via whatsapp (al numero 329 8750902) e sul sito www.filcaveneto.it, situazioni di irregolarità e insicurezza nei cantieri e nelle aziende dell’edilizia. Dalla provincia di Treviso arrivano ogni anno mediamente 50 segnalazioni, facendo emergere situazioni di irregolarità nella formazione, nell’applicazione dei contratti e nell’eccessivo ricorso degli straordinari, ma anche la presenza di lavoratori in nero, l’utilizzo di attrezzature e mezzi vetusti e pericolosi come ponteggi e impalcature instabili o troppo vecchie.

Il punto di vista del Mandamento Confartigianato di Treviso

“La sicurezza non si fa con le carte, o quanto meno non solo attraverso i documenti scritti” - ha dichiarato Flavio Romanello, presidente di Confartigianato Imprese Treviso. “È frustante per me e per la categoria che rappresento, degli imprenditori artigiani, venire a conoscenza dell’ondata di gravi infortuni sul lavoro successi negli ultimi giorni nella Marca trevigiana. L’ultimo grave incidente sul lavoro è accaduto sabato scorso a Motta di Livenza, dove un operaio 19enne cadendo dal tetto di un capannone da un’altezza di 7 metri. Frastornato si dice Roberto Toigo, segretario generale di Uil Veneto. Frastornati siamo anche tutti noi, tutti quelli che come me e gli artigiani che rappresento mettono al primo posto la tutela della persona. Un ragazzo di 19 anni che il sabato mattina va al lavoro è una perla preziosa che va tutelata e protetta”.

“Come Confartigianato, posso garantire che negli ultimi anni è cresciuta tantissimo nelle nostre aziende la cultura della sicurezza e tutela sul luogo di lavoro, non solo per la normativa e le leggi sempre più stringenti, ma anche per una sensibilità che si è diffusa mano a mano un po’ dovunque, a cominciare dalla formazione continua. Noi stessi, come piccoli imprenditori, spesso siamo impegnati in prima persona al fianco dei nostri collaboratori, la sicurezza la diffondiamo e la viviamo sulla nostra pelle.

Eppure, non è ancora sufficiente...

Lo osserviamo ad esempio nei subappalti, dove può succedere che le grandi aziende affidino i lavori alle piccole imprese, scaricando su di esse oneri e responsabilità, sempre più grandi, in cambio di compensi sempre più risicati.

Per questo i fatti di cronaca ci fanno dire che è necessario un rapido cambiamento di mentalità di tutti gli attori coinvolti, una presa di coscienza dei rischi e dei pericoli che si corrono. Non bastano norme, leggi, montagne di “carte” e di documenti da compilare a fare la sicurezza nei cantieri o nei laboratori. Ogni incidente sul lavoro, è il segnale concreto di un processo lavorativo che presenta delle falle. Occorre uscire da schemi mentali obsoleti e vecchi steccati, per lavorare davvero tutti insieme (datori di lavoro, rappresentanti sindacali, nuove generazioni) per capire cosa si può fare concretamente per migliorare. La sicurezza non si realizza con un pezzo di carta, ma con una serie di azioni concrete a favore e tutela di chi lavora”.

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