lunedì, 09 febbraio 2026
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Mal’aria in città, nuovo report sull’inquinamento di Legambiente

L’indagine rileva solo tre città venete oltre i limiti di legge sul Pm10, Treviso, per la prima volta da oltre un ventennio, rientra nei limiti. Tuttavia, secondo l’associazione, serve un nuovo “Piano regionale aria” per rispondere ai prossimi standard di qualità comunitari

Il dati nel nuovo report di Legambiente “Mal’Aria di città” riportano luci ed ombre dell’inquinamento atmosferico delle città italiane. I dati confermano i miglioramenti della qualità dell’aria nel territorio regionale, ma l’obiettivo di un’aria pulita resta ancora lontano. “Nel prossimo futuro - spiegano da Legambiente - servirà, dunque, approvare un nuovo «Piano regionale aria» che recepisca la nuova Direttiva europea per adeguare i limiti normativi. A tal proposito Legambiente invita a introdurre nella nuova pianificazione l’obiettivo di ridurre al 2040 gli inquinanti entro i livelli consigliati dall’Oms”.

I livelli registrati dalle centraline di monitoraggio dell’Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto), seppur in linea con la normativa attuale e con diminuzioni dei valori medi per tutte le città capoluogo di provincia della nostra Regione, sono lontani da quelli della nuova normativa europea che entrerà in vigore a partire dal 2030 e, soprattutto, dai livelli capaci di garantire il benessere e la salute dei cittadini suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Il 2025, in termini di superamenti giornalieri della media di 50 microgrammi per metro cubo previsto dalla legge per un massimo di 35 giorni nell’anno solare per le polveri sottili (PM10), è stato sicuramente uno dei più positivi degli ultimi anni. Sono infatti 3 le città venete che hanno superato il limite di legge con almeno una delle centraline di monitoraggio ufficiali gestite da Arpav: a guidare la classifica è Verona (centralina di Borgo Milano) con 49 sforamenti, seguono Rovigo (centralina di Largo Martini) con 37 e Venezia (centralina di Via Tagliamento) con 36 giorni oltre il limite di legge. I dati raccolti su Padova, Treviso e Vicenza, per la prima volta da oltre un ventennio, rientrano nei limiti di legge. Belluno, anche grazie alla sua posizione geografica, conferma anche quest’anno la buona qualità dell’aria.

Il lento miglioramento o la stabilità dei livelli degli inquinanti raccontano della fatica di gran parte dei territori di pianura della nostra regione ad accelerare il passo verso un miglioramento sostanziale della qualità dell’aria. In particolare, attualmente la Regione del Veneto, rispetto alla nuova Direttiva Ue, risulterebbe fuorilegge non solo sul fronte del PM10 ma anche su PM 2.5 e NO2. Dal quadro regionale, infatti, emerge che se i nuovi parametri fossero già in vigore oggi (ovvero 20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10 µg/m³ per il PM2.5), sarebbe fuorilegge sei su sette il delle città capoluogo per il PM10 e per il PM2.5 e cinque su sette per l’NO2.

“I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti”, dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

“È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il Governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 - e per tutto il prossimo triennio - le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope, che espone l’Italia a nuove procedure d’infrazione e sanzioni, come dimostra l’ultima procedura avviata dalla Commissione europea nel febbraio 2026 per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva Nec”.

“Per ottenere aria pulita per il Veneto – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – è necessario proseguire con interventi strutturali nei diversi ambiti responsabili delle emissioni inquinanti. In primis la mobilità, dove peraltro sono stati fatti importanti passi in avanti, per la quale occorrono ulteriori investimenti nel trasporto pubblico locale, nella rete ciclabile e nell’aumento dei servizi di sharing-mobility; ma anche il riscaldamento domestico, che va reso meno impattante tramite l’installazione di tecnologie più sostenibili, il cui acquisto andrebbe incentivato, come le caldaie a pompa di calore, riducendo l’uso delle biomasse legnose alle sole aree non metanizzate e con l’accortezza di installare stufe a pellet di ultima generazione. Grande attenzione deve essere rivolta al settore agro-zootecnico, spesso sottovalutato nell’analisi delle responsabilità al contributo emissivo, responsabile di enormi emissioni inquinanti causate in particolare dalle attività agricole intensive e zootecniche e dagli abbruciamenti fuori controllo dei residui agricoli. Serve un efficace sistema di controlli per garantire il rispetto della normativa che stabilisce misure sempre più restrittive in questo settore e incentivi per l’innovazione sostenibile e circolare dei processi agricoli, come gli impianti di biometano, per ridurne gli impatti ambientali”.

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