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Domenica delle Palme, il Vescovo: “In ascolto di Gesù, compagni dei crocifissi di oggi”

Poche parole durante la sua Passione e un grido silenzioso oggi, nella nostra storia: è così che il vescovo, Michele Tomasi, ha descritto la voce di Gesù, come emerge dal racconto della Passione secondo Matteo, durante la celebrazione eucaristica in cattedrale, domenica 29 marzo

Poche parole durante la sua Passione e un grido silenzioso oggi, nella nostra storia: è così che il vescovo, Michele Tomasi, ha descritto la voce di Gesù, come emerge dal racconto della Passione secondo Matteo, durante la celebrazione eucaristica in cattedrale, domenica 29 marzo. “C’è tanta confusione, tanta gente che parla, che agisce, c’è un correre da Caifa a Pilato, gente che grida, gente che vuole uccidere, gente che cattura, che tradisce, che guarda da lontano, gente che è catturata per portare la croce e Gesù, in tutto questo, dice poche, poche parole” ha sottolineato il Vescovo.

Le sue poche parole le dice soprattutto “al Padre nel Getsemani, nell’orto degli ulivi: «Padre, passi da me questo calice», ma poi, nella preghiera, dice «ma ciò che vuoi tu, non la mia volontà avvenga». Altre poche parole le dice a Pietro, a Giacomo, a Giovanni: «Dormite? Non siete capaci di svegliare un’ora con me?» E poi ha quello scatto in cui dice che possono riposare, ma poi chiede di andare, come se avesse veramente capito ciò che conta. Ormai è tutto deciso, ormai bisogna andare. E poi, nella nella concitazione della cattura, Gesù dice: «Rimetti via la spada», come a dire «non pensare di poter fare la guerra e vincerla, chi ferisce di spada, morirà di spada». E prima – ha aggiunto il Vescovo – aveva annunciato un tradimento e un rinnegamento. Ala fine, dopo tutto quello che è successo, il suo grido sulla croce, col quale chiama suo Padre. Sente tutto il dolore della lontananza, ma inizia lì la preghiera, quella lunga preghiera del salmo, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», quella grande preghiera che è la sua morte, che sfocerà, però, nella gioia e nella gloria della risurrezione. Nell’umanità Gesù fa fatica. Ma da uomo vero e da Dio vero sa che il Padre non lo abbandona”.

“Questa passione mi sembra una profezia di questi nostri tempi così cattivi, così brutali – ha sottolineato mons. Tomasi -, dove ben altro che la spada viene usato per risolvere le questioni”.

E, allora, ecco sgorgare le domande che ci interrogano, in questo nostro tempo: “Dove sta parlando Gesù oggi? Dove viene catturato, tradito, rinnegato, insultato, travisato, coronato di spine, flagellato, inchiodato ad una croce, chi grida, oggi, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». In un tempo di frastuoni, di chiacchiere, di bugie, di parole, nel migliore dei casi, vuote e vane – la riflessione del Vescovo -, dov’è la parola del Signore? Che sia, almeno per noi, «Rimetti la spada nel fodero», non combatterle le tue guerre, lascia perdere quelle piccole e quelle grandi. Non è la strada! Vieni con me, fidati di me. Porta con te, e su di te, il peso della pace, ma vieni con me. E sii il compagno di viaggio di chi soffre, di chi è umiliato, di chi oggi è crocifisso, di chi è abbandonato, di chi si sente solo. Prendiamoci del tempo in questa settimana santa, almeno in questa santa settimana. Ascoltiamo il grido silenzioso del Signore nella nostra storia, ascoltiamo la sua voce limpida e chiara nel nostro cuore: «Ti amo, non vedi? Do la vita per te, non credi in me? Sono al tuo fianco, non avere paura, ma vivi l’amore, testimonia l’amore»”.

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