Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
L’invito di mons. Mauro Motterlini, vicario generale, che ricorda quanto messo in campo dalla diocesi di Treviso, è ad abbassare i toni, da tutte le parti, per tornare a lavorare insieme per il bene delle persone, nel rispetto reciproco e nella chiarezza dei ruoli.
Gli ambienti della Casa della Carità, con i loro 18 posti stabili di accoglienza notturna (oltre al centro di ascolto diocesano e ai servizi docce, lavanderia e mensa); durante questo inverno, l’accoglienza di 9 persone nella Casa degli Oblati; l’ospitalità temporanea, sempre durante l’ultima stagione invernale, nelle strutture della parrocchia di Monigo, che ha accolto fino a 30 persone per notte; l’accoglienza curata da Sant’Egidio nell’oratorio di San Martino; senza contare, due anni fa, l’apertura straordinaria di un’ala del Seminario; e si potrebbero citare i pasti caldi offerti, nei giri serali, da Sant’Egidio e quelli preparati dalle suore Figlie della Chiesa, nella parrocchia di Santo Stefano: sono solo gli ultimi esempi di un impegno che diocesi, singole parrocchie e altre realtà ecclesiali, insieme a tanti volontari e ad associazioni di cittadini, mettono in campo a Treviso, e in altre zone del territorio diocesano, per l’accoglienza e l’accompagnamento di persone che arrivano nel nostro territorio, da altri Paesi, per lavorare o per chiedere una protezione, in fuga da situazioni difficili. Ma anche per italiani che, per le vicende della vita o pur lavorando, non riescono a trovare neppure una stanza da affittare.
Sono iniziative prese, da sempre, con generosità e risorse proprie, guidati unicamente dalla fedeltà al Vangelo. E a dare questo aiuto, spesso nel silenzio, sono molte comunità, come quelle dei due parroci di cui si parla in questi giorni.
Da alcuni anni questo impegno viene svolto in collaborazione stretta, e in rete, con le Pubbliche amministrazioni, in particolare con i Comuni, che certamente hanno aumentato e qualificato nel tempo i loro interventi. Tutti sappiamo, infatti, che la competenza e la responsabilità, per legge, di istituire e gestire strutture e servizi di accoglienza e assistenza per le persone senza dimora spetta allo Stato e alle Amministrazioni locali, che esercitano questa funzione sia in forma diretta, sia mediante delega agli enti gestori dei servizi sociali o ad enti privati appositamente convenzionati. E tutti sappiamo, anche, che nel tempo queste presenze e le relative esigenze sono cresciute esponenzialmente, a causa soprattutto dei molti conflitti in corso, con un aggravio importante per gli enti locali. Ma sappiamo anche che tali presenze contribuiscono a dare risposta alla sempre più acuta mancanza di manodopera delle nostre aziende locali.
Gli ultimi episodi di cronaca, a partire dall’occupazione e dallo sgombero del parcheggio Dal Negro, a Treviso, hanno riportato al centro dell’attenzione non solo la “questione”, ma le persone stesse, che non hanno un’abitazione dove tornare la sera e che in più di qualche caso lavorano sul territorio. Persone in situazione di fragilità e disagio, ma con una dignità che va rispettata.
Ritengo, quindi, sia necessario riconoscere che, se la situazione in sé supera le responsabilità e le forze di ogni singolo attore sociale, proprio per questo è necessario tornare a ragionare insieme sul modo per ridurre la sofferenza delle persone, ma anche di tutta la società. Per poterlo fare, è necessario abbassare i toni, togliendo dal tavolo aggressività e pretese, da qualunque parte nascano. Riconoscere quanto già viene fatto dovrebbe diventare premessa necessaria a cercare soluzioni che possano favorire il bene delle persone e quello di comunità e territorio intero. Un aspetto, questo, che il Vescovo sottolineava sabato scorso, a margine di un convegno, ricordando che ci sono leggi che tutelano l’ordine pubblico e altre che vogliono il rispetto della dignità dei migranti. “Questa non è un’emergenza, è una questione strutturale del nostro mondo, facciamo in modo che la dignità delle persone sia sempre tutelata” ha ribadito.
Il gesto di un imprenditore anonimo, di offrire da oggi un tempo in albergo per chi, sgomberato dal parcheggio Dal Negro, non ha trovato altre soluzioni che la strada, può aiutare a stemperare la tensione. Facciamo in modo che non rimanga inutile, ma permetta, piuttosto, di tornare a pacatezza e a rispetto reciproco: è il solo modo per riprendere un lavoro comune che era già in atto, e che iniziative estemporanee, da qualunque parte vengano, certo non favoriscono.
Ricordando oggi papa Francesco, a un anno dalla morte, il vescovo Michele sottolinea, tra i vari aspetti della sua preziosa “eredità”, il fatto che ci ha spronati a “non considerare mai nessuno, per nessun motivo, come uno scarto (...). Ci ha impegnato - e il Vangelo ci impegna ancora - ad “accogliere, proteggere, promuovere ed integrare” i migranti e i profughi, e a fare, certo, la nostra parte come Chiesa, ma anche come società tutta, assieme alle istituzioni, affinché la dignità di ciascuno venga protetta e custodita”. Siano migranti, siano italiani: in quanto esseri umani.