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Chiese del Triveneto: come essere, oggi, comunità generative?
Se una comunità cristiana non è capace di rigenerarsi è destinata a spegnersi. Le domande che papa Leone XIV ha di recente posto ai cardinali durante il Concistoro - “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?” - sono riecheggiate più volte nei lavori della “due giorni” di aggiornamento che ha impegnato una sessantina di persone provenienti dalle Diocesi del Nordest - vescovi, sacerdoti, diaconi, religiose, fedeli laici e laiche - alla Domus Ciliota a Venezia, in dialogo sul tema “Comunità cristiane generative: inquietudini e speranze”.
L’incontro - introdotto dagli interventi del patriarca di Venezia e presidente della Conferenza episcopale Triveneto, Francesco Moraglia, e dal vescovo di Bolzano - Bressanone e vicepresidente della Cet, Ivo Muser - ha dato spazio a interventi e riflessioni dei rappresentanti delle Diocesi, chiamati a interrogarsi sulla vita delle comunità cristiane del Nordest e sulla loro capacità di introdurre al mistero di Dio, generando fede e apertura vocazionale. Tra gli elementi emersi: la cura e l’importanza fondamentale nella comunità cristiana delle relazioni affinché siano belle, positive, gioiose, significative, in grado di incontrare e accompagnare la vita delle persone, delle famiglie e dei più giovani, incrociando ciascuno nei diversi momenti e ambiti di vita; il bisogno e la necessità di essere disponibili a una continua conversione, aperti al futuro ed essenziali, avendo anche il coraggio di lasciare andare ciò che non lo è più e cercando sempre di condurre tutti all’incontro con il Signore Gesù; l’esigenza di offrire e “vivere” una proposta forte e una spiritualità (personale e comunitaria) autenticamente evangelica, fondata sulla persona di Gesù e sul Vangelo, continuamente nutrita dalla preghiera, dall’Eucaristia, dall’ascolto della Parola di Dio e dalla carità fraterna.
Al dibattito hanno offerto un contributo alcuni relatori chiamati a reagire alle tematiche affrontate: Paola Bignardi (pedagogista e pubblicista, già presidente nazionale dell’Azione cattolica e coordinatrice dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori), Sabino Chialà (monaco, teologo e biblista, attuale priore della comunità monastica di Bose) e don Stefano Didonè (sacerdote della Diocesi di Treviso, docente di Teologia e direttore della rivista Studia Patavina della Facoltà Teologica del Triveneto).
Nei loro interventi, è stato fatto riferimento all’attuale realtà giovanile in rapporto alla fede: nel 2013 chi si definiva cristiano cattolico raggiungeva il 56%, nel 2023 era sceso al 32,7% e solo il 3% dei giovani viene normalmente raggiunto dalle iniziative pastorali. Ma questo non vuole dire che siano “increduli e rifiutino Dio e la Chiesa. Piuttosto, coltivano il sogno di una Chiesa come un posto dove ci si trova bene, una casa dialogica, calda, aperta e inclusiva. C’è un’uscita dalla religione istituzionale in nome di un’esperienza religiosa / spirituale segnata dalla sensibilità soggettiva e dal bisogno di valorizzazione della propria soggettività, una spiritualità dell’umano in un continuo viaggio alla ricerca di se stessi e in connessione con la realtà. Si fanno domande sulla morte, sulla vita, sul loro futuro” (Bignardi).
L’invito è a costruire comunità centrate sempre più sul Signore Gesù, chiamate a percorsi e scelte importanti nella ricerca di ciò che è essenziale; fondamentale investire in cultura e ricerca (anche spirituale e teologica), in dialogo con la vita concreta delle persone, e riscoprire l’importanza di alcuni ambiti educativi quali la scuola, l’università e l’insegnamento della religione cattolica. Ci si è soffermati sulla necessità, di fronte a situazioni di sfilacciamento, di “ricostruire il tessuto connettivo e relazionale delle comunità” (Chialà) nel quale ciascuno possa agganciarsi e inserirsi, comunità nelle quali elemento centrale sia la persona di Gesù Cristo. Si evidenzia l’esigenza di comunità che accompagnino tutti in un cammino di scoperta del rapporto personale con il Signore e fondate (come gli Atti degli Apostoli indicano) sulla Parola di Dio, sulla carità, sulla liturgia, sulla preghiera e sulla vita spirituale.
Il vescovo di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, ha svolto un intervento per collegare il Cammino sinodale della Chiesa universale e delle Chiese in Italia al tema della costruzione di “comunità generative” in riferimento alle comunità cristiane del Nordest, segnalando la necessità di una conversione, non tanto morale, ma di legami e relazioni. Ha incoraggiato le Chiese del Triveneto ad attivare maggiormente uno scambio di doni e una condivisione delle attività pastorali in più ambiti (ad esempio dall’iniziazione cristiana alla formazione, compresa quella al ministero ordinato). Da più parti, nel dibattito, è emerso il desiderio e il proposito di camminare sempre più insieme, anche a livello di Chiese della Regione ecclesiastica triveneta.
Nelle conclusioni del vescovo di Chioggia, Giampaolo Dianin, sono risuonate alcune specifiche esigenze: uno sguardo umile e sapienziale sulla realtà, il costruire e coltivare comunità cristiane e relazioni autenticamente evangeliche, l’insistenza sulla ricerca dell’essenziale (anche con scelte coraggiose), l’attenzione ai giovani, alle famiglie e al ministero ordinato, per continuare a generare quella pluriformità di vocazioni che caratterizza la comunità cristiana. “Ci deve interessare - ha detto - l’incontro appassionato con Gesù di ciascuno di noi e di quanti operano nelle nostre comunità, mettere al centro la vita delle persone ed evitare l’autoreferenzialità. Non bisogna temere di stare dentro alle questioni del lavoro, della famiglia, della scuola e della cultura, anche e soprattutto quando si arrivano a mettere in discussione evidenze etiche che sembravano acquisite. È importante non avere paura delle soglie e dei cammini di ciascuno, non porre confini, avere la pazienza dei frutti, senza chiusure e senza timori”. E ha terminato il suo intervento richiamando ancora le parole di papa Leone XIV: “La fedeltà di Dio ci stupirà ancora”.



