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Nutriti da lui, diventando suo Corpo vivo - Corpus Domini

La meraviglia per questo dono di pane, di vino, di vita da condividere con scelte di bene

Ognuno e ognuna di noi c’è perché è un corpo, e un corpo vivo. L’anima, secondo il modo di pensare biblico, è una parte importante e necessaria per fare di questo corpo quello che sono, ma non è tutto quello che siamo.

Me, corpo intero e vivo, e Dio, che mi dona vita in Gesù.

Senza corpo, questo corpo che è il mio, io non ci sono. Io sono corpo intero e vivo, fatto di carne e sangue e ossa e nervi e ragione ed emozioni e spirito che mantiene insieme questo tutto, e lo tiene in relazione con me stesso, con l’ambiente che mi fa vivere, con gli altri e con Dio. Per essere me, è necessario tutto questo. E Dio, che è anche molto altro rispetto alla sua creazione, ha scelto di diventare come me, come noi, diventando corpo intero e vivo in Gesù. Lo è diventato per salvarci, cioè per offrire a ogni uomo e a ogni donna la possibilità di diventare come Dio ci sogna, capaci di vivere la pienezza della sua stessa vita, la vita della Pasqua, dei risorti. Che sarà vita di corpi risorti, nella loro interezza, in tutta la ricchezza della nostra storia, non apparizioni di fantasmi evanescenti. Sarà ricchezza di relazioni nuove con gli altri, con la creazione rinnovata, con il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo… una ricchezza che inizia a manifestarsi fin da ora, dentro questa storia, pur segnata in tanti modi dalla morte.
Per questo Gesù ci dona la sua stessa vita, fino a morire con noi. Pur donandola gratis, in perdita, non la butta via: ce la dona come nutrimento, come pane e come vino, perché ne mangiamo e ne beviamo.

Mangiare e bere di lui per nutrire me: l’eucaristia che celebriamo.

Per gli ebrei di quel tempo, dire di mangiare la carne di qualcuno, di bere il suo sangue non era soltanto repellente come per noi oggi, ma anche sacrilego: solo Dio poteva disporre della vita (=del sangue), dell’essere stesso (=della carne) di una persona. Ma Gesù provoca chi lo ascolta, allora e oggi: non si tratta soltanto di seguire un maestro, di accogliere e mettere in pratica i suoi insegnamenti. Il fatto è, dichiara Gesù, che non sarete capaci di vivere davvero quel che vi insegno se non accogliete in voi la mia presenza viva di Signore Crocifisso e Risorto. Anche attraverso un mangiare fisico, un bere fisico. Perché? Quando mangiamo, quando beviamo, sappiamo che lo facciamo per vivere, ma come questo accada va oltre la nostra consapevolezza: è il nostro corpo che fa tutto, senza che noi ce ne accorgiamo coscientemente. Sappiamo solo, e lo sappiamo fin nelle nostre viscere, che se non mangiamo, se non beviamo, moriamo. Sappiamo “nel corpo” che mangiare e bere ci è necessario per vivere, e non ci serve ragionare per assimilare il cibo. Gesù colloca la sua proposta allo stesso livello di radicale necessità: mangiare-bere di lui è altrettanto necessario per vivere pienamente, per diventare un passo alla volta risorti. Fin da ora e fin da qui. L’eucaristia che celebriamo diventa, allora, la sua presenza che entra nella nostra vita, come lo fa il cibo, per nutrirci del modo di vivere di Gesù: per ascoltare la sua parola come Parola di Dio per noi, e per ricordarci che per vivere amando anche noi come lui ci ama abbiamo bisogno di mangiare di quel pane, di bere di quel vino, di nutrirci della sua vita, del suo corpo risorto.

Noi, corpo vivo di lui, Chiesa.

E così facendo, noi diventiamo suo corpo presente nel mondo e nella storia: diventiamo capaci con le nostre scelte, con le nostre azioni di far lievitare insieme con lui quel pane che si ottiene impastando con pazienza la presenza della Chiesa e la presenza del mondo. E’ quel pane che si chiama Regno di Dio. Infatti, non si riesce a “vivere risorti” per conto proprio: si vive da risorti soltanto insieme, formando un corpo collegato da relazioni vive, solidali, fraterne.
Meraviglia, gratitudine, condivisione del dono. Nella festa del “Corpo del Signore”, allora, un primo sentimento vorrebbe essere la meraviglia per questo dono di pane, di vino, di vita; un secondo, la gratitudine per colui che ci dà da mangiare il cibo necessario a nutrire il nostro profondo desiderio di vivere; un terzo, la disponibilità a condividere con altri la vita che abbiamo ricevuto, in scelte di dignità, di giustizia, di solidarietà… di bene ricercato e fatto crescere insieme a tutti coloro che condividono con noi, nel proprio corpo di carne e sangue e di relazioni e di passioni, lo stesso desiderio di una vita degna di essere vissuta, per tutti e con tutti, fin da ora, fin da qui. 

La scheda

Altare del Miracolo Eucaristico di Bolsena (vd. foto)Nelle catacombe di Santa Cristina di Bolsena è custodito l’altare dell’VIII secolo dove nel 1263 avvenne il prodigio eucaristico che tradizionalmente leghiamo all’istituzione della festa del Corpus Domini. Molti nel mondo sono i luoghi legati ai “Miracoli eucaristici”, segni che ci invitano a ravvivare la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.

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