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Messa crismale, papa Leone: “Mondo conteso da potenze che lo devastano. Amore interrompe dall’interno occupazione imperialistica”

Leone XIV nell’omelia della messa crismale, presieduta nella basilica di San Pietro: “Grazie a Gesù l’occupazione imperialistica del mondo è interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata”.

“Nel primo anno in cui presiedo la Messa Crismale come Vescovo di Roma, desidero riflettere con voi sulla missione a cui Dio ci consacra come suo popolo”. Lo ha detto il Papa nell’omelia della messa crismale, presieduta nella basilica di San Pietro, durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento dell’ordinazione e si benedicono gli oli dei malati, dei catecumeni e del crisma. “È la missione cristiana, la stessa di Gesù, non un’altra”, ha spiegato Leone XIV: “Ad essa ciascuno partecipa secondo la propria vocazione e in una personalissima obbedienza alla voce dello Spirito, mai però senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione! Vescovi e presbiteri, rinnovando le nostre promesse, siamo a servizio di un popolo missionario. Siamo con tutti i battezzati il Corpo di Cristo, unti dal suo Spirito di libertà e di consolazione, Spirito di profezia e di unità”.

La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente”. Ha detto il Papa, in un passo particolarmente intenso. Grazie a Gesù, ha spiegato, “l’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova”. “Quante risurrezioni anche a noi è dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra!”, ha esclamato Leone XIV: “Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. È vero: a differenza di Gesù, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre”. “Ma possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni”, la proposta del Papa, che ne ha citato, “particolarmente caro”, il santo vescovo Óscar Arnulfo Romero, per spiegare come “i santi fanno la storia”. Di qui l’attualità del messaggio dell’Apocalisse, “in un mondo conteso tra potenze che lo devastano”: “Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro ‘sì’ a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.

“Per ospitare, dobbiamo imparare a farci ospitare”, ha raccomandato Leone XIV, in precedenza: “Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra più avanzata non sono terra di conquista, o di riconquista: “È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città”, la citazione di Papa Francesco. “Questo avviene solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non è avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra”, ha commentato il Papa.

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