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Quaresima: un tempo di speranza

La conversione a cui siamo chiamati è aderire al Mistero pasquale. Preghiera, digiuno e carità ci apriranno la strada per una costante conversione a Dio, per una nuova primavera. Il digiuno per invocare la pace è un modo per unirlo alla preghiera e alla generosità, e non essere indifferenti a tante tragedie
15/02/2024

Quando ero bambina, avevo un’immagine tetra e malinconica della Quaresima. Fra ragazzi ci si diceva: “Sei triste come una Quaresima!” e questo ci fa comprendere cosa a livello istintivo evoca questo termine. Da un punto di vista etimologico, Quaresima deriva da quadragäsëmus - “quarantesimo” - e significa propriamente “quarantesimo giorno (prima di Pasqua)”. Indica una quantità, un periodo. Più interessante, invece, è la trafila etimologica dell’equivalente inglese Lent, abbreviazione della forma arcaica lenten da connettersi con long “lungo”: ho scoperto che il suo primo significato è “primavera”, con probabile riferimento all’allungamento delle giornate proprio della stagione primaverile. Questa è un’etimologia esclusiva dell’inglese, ma è davvero una grande risorsa per comprendere questo tempo dell’Anno liturgico. E’ il tempo della primavera della Chiesa! Esso era nato per i catecumeni: un periodo di ritiro e di preghiera più intensa, in cui il catecumeno poteva inoltrarsi nella contemplazione del Mistero pasquale per poter accogliere il dono dell’incontro con Cristo nei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia. I neofiti, letteralmente “nuovi germogli”, sono proprio il segno di questa primavera che esplode nei sacramenti pasquali.

La Colletta del Mercoledì delle ceneri dice: “O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male”. Si afferma che la penitenza è un’arma per combattere contro il maligno; essa consiste nel rinnovamento dato dai tre cardini di questo tempo: il digiuno, la preghiera, la carità. Il digiuno non è semplice rinuncia. Il Vangelo ci dice che dev’essere accompagnato da gesti importanti di giustizia, solidarietà e carità. Nel Vangelo di Luca, Gesù dice ai discepoli: “Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno” (Lc 5, 34-35). Solo entrando nel mistero dello “Sposo che sarà tolto” potremo comprendere l’atto del digiuno, per renderlo un segno che ci permette di partecipare al dolore di chi soffre, come chi vive il dramma della guerra o della malattia.

I cristiani non sono dei fachiri che mostrano capacità straordinarie di rinuncia. Il digiuno esteriore deve essere accompagnato da un atteggiamento interiore di conversione, cioè di condanna e distacco dal peccato e di tensione verso Dio. Digiunare è dichiarare qual è l’unica cosa necessaria, qual è l’Unico di cui abbiamo davvero fame, prendendo le distanze dalle cose futili.

Se la sazietà rischia di renderci insensibili agli appelli di Dio e alle necessità dei fratelli, avere fame ci permette di aprire spazi di risonanza alla voce dello Sposo. Così preghiera, digiuno e carità ci apriranno la strada per una costante conversione a Dio. Il digiuno per invocare la pace è un modo per unirlo alla preghiera e alla generosità, e non essere indifferenti alla tragedia che stiamo vedendo: la guerra in Ucraina, in Palestina e in molti altri Paesi.

Ma è dall’orazione della prima domenica di Quaresima che comprendiamo qualcosa di ancor più fondamentale di questo tempo: esso non è solo un cammino di preparazione alla Pasqua, ma è un segno sacramentale che prefigura e contiene, quasi anticipandolo, il mistero pasquale di Cristo che ci spinge alla conversione. Nella Liturgia quaresimale, i catecumeni, ma anche ogni battezzato, incontrano il mistero della Pasqua del Signore scoprendolo nella Scrittura e nei riti. Infatti, come tutta la Scrittura si riferisce a Cristo (come scrive Ugo da San Vittore), così tutta la Liturgia non fa altro che celebrare sempre il Mistero pasquale di Cristo, morto e risorto. La Colletta recita: “O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero pasquale di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. La conversione a cui la Quaresima ci invita, è proprio conoscere e aderire al Mistero pasquale. E’ un tempo di speranza che ci ricorda il significato della vita umana: entrare nella sfera divina, rinascere dall’acqua e dallo Spirito, vivere una liberazione totale che porti alla divinizzazione dell’uomo. Una nuova primavera per ciascuno di noi.

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