È indubbio che la vittoria del No, con oltre 6 punti percentuali di scarto sul Sì, al referendum confermativo...
Seminare, accogliere, portare frutto - XV domenica del tempo ordinario
Un annuncio potente sulla fecondità della Parola
La parabola che ci viene presentata in questa domenica si inserisce nel capitolo 13 del Vangelo secondo Matteo, dedicato quasi per intero alle parabole del Regno dei cieli.
Sembra che questa “raccolta”, messa insieme dall’evangelista, si possa collocare nella situazione di fallimento di cui Gesù si stava accorgendo dopo qualche anno di attività in Galilea, alla quale abbiamo già accennato nel commento precedente: la contestazione delle autorità religiose, la progressiva incomprensione delle folle…
Lasciarsi coinvolgere
Queste parabole in qualche modo “rispondono” a tale situazione. E’ come se Gesù dicesse ai discepoli: non preoccupatevi troppo del successo, perché il Regno dei cieli cresca davvero nella storia basterà un pugno di semi seminati in terreno buono, un po’ di lievito sufficiente a tanta farina, …
Ciò che è importante, però, per “comprendere” davvero quello che le parabole vogliono fare, è lasciarsi coinvolgere dal racconto e dalle domande che ne emergono. Altrimenti, il rischio è quello che Gesù rileva nelle folle, con quella dura citazione di Isaia: ascoltare senza comprendere, perché si è indurito il cuore. Se non si vuole acconsentire alla conversione alla quale la parabola chiama, rimarremo incapaci di lasciarci “guarire”. Coloro che vi sono disposti invece possono accogliere la beatitudine di intravedere il compimento delle promesse di vita di Dio.
Racconti che sorprendono
La prima parabola racconta di una semina piuttosto malfatta: tre quarti del seme vanno perduti, non cadono nel terreno adatto a riceverlo. Eppure, se anche solo un quarto cade nel terreno pronto alla semina, il raccolto sarà sovrabbondante, tanto da sovra-compensare tutto quello perduto negli altri terreni. E’ un primo potente annuncio sulla fecondità della Parola che Gesù sta proclamando, sulla sua capacità di portar frutto in modo imprevisto e sorprendente, per il solo fatto che il seminatore è uscito a seminare.
Chiamata a responsabilità
La comunità cristiana di Matteo, però, ascolta questa parabola entro il contesto della propria situazione ecclesiale e sociale. E intravede nella dinamica del racconto pure un altro appello, che si traduce nella “spiegazione” messa in bocca a Gesù dall’evangelista. Era un modo di fare comune nella stesura biblica: la riflessione successiva attribuiva a Mosè o a Isaia anche testi posteriori che sviluppavano coerentemente il loro messaggio. In questo caso, la comunità comprende che la parabola può essere intesa altresì come una chiamata a responsabilità rispetto a chi ascolta: il rischio di “ascoltare senza comprendere” non è soltanto della folla del tempo di Gesù, o di chi è “fuori” dalla comunità stessa. E’ un rischio possibile anche ai discepoli, gli stessi che lo hanno seguito, allora e oggi. E qui l’evangelista accosta la vicenda di ogni seme caduto in terre diverse al modo che le persone hanno di accogliere la Parola loro annunciata. Chi ascolta e non comprende quale grande tesoro sia per lui quell’annuncio non custodisce ciò che ha ascoltato, e gli può essere “portato via” dal male presente nelle circostanze della vita. Chi ascolta e si lascia entusiasmare ma non si rende conto della necessità di un cammino che permetta alla Parola ascoltata di “piantar radici” nei propri giorni, rischia di lasciarsi spaventare e scoraggiare alle prime difficoltà e di non rimanervi fedele. Chi, pur avendo permesso che quell’annuncio trovasse posto nel suo cuore, poi si lascia prendere da altre promesse di vita come quelle del possedere, lascia che le ansie che porta con sé soffochino ciò che era cresciuto in coerenza al Vangelo. Chi invece “ascolta e comprende” quel che la Parola gli offre e gli propone, questi «porta frutto» in grande abbondanza. In questo senso, il «comprendere» è dovuto prima di tutto alla scelta di lasciarsi coinvolgere dalla Parola ascoltata, accogliendo l’appello che quanto è raccontato nella parabola rivolge proprio a me, ora e qui.
Custodire, lasciar crescere
Se si accetta la responsabilità che il seme chiede al terreno, allora si tratta di permettergli di mettere radici e di nutrirsi finché giunga alla pienezza del frutto, con tutta la perseveranza, l’attenzione e la cura che questo richiede. Ed è la propria vita, in questo caso, il terreno su cui il seme “cade”. E forse, allora, possiamo riconoscere dentro di noi una varietà di “terreni”: tratti di indifferenza e di durezza, zone di preoccupazione, di paure, di ansie, ma anche “terreno buono” che può assicurare un’accoglienza profonda e duratura. Scopriamo che la Parola, l’annuncio del Regno, ovvero l’azione dell’amore di Dio nella nostra vita è continuamente “seminata” nella nostra storia. E questo ci rende continuamente possibile accoglierla, anche se in piccola quantità. Ma quei semi, per quanto pochi, accolti in terreno buono che sceglie di custodirli e lasciarli crescere, porteranno frutto di vita sovrabbondante, di amore e speranza tale da poterlo condividere e seminare a nostra volta, attorno a noi.
BOX
Le Parabole: per un ascolto capace di comprendere
Le parabole sono un tipo particolare di racconto, che va interpretato prima di tutto ascoltando l’insieme della vicenda concreta che propongono, senza la fretta di capire a chi si voglia alludere nel racconto stesso (il seminatore è Gesù, i terreni sono chi accoglie e chi rifiuta la sua parola...). Il primo “ascolto” è quindi per il racconto nel suo svolgimento, seguendo la dinamica che propone e che di solito non va come ci si attenderebbe: il seminatore che disperde tutto quel seme (tre quarti…) come potrà ottenere un raccolto abbondante? Oppure, sono paragoni che non sarebbero venuti in mente a chi ascoltava: la donna che impasta il pane, la semina nell’orto, come possono dirci qualcosa di ciò che Dio fa per attuare il suo Regno, che secondo noi prevede azioni ben più grandi dei piccoli gesti quotidiani?Lasciamoci, perciò, prima di tutto sorprendere dal racconto e interrogare: Che cosa c’è di “strano” in quello che Gesù narra? Una vicenda che non va come ci si aspetterebbe? Un esempio che sembra non c’entri molto con quello che noi ci attenderemmo?
Da quel “punto di rottura” possiamo iniziare ad ascoltare quello che Gesù ci sta dicendo, sulla nostra vita, sulla storia di questo mondo, sul Padre, sul suo Regno… Sono “testi aperti” che vanno ascoltati a partire dalle situazioni che viviamo, mettendole a confronto con quanto Gesù nel racconto parabolico ci propone: la dinamica simbolica in essi presente ci aprirà, allora, ad accogliere l’appello che il Signore rivolge oggi a noi. La “comprensione” che chiedono provoca conversione del cuore e della vita, frutto della Parola ascoltata ed accolta.
SCHEDA
Il paesaggio della Galilea
Quando visitiamo la Terra Santa, spesso è proprio il paesaggio che ci riporta di più al Vangelo, soprattutto quando è meno segnato dalla presenza dell’uomo. Questa terra nella quale Gesù si è immerso per trent’anni, contemplando la vita degli uomini, per leggervi il mistero di Dio e riconoscervi la parabola del Regno.



