mercoledì, 25 febbraio 2026
Meteo - Tutiempo.net

Sanremo 2026, l’opinione del prof. Fabris: “Un Festival crepuscolare”

La prima serata è stata permeata di tristezza, le canzoni non presentano picchi originali, un Carlo Conti un po’ defilato, la più vivace è stata Gianna Pratesi di 105, il più intelligente Kabir Bedi, che si è incontrato sul palco con il suo successore nei panni di Sandokan: questi sono gli elementi emersi secondo il professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa

I numeri non lasciano dubbi. Il Festival di Sanremo 2026, targato Carlo Conti per il secondo anno consecutivo (ma in totale con questo sono cinque condotti da lui), almeno per la prima serata non ha convinto a 100%. La media, in termini di total audience, per tutta la prima serata è stata di 9 milioni e 600mila i telespettatori, con il 58% di share. Nelle ultime tre edizioni, la media della prima serata ha sfondato il tetto del 60%, facendo registrare il 65.3% nel 2025, sempre con Conti direttore artistico e in total audience; il 65.1% nel 2024 e il 62.5% nel 2023, con Amadeus, ma con un sistema di rilevazione diverso. Sull’ultimo Festival di Conti, almeno per il momento secondo le dichiarazioni dello stesso conduttore, parliamo con Adriano Fabris, professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa.

Professore, che impressione ha avuto della prima serata di Sanremo?

Un Festival crepuscolare. Sarà perché è stato detto in tutte le salse che è l’ultimo Festival di Conti; sarà perché è stato inaugurato da una voce dall’aldilà, quella di Pippo Baudo; sarà perché, diciamolo chiaramente, in tutta la serata la più vivace è stata Gianna Pratesi di 105, quasi 106 anni. Almeno all’epoca di Amadeus si costruiva qualche polemica, ora è tutto molto piatto e scorre come un fiume instradato in ampi argini ma anche tanto veloce, per sostenere 30 cantanti in una serata, oltre gli ospiti. È stata una serata permeata da una sorta di tristezza con un Festival che si percepisce, senza guizzi, senza originalità, come qualcosa di inevitabile.

Si paga tanto anche il dazio alla pubblicità, non solo per gli spot, ma anche per gli altri palchi, fuori dall’Ariston, che spezzano la gara a vantaggio dei vari sponsor.

Sì, questo è vero. C’è pubblicità esplicita e pubblicità anche meno esplicita. Tra l’altro, la pubblicità di Netflix continua a esserci, che sulla rete di Stato, sulla Rai, fa riflettere. Poi, tra gli altri nomi ricordati ieri, anche il pur comprensibile e doveroso ricordo di Maurizio Costanzo, una delle colonne di Mediaset, mi porta a chiedere se non ci fosse un qualche sottointeso in questa menzione.

La prima serata di ieri non è riuscita ad eguagliare la prima dello scorso anno, perdendo oltre il 7% di share.

La gente non è stupida. L’anno scorso sicuramente c’era la curiosità per il ritorno di Conti, dopo i Festival di Amadeus, su cosa sarebbe stato capace di fare. Ma, poi,

abbiamo visto che l’impostazione del Festival contiano, forse inevitabilmente, era la stessa di Amadeus, vale a dire prendere tutti, raccogliere tutti per tutti i gusti, tutti i pubblici, tutta l’audience e quindi cantanti per tutte le possibili esigenze di pubblico. Però stavolta mi sembra che abbia un po’ esagerato. Mi ha colpito Patty Pravo, che quasi non riusciva a dire una battuta mentre riceveva i fiori. Non l’hanno mai inquadrata da vicino perché c’è stata un’opera di restauro probabilmente davvero molto fragile. Anche la regia è stata lasciata un po’ al caso: ad esempio Dargen D’Amico si è affacciato ed è stato ripreso, ma non solo lui, prima che fosse annunciato.

Laura Pausini come co-conduttrice l’ha convinta?

Almeno ha fatto qualche gaffe, facendosi prendere in giro per la zeta emiliano-romagnola. Poi cercava di agitarsi, di urlare. Quando c’è la calma piatta, cosa si fa normalmente? S’inseriscono grida, urla, elementi apparentemente di disturbo. Questo veniva dal pubblico che probabilmente era stato istruito a urlare il più possibile, a gridare: “Bravo, bello, ti vogliamo bene”, andando sempre sopra le righe. La stessa cosa, visto che ha una voce squillante, è avvenuta con Laura Pausini. Ho avuto anche l’impressione che la cantante fosse molto concentrata e autoreferenziale. Pensiamo alla sua prima uscita: si è affacciata alla scala ed è rimasta lì qualche secondo ad aspettare l’applauso del pubblico. Lo aspettava, lo voleva, lo chiamava. Poi ha cominciato a scendere ovviamente piano piano e anche in questa discesa chiamava l’applauso. Come a dire: voglio essere io al centro dell’attenzione. Cosa peraltro non difficile, nel senso che ho notato che Conti praticamente è sparito, sembrava quasi che si nascondesse. Si è fatto vivo solo dopo Luchè quando ha ricordato l’udienza di Sergio Mattarella ai conduttori e cantanti del Festival e la votazione per la Repubblica quando è stata introdotta Gianna Pratesi. La scelta di Conti quasi di mettersi di lato non so se rientri in una strategia, però ha avuto più riflettori, più attenzione e più spazio Can Yaman di Conti stesso.

Tra le gaffe che ci sono state, è diventata virale la grafica sbagliata apparsa dietro a Gianna Pratesi quando si parlava del referendum nel 1946 tra monarchia e Repubblica: “Il 54 per cento alla Repupplica”...

Ormai, non sappiamo più né leggere né scrivere, lo dicono tutti i report internazionali, quindi non stupiamoci. Un tempo si facevano le scuole di dizione e si punivano gli annunciatori e le annunciatrici se dicevano una “e” aperta o chiusa nel modo sbagliato e adesso addirittura non si sa scrivere Repubblica proprio nel momento in cui si celebrava. Chissà di chi si chiederanno le dimissioni stavolta. A parte la battuta, non c’è proprio una sensibilità da questo punto di vista ed è dimostrato anche da questi piccoli episodi apparentemente marginali.

Conti ha sempre tentato di fare un Festival senza polemiche, anche se quest’anno le polemiche politiche hanno anticipato il Festival con la questione del comico Andrea Pucci. Poi, però, l’anziana di 105 anni ha sparigliato un po’ le carte dicendo di essere di una famiglia di sinistra e con la mano ha mimato il gesto utilizzato per salutare concludendo con “i fascisti”.

A mio avviso, rientra tutto nel gioco delle parti per mostrare il pluralismo della Rai, se non l’avesse detto l’avrebbero sollecitata. Comunque, la signora Gianna è ancora lucida, magari più di tanti cantanti, meno padroni del palco di quanto lo sia stata la nostra signora anziana.

La classifica provvisoria della Giuria della sala stampa tv e web vede nelle prime cinque posizioni Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez & Masini. È sorpreso?

Tutti dicono che Fedez e Masini così come Brancale siano in pole position per la vittoria finale, quindi non mi ha sorpreso ritrovarli nella top 5. Arisa ha una bella voce, Fulminacci un testo che guarda ai più giovani. In particolare, quella di Fedez e Masini la definirei una canzone condominiale: si sono divisi il compito, visto che Fedez non ha voce, fa l’introduzione alla maniera rap e poi invece parte Masini, che voce ce l’ha. Quando provano a fare il duetto tra i due si sente solo Masini. Poi certamente non potevamo non aspettarci che Fedez non cantasse: “Ti ho deluso, ma dimmi qualcosa che non so”. Chissà a chi si riferisce...

Tra le canzoni che non sono nella top 5, c’è qualcuna, che – nel bene o nel male – può essere citata?

La canzone di J-Ax, ad esempio, parla della precarietà e degli altri problemi in Italia. Ma come si è presentato sul palco? Con il cappello da cowboy e con le ragazze pompon. Sarebbe stato meglio farlo in una maniera che possa essere riconosciuta come originalmente italiana. La canzone di Ermal Meta, apprezzata dall’Accademia della Crusca per il testo, a mio avviso non era supportata da una musica all’altezza del contenuto.

Come le sono sembrate le canzoni, nel complesso?

In generale, ho avuto l’impressione di un Festival delle copie, dei remake. Le canzoni avevano musicalmente quasi tutto lo stesso andamento, la stessa impostazione, la parte lenta iniziale e poi partiva la melodia. I testi, come ha detto anche un collega dell’Accademia della Crusca che li ha letti dal suo punto di vista, erano assolutamente di una medietà senza picchi. Una impostazione davvero omogenea e appiattita. Si è sentita la mancanza di una canzone che fosse davvero originale.

Qual è stato il pezzo forte della prima serata, secondo lei?

Il punto più alto dello spettacolo, ovviamente lo dico con tutta l’ironia del caso, è stato l’incontro dei due Sandokan, Can Yamal e Kabir Bedi, il quale peraltro è stato il più intelligente e il più efficace di tutti. Si è preso il palcoscenico, ha anche interrotto Conti che lo voleva indirizzare nel suo intervento ed è

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
19/02/2026

Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...

05/02/2026

È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...

TREVISO
il territorio