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Un canto corale per ricordare chi sacrificò la propria vita per la libertà
Lo spettacolo “Festa d’aprile”, dedicato agli 80 anni della Liberazione, andato in scena il 28 febbraio al teatro Sant’Anna di Treviso, con il coro dell’Università popolare diretto da Erica Boschiero, non poteva che concludersi con il brano “Bella ciao” intonato da tutti i presenti, che hanno riempito in ogni posto il teatro trevigiano. E hanno applaudito, con convinzione e non senza emozione, un riuscito racconto corale al femminile della Resistenza, con canti popolari, partigiani e brani contemporanei inframezzati dalle letture affidate alla voce di Liliana Gioffrè, componente pure del coro.
Le “cinquanta ragazze”, tra i 60 e i 95 anni, così le chiama la direttrice, Erica Boschiero, sono per la gran parte, anche autrici dei testi che ricordano gli anni bui e le violenze del Fascismo, testimonianze di quanto hanno vissuto direttamente le loro famiglie, per arrivare ai gesti di solidarietà e alla speranza degli anni della Resistenza. Non c’è una canzone che narri la Resistenza al femminile: ecco, allora, la traduzione in musica di una poesia fatta da una corista che, per questo momento, imbraccia la chitarra di Erica Boschiero.
Risuonano, poi, i motivi cantati e rielaborati dai partigiani come “Fischia il vento” o “Addio Bologna bella”, l’ascolto si fa intenso con le parole di “La madre del partigiano” su testo di Gianni Rodari, o gli scritti di Luigi Meneghello e Italo Calvino.
Il pubblico si lascia trascinare e canta insieme “Libertà” di Giorgio Gaber, che invita, anche oggi, alla partecipazione.
“Festa d’aprile” aveva debuttato lo scorso anno nella chiesa di San Teonisto, raccogliendo subito approvazione e lasciando molte persone fuori per insufficienza di posti disponibili.
Ricorda Erica Boschiero: “È il frutto del lavoro di un anno passato a studiare vecchi diari di famiglia e canzoni dell’epoca (e non solo)”, creato “per ricordare a tutti noi quanto siamo debitori a chi sacrificò la propria vita per la libertà e la democrazia, così preziose, così fragili, così bisognose ancora oggi della nostra cura e della nostra responsabilità”.
Sul palco, al termine dell’esibizione, mentre il coro saluta con i segni della lingua dei sordomuti, i tanti presenti in sala, fanno capolino le bandiere della pace. Mai così attuale il desiderio di pace, dopo il fragore di quanto sta avvenendo in molte parti del mondo, ultimo, proprio sabato, il Golfo.
Una nota di plauso spetta ad Andrea Schiavon, che non si è limitato a tradurre testi e canzoni nella Lis, la lingua dei segni, ma le ha interpretate, ondeggiando al ritmo della musica, rendendo ancor più partecipanti i sordomuti in prima fila che hanno cantato insieme a tutti i presenti.
Il concerto non si ferma qui. Chi ha preferito canzoni e polemiche del Festival di Sanremo, ha ancora una ghiotta occasione per godere della “Festa d’aprile”, che quest’anno festeggia gli 80 anni della nostra Repubblica: il 26 aprile, giorno dopo della festa della Liberazione, il coro dell’Università popolare si esibirà nella abbazia Santa Maria del Pero, a Monastier. Appuntamento da non perdere.



