lunedì, 21 settembre 2026
Meteo - Tutiempo.net

Nazareth, primi passi in Terra Santa per le Discepole del Vangelo

Il 6 settembre scorso, il cardinal Pierbattista Pizzaballa nella celebrazione eucaristica presieduta nella basilica dell’Annunciazione, ha ringraziato i piccoli fratelli di Jesus Caritas e ci ha accolto sottolineando che per rimanere in questo luogo ci vuole una “santa follia... la stessa follia di Gesù Cristo”
21/09/2026

“Mi sono stabilito a Nazareth. Il buon Dio mi ha fatto trovare qui, il più perfettamente possibile, ciò che cercavo: povertà, solitudine, abiezione, lavoro umilissimo, oscurità completa; l’imitazione più perfetta possibile di quella che fu la vita di Nostro Signore Gesù nella stessa Nazareth...”.

Così scriveva Charles de Foucauld, circa un mese dopo il suo arrivo in Terra Santa, al cugino Louis il 12 aprile del 1897.

Anche noi, Discepole del Vangelo, “ci siamo stabilite” a Nazareth da poche settimane, in questa terra dove si continua a vivere e a sperare pur tra le contraddizioni, i conflitti e le sofferenze. Qui, tra le strade dove Gesù ha vissuto la sua quotidianità per trent’anni, dove Charles ha cercato l’imitazione del povero operaio di Nazareth, stiamo iniziando a muovere i nostri primi passi e il Signore non manca di farci trovare la ricchezza dei suoi doni.

Il 6 settembre scorso, il cardinal Pierbattista Pizzaballa nella celebrazione eucaristica presieduta nella basilica dell’Annunciazione, ha ringraziato i piccoli fratelli di Jesus Caritas e ci ha accolto sottolineando che per rimanere in questo luogo ci vuole una “santa follia... la stessa follia di Gesù Cristo”.

“Siamo grati ai Piccoli Fratelli di Jesus Caritas per i loro anni di presenza e testimonianza qui; siamo anche grati alle Discepole del Vangelo, che prendono questa irresponsabile decisione di venire qui in questo luogo folle, per mantenere viva la memoria di Charles de Foucauld. Lo sapete che se non siete almeno un po’ folli non potete rimanere qui... ma è una santa follia, insieme alla stessa follia di Gesù Cristo. E non possiamo essere da meno di Lui!”, le parole del Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Noi sorelle della nuova fraternità di Nazareth, con la presenza di sorella Antonella Fraccaro e del consiglio generale delle Discepole del Vangelo insieme ai Piccoli fratelli di Jesus Caritas, con il priore fratel Gabriele Faraghini, abbiamo sentito vivo un senso di gratitudine e accoglienza, attraverso tanti semplici gesti di cura e nella presenza, alla celebrazione, di molte persone della parrocchia, del vescovo di Nazareth Rafic Nahra, del parroco, delle religiose, dei religiosi dei consacrati qui presenti.

#getAltImage_v1($tempImage)

Nazareth vede la presenza di una minoranza di cristiani: un “piccolo gregge” che, nonostante la sofferenza che tocca da vicino questa terra, persevera nella fede. Anche in assenza dei pellegrini, prima a causa del Covid e ora per le situazioni di conflitto, la Terra Santa rimane un luogo di costante preghiera, di presenza fedele di cristiani di confessioni diverse, e di numerose realtà di vita religiosa e di consacrati, che qui donano la vita e cercano unità tra loro e con tutti.

In queste prime settimane continuiamo a sperimentare il dono di essere accolte e di accogliere, aspetto caro al nostro carisma e che, ancora una volta, è qualcosa che ci raggiunge e ci precede. Non è facile muovere i primi passi in un contesto totalmente diverso senza comprendere nemmeno una parola della lingua. Viviamo l’esperienza di essere straniere, di avere bisogno dell’altro, di lasciarci condurre con fiducia. È una piccola esperienza di umiltà, che però ci permette di gioire della bontà e della generosità delle tante persone che si fanno accanto a noi offrendoci la loro disponibilità, il loro aiuto, il loro tempo, la loro calda accoglienza. “Se avete bisogno di qualsiasi cosa, noi ci siamo”: sono queste le parole che ci sentiamo rivolgere da tante persone che abbiamo conosciuto in questi primi giorni. Piccoli gesti che sono per noi un grande segno della presenza e della bontà del Signore, che accompagna i nostri passi.

Passo dopo passo, iniziamo a scoprire Nazareth, “schuai schuai” come dicono qui, cioè “piano piano”. Perché, come ci ricordava il cardinal Pizzaballa, è necessario del tempo per familiarizzare con questa realtà molto complessa e per questo sarà importante il supporto e l’aiuto della gente e, in particolare, dei cristiani di Nazareth.

Nazareth ci insegna così la pazienza operosa dei tempi lunghi, il valore di quell’attesa che è tempo e spazio necessario perché qualcosa di nuovo possa nascere. Nazareth ci insegna la gratitudine per chi, con la stessa pazienza, sostiene e accompagna i nostri passi; la gratitudine verso il Signore, che, proprio attraverso questi nostri fratelli e sorelle, si fa presente nelle nostre vite. (sorelle Eliana, Cristina e Silvia)

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio