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”Ascoltiamo il silenzio”, veglia per i migranti morti
La Casa della Carità di Treviso, venerdì sera 02 ottobre ha ospitato la veglia di preghiera “Ascoltiamo il silenzio”, dedicata alla memoria dei migranti morti durante il viaggio. Un momento di preghiera e di ascolto, promosso insieme dalle realtà della Chiesa trevigiana e dalle comunità migranti, in particolare da Caritas e ufficio Migrantes, per ricordare donne, uomini, bambine e bambini dei quali spesso non conosciamo né il nome né il volto e i cui corpi non sono mai stati ritrovati.
A presiedere la veglia il vescovo Michele Tomasi. Presente anche l’imam Abdellah Wahmane, che ha guidato la preghiera della comunità musulmana per gli “assenti”, chiedendo misericordia per quanti hanno perso la vita nel mare e affidando a Dio le loro storie, le loro famiglie e le loro speranze. Alla preghiera hanno partecipato anche rappresentanti delle comunità cattoliche cinese, ghanese e filippina. Una voce di donna fuori campo ha prestato parole ed emozioni a una delle tante persone partite e mai arrivate dove le portavano la speranza e i progetti di vita.
Il filo conduttore della serata è stato il riconoscimento della dignità e del valore di ogni persona, anche di chi è diventato “disperso a vita”, senza un corpo da seppellire e senza un nome da pronunciare. Le sedie bianche disposte tra i presenti hanno dato simbolicamente un posto agli assenti, rendendone visibile la presenza.
Nella sua riflessione, il vescovo Tomasi ha richiamato il racconto biblico di Tobi, che interrompe il pranzo davanti alla notizia della morte di un uomo, ne recupera il corpo e gli restituisce un luogo e una sepoltura. “Non possiamo seppellire nessuno. Non abbiamo i loro corpi, non conosciamo i loro nomi”, ha ricordato il vescovo. Ma possiamo custodirne la memoria, perché “non siano morti due volte, la prima nel mare e la seconda nell’oblio”.
La veglia si è conclusa con un gesto particolarmente significativo: la benedizione del mare, compiuta dal vescovo e poi da tutti i partecipanti con rametti d’ulivo. Quel mare che per tanti migranti è stato la via verso una speranza e che oggi custodisce e ricopre, come una grande coperta, i corpi di donne, uomini e bambini. “Non lo facciamo perché il mare sia colpevole o perché sia sacro - ha spiegato Tomasi - ma perché custodisce i loro corpi, e noi li vogliamo affidare all’abbraccio di Dio, che non dimentica nessuno dei suoi figli”. La preghiera finale ha raccolto l’impegno a non lasciare che il silenzio diventi oblio: “Che la nostra preghiera diventi azione, che il nostro silenzio sia voce per chi non ha voce”.



