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Assisi: un appello alla pace dai leader religiosi al mondo
“O riusciremo a porre fine alle guerre o davvero le guerre porranno fine all’umanità”. È l’accorato Appello di Pace lanciato oggi dal cuore della città di Assisi dai Capi delle Chiese cristiane e dai leader religiosi al mondo. A 40 anni dalla storica Giornata per la pace convocata da Giovanni Paolo II i leader religiosi si sono dati di nuovo appuntamento ad Assisi per parlare e pregare per la pace. Dal 25 al 27 ottobre, la Comunità di Sant’Egidio ha convocato oltre 380 leader religiosi e l’incontro – dal titolo “Una pace disarmata e disarmante” – si è concluso ieri con una cerimonia davanti al piazzale della Basilica Inferiore dove è stata data lettura di un Appello di Pace.
“Il mondo oggi soffre per mancanza di dialogo e di visioni”, scrivono i leader religiosi. “Questo mette a rischio le più grandi conquiste dell’umanità e la salvaguardia della terra. Non possiamo lasciare che il mondo ceda definitivamente alla logica della guerra e del conflitto nelle relazioni internazionali. Con la forza debole dei credenti, a nome dell’umanità, ripetiamo con le nostre parole l’appello degli antichi profeti: trasformiamo le armi e le spese per gli armamenti in acqua, cibo, scuola, lavoro, aria pulita, città vivibili per tutte le generazioni, cure accessibili a tutti”.
I leader religiosi ricordano all’umanità che “il mondo, nostra casa comune, è uno solo: ci è stato dato in eredità e tale dobbiamo lasciarlo alle future generazioni”. Da qui un appello: “Liberiamolo allora dall’incubo nucleare! Il riarmo è un piano inclinato: de-escalation! Non moltiplichiamo nei cuori e alle frontiere quei muri che impediscono di vedere l’altro come fratello, come sorella. Ricordiamocelo: solo la pace è la vera cura dalla paura, disarma i cuori con il dialogo, ci fa riconoscere in tutti i popoli i tratti della stessa umanità. Basta con le guerre! Basta con la cultura della guerra, scegliamo la creatività del dialogo e l’audacia della pace, per guarire il mondo dalla malattia della guerra e ridurre i conflitti sociali. Chiediamo di rinunciare al culto della forza e alla pedagogia della paura e del sangue, che fa confondere la linea tra bene e male: anestetizza il senso di umanità e favorisce la cultura di morte. È ora di riabilitare la pace”.
“I popoli hanno un destino comune. Perché nessuno si salva da solo, neanche le nazioni”, si legge nell’appello. “Scegliamo per una cultura e una pedagogia della non violenza e del dialogo. Nessuna guerra è santa. Mai la guerra può essere fatta in nome di Dio! Sì, solo la pace è santa. Voglia l’Onnipotente concedere al mondo il dono preziosissimo della Pace di cui l’umanità ha oggi bisogno come non mai”.
Il messaggio del papa
Così il Papa nel videomessaggio all’Incontro internazionale di Assisi promosso dalla Comunità di Sant’Egidio: “Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre!”. Leone XIV osserva che nel 1986 “era, allora, il tempo della ‘guerra fredda’, uno scenario molto diverso da quello odierno” e che dopo il 1989 “non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile”. Riprendendo la “Magnifica humanitas”, il Pontefice spiega che “si è affidata quasi ciecamente ai mercati la capacità di produrre benessere, democrazia e stabilità, mentre in realtà la globalizzazione non ha generato automaticamente unità e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche”, fino a “una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale”. Il Papa richiama poi il Catechismo della Chiesa cattolica: “L’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari”. “La pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia, l’orizzonte comune di tutte le genti”, sottolinea Leone XIV.
Prossimo appuntamento a Genova
Sarà la città di Genova ad accogliere il prossimo anno l’Incontro Internazionale della pace. Ad annunciarlo al “popolo” della Comunità di Sant’Egidio è stato l’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca, prendendo la parola al termine della cerimonia finale ad Assisi dell’Incontro “Una pace disarmata e disarmante”. “Il dialogo tra persone e popoli non può fermarsi”, ha detto l’arcivescovo. “Oggi chi soffre a causa della guerra, della violenza, del terrorismo ha bisogno di trovare un porto sicuro, un approdo in cui ritrovare la speranza e poter vivere in pace. La pace non è soltanto un desiderio, è una responsabilità che ci coinvolge tutti. Ognuno di noi è chiamato a riconoscere nell’altro un fratello e una sorella e a trasformare le nostre comunità in luoghi di accoglienza, fraternità e speranza. Per questo, come Vescovo Francescano di una città porto, insieme alla comunità di Sant’Egidio, vi invito a Genova il prossimo anno. Sarà un’occasione per fare della nostra città un crocevia di incontro, ascolto e preghiera. Continuiamo a camminare insieme e a condividere la responsabilità di costruire ogni giorno a approdi di pace. Al prossimo anno!”.



