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Casa inaccessibile: resta un imperativo recuperare il patrimonio esistente
Anche in provincia di Treviso aumentano le persone che non possono permettersi una casa: lo conferma il Centro studi Spi Cgil Treviso e raddoppiano gli utenti degli sportelli Sunia Treviso
La casa oggi è sempre più inaccessibile: l’aumento dell’inflazione senza una crescita nei salari, l’incremento delle bollette a causa di scenari di guerra sempre più incontrollabili e l’aumento degli affitti brevi turistici fanno sì che il rischio di perdere la propria casa non riguardi solo le persone più povere, ma anche categorie finora ritenute distanti da questo tipo di problemi. Un anziano solo in affitto che si trova la propria casa in vendita, una coppia con lavori precari o in cui entrambi si trovano in cassa integrazione, famiglie monoreddito o persone che vivono da sole e che si trovano affitti maggiorati. Cose che succedono, sempre più, anche in provincia di Treviso: gli sportelli Sunia della Cgil hanno visto raddoppiare le richieste d’aiuto negli ultimi anni e la situazione, dal post pandemia, non sembra smettere di peggiorare. Per il sindacato dei pensionati, la priorità è recuperare il patrimonio esistente.
Spesa pubblica in diritto alla casa: investimenti esigui dei Comuni
Nel frattempo, nei bilanci comunali della Marca, l’investimento su interventi per il diritto alla casa è più che esiguo, quasi ridicolo. Il Centro studi Spi Cgil (il sindacato dei pensionati) lo mette nero su bianco con il rapporto “Abitare nella Marca” presentato a inizio aprile e redatto dalla dottoressa Anna Rita Contessotto su dati 2024 delle Bdap (Banche dati della pubblica amministrazione del Mef). Dallo studio emerge che in media i Comuni del trevigiano investono lo 0,63% del bilancio comunale dedicato al Sociale (misura 12). S’intendono spese che il Comune sostiene per l’aiuto alle famiglie per affrontare i costi dell’alloggio, sussidi per il pagamento di ipoteche e interessi su case di proprietà, nonché per l’assegnazione di alloggi economici o popolari. Tra i Comuni più virtuosi Casier (72 mila euro di investimenti, il 6,84% della spesa sociale), Morgano (21 mila euro di investimenti, il 6,25% della spesa sociale) e Pieve del Grappa (42 mila euro di investimenti, il 4,25% della spesa sociale). Parliamo qui di “virtuosi”, ma è evidente che la percentuale di spesa è davvero esigua (in termini assoluti, nessun Comune vi ha investito più di 100 mila euro in un anno), soprattutto considerando che al 2024 il bisogno abitativo in provincia di Treviso vedeva 303 alloggi assegnati a fronte di 693 famiglie in attesa di assegnazione. In questo quadro, la città di Treviso ha investito 47 mila euro, ovvero lo 0,28% degli otto punti della missione 12 Diritti sociali, politiche sociali e famiglie; 56 Comuni trevigiani (più del 50%) non vi hanno investito nemmeno un euro.
Patrimonio immobiliare non occupato in provincia di Treviso
Per la Cgil, è imperativo recuperare il patrimonio immobiliare esistente. Dalla ricerca sopraccitata risulta che nella provincia di Treviso ci siano 68 mila abitazioni non occupate (il 16% del totale, in linea con i dati nazionali dei Comuni dai 2 mila ai 50 mila abitanti); di questi Ater ne possiede o ne ha in gestione per conto terzi (ad esempio i Comuni) 5.295. I dati si riferiscono al 2024 e sappiamo che ultimamente grazie a fondi propri, regionali o europei (pensiamo al Pinqua e al Pnrr), Ater ne sta recuperando un bel numero. Nonostante nel contempo si verifichino altri sfratti e decessi, che vanno, quindi, ad aumentare gli sfitti, a oggi gli alloggi da sistemare completamente si sono ridotti: nel 2024 erano 542, di cui 288 di proprietà Ater (che vede nel solo Comune di Treviso ben 1.355 alloggi). Anche per questo, la segretaria di Sunia Treviso, Deborah Marcon, propone “a ciascun Comune l’apertura di un tavolo sul tema casa e affitti, perché capita spesso che i Comuni stessi non sappiano davvero le possibilità a cui possono accedere, o tendono a non pensare che alcune operazioni possono essere praticabili da parte loro”. E porta l’esempio del possibile impiego di avanzi di bilancio per accordi e convenzioni con Ater.
Nuove difficoltà anche per famiglie in situazione “idilliaca”
Oggi la persona che non può permettersi una casa non è più categorizzabile come prima: “L’emergenza abitativa c’è sempre stata, ma adesso è il ceto medio a trovarsi in una situazione che potremmo definire idilliaca, cioè persone che hanno un lavoro, sono in salute, hanno figli in salute e non rischiano di essere buttati fuori di casa, ma il punto è che non riescono a trovarne una che possano sostenere” spiega ancora Marcon. Nello specifico è Gianfranco Barone, della segreteria provinciale Cgil, a fare i conti in tasca: “L’incidenza media dei canoni annui arriva anche al 35% del reddito disponibile. Aggiungi spese condominiali, bollette sempre più alte e inflazione e le famiglie, specialmente quelle monoreddito, non ci stanno più dentro”.



