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Consumo di suolo: a Treviso nel 2025 altri 8 ettari divorati
Dopo le ultime notizie di Arpav sull’acqua e di Legambiente sull’aria, l’Ispra ha diffuso oggi il suo report annuale sul consumo di suolo, e le notizie, ahimè, anche in questo ambito non restano buone.
A livello comunale, Treviso nel 2025 ha visto sparire altri 8 ettari, e neanche un’unghia di suolo ripristinato; il totale è di 2.192 ettari di suolo consumato, ovvero il 39,62% della sua superficie territoriale. Peggio di Treviso, in termini di percentuale di territorio consumato, c’è solo Padova, con il 49,88%, ma in terza posizione troviamo Vicenza con circa il 32%.
A livello provinciale perdiamo di un soffio il primato in regione: 41.195 ettari, qualche centinaio in meno del veronese, il 16,67% del territorio. 102 li abbiamo consumati nel 2025, e poiché ne è stato ripristinato 1, al netto siamo 101 nuovi ettari cementificati. A livello regionale, il Veneto è maglia nera a Nord est e al terzo posto nel Nord Italia con 584 ettari consumati, con un netto di 519 grazie al ripristino di 65 ettari.
Panoramica nazionale
A livello nazionale abbiamo raggiunto vette nuove e vertiginose: nel 2025 è stato raggiunto il record di velocità, con oltre 3 m² al secondo di suolo consumato, 280 mila metri quadrati cancellati ogni giorno. In generale, cemento e asfalto hanno cancellato altri oltre 10.200 ettari di aree naturali, pari a più di 102 km²; poiché i ripristini si fermano a 746 ettari e il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari. Sono soprattutto nuovi edifici, piazzali, aree di servizio, infrastrutture (che, lo ricordiamo, per la Regione del Veneto, la prima a fare una legge per contenere il consumo di suolo, non sono considerate consumo di suolo), le attività estrattive e la logistica, che è in forte aumento. Aumentano anche il fotovoltaico a terra e l’eolico.
Parentesi fotovoltaico a terra
Il fotovoltaico a terra sta volando: +2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021. Su questo punto, il dibattito è legittimo: da un lato il fotovoltaico a terra consuma suolo, dall’altro è una delle principali infrastrutture che possono sottrarci alla dipendenza energetica dai combustibili fossili. Con buona pace di chi crede che la transizione energetica è ferma al palo, visto che nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda di energia elettrica. Resta il problema del consumo di suolo, motivo per cui la scelta del fotovoltaico dovrebbe interessare in primis aree dismesse, e più impulso si dovrebbe dare all’agrivoltaico. E se la vista di colline coperte da pannelli fotovoltaici ci fa venire il mal di pancia, forse dovremmo chiederci se non abbiamo smesso troppo presto di farci venire il mal di pancia di fronte alle colate di cemento. Il dibattito è dunque aperto.
Lettura “in positivo”
Eppure l’Ispra, quest’anno, ha voluto giocare la comunicazione in positivo, perché, come ricorda Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra-Snpa, si mettono a disposizione “dati, analisi e strumenti che permettono di individuare percorsi alternativi alla perdita di suolo e di orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione di ciò che già esiste”. Molti esperti del settore hanno accolto i nuovi dati con enorme sconforto; tra gli altri, Paolo Pileri ha parlato di “dati da paura”: “Nessuna siccità, nessuna alluvione, nessuna frana, nessuna pietà per le morti premature nelle città diventate isole di calore rovente: nulla ferma il continuo consumo di suolo nel nostro Paese”, ha scritto sulle pagine di Altraeconomia.
L’Ispra però ce la mette tutta e titola la notizia in positivo: “Invertire la rotta è possibile: pronta la prima mappatura nazionale delle aree recuperabili” e lo spiega: “Con oltre 2.100 km² di superfici disponibili l’Italia può iniziare a recuperare terreno, a rigenerare le città, realizzare nuovi spazi verdi urbani, depavimentare e limitare il consumo di suolo che, nel 2025, segna il record e avanza di altri 102 kmq a un ritmo superiore a 3 mq al secondo, pari a oltre 280mila metri quadrati al giorno. Le opportunità individuate sul territorio nazionale comprendono anche 3.281 kmq di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 kmq di tetti utilizzabili per l’installazione di impianti fotovoltaici. A queste si aggiungono quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate che possono essere recuperate e riutilizzate”. Insomma, torna anche qui il liet motiv di una branca della scienza e dell’ingegneria che studia i cambiamenti climatici: “poiché lo abbiamo causato noi, possiamo risolverlo noi”. Basta solo che lo voglia anche la politica.
Potenziale di riforestazione
Proprio in questa “lettura in positivo” chiudiamo questa breve e certamente non esaustiva disamina del rapporto di Ispra: l’analisi delle aree potenziali per incrementare il patrimonio arboreo. Secondo il rapporto, infatti, il Comune di Treviso è al terzo posto a livello nazionale per aree private idonee a ospitare interventi di forestazione: 5.684 ettari (a cui se ne potrebbero aggiungere 2.054 in aree prevalentemente pubbliche). Un potenziale per cui seguiamo a ruota città come Roma e Milano, ma che riguarda in generale tutto il Veneto, con 24.577 ettari di aree prevalentemente private con potenziale di riforestazione (secondo dato nazionale dopo la Lombardia). Sarebbe da farci un pensierino...



