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Doposcuola in arrivo: il volontariato è protagonista
Il progetto, rivolto a situazioni di fragilità, partirà a Castelfranco nel giro di poche settimane presso la Casetta rossa in via Verdi. Piva, assessore ai Servizi Sociali: momento di integrazione e prevenzione.
Matite colorate. Un’immagine che riecheggia profumo di inchiostro, grembiulini scolastici, compiti sul tavolo della cucina con il crepitio del fuoco di sottofondo. Un’aria intima, familiare. Forse si sono ispirati a quest’immagine coloro che hanno progettato il nuovo doposcuola castellano per situazioni fragili intitolato, appunto, “Matite colorate”. Il progetto, che partirà a Castelfranco nel giro di poche settimane presso la Casetta rossa in via Verdi, si ispira a quello dell’associazione “Bambini del mondo”, attiva in un passato recente nel territorio castellano e si inserisce nel quadro più ampio del progetto comunale rivolto alla famiglia, di cui sostituisce il terzo tassello (dopo emergenza abitativa e lavoro).
“Non si tratta di un doposcuola fine a se stesso – afferma l’assessore ai Servizi sociali Sandra Piva - ma di un momento di integrazione e prevenzione per situazioni difficili derivanti da una fragilità del minore o della famiglia (problemi di lavoro, emarginazione sociale). L’attività si avvarrà del sostegno di un’assistente sociale del comune addetta ai minori, di una nostra educatrice, di lavoratori socialmente utili, di una rappresentante del volontariato civile per i trasporti, di un’educatrice del Centro per il coordinamento del volontariato, di alcune maestre in pensione, di studenti delle scuole superiori e dell’Ulss nella persona del dott. Borsellino per la formazione e per eventuali consulenze. Quindi esiste una rete di istituzioni a sostegno di questa attività”.
La gestazione del progetto, d’altra parte, è stata lunga: dallo scorso anno si sono svolte più riunioni con il rappresentante delle associazioni di quartiere, il dott. Borsellino, la Consulta della terza età, il Comitato diritti per il malato, le parrocchie, i volontari del tessuto associazionistico castellano, rappresentati da Carla Tucato. Dopo una serie di incontri è stato confezionato il progetto, passato in commissione, e che attualmente sta prendendo avvio.
L’iniziativa partirà con piccoli numeri, per calibrare le risorse umane e materiali: si inizierà con 10 bambini sia italiani che stranieri individuati all’interno delle scuole elementari (quindi fino ai 10 anni), per giungere anche a 50-60 ragazzini nell’arco di qualche anno. Il servizio offerto prevede tre ore di attività per due pomeriggi settimanali, in cui saranno svolti i compiti per casa e proposte diverse attività ricreative. La varietà delle età dei volontari intende ricreare un ambiente familiare: dai nonni (insegnanti in pensione) ai fratelli (giovani studenti che offrono il loro tempo).
Una natura volontaria caratterizza l’intera iniziativa, soddisfando due diversi intenti, a partire da un necessario contenimento dei costi. Il Comune ha stanziato 10 mila euro per questa prima sperimentazione del progetto. La somma servirà per l’acquisto di materiali, eventuali spese di trasporto, l’assicurazione dei bambini. A costo zero, invece, la sede, concessa in uso dal Comune alle associazioni del volontariato.
La seconda motivazione, invece, risponde ad un intento dichiarato e confermato dalle parole dell’assessore Piva: “Ho chiesto alle associazioni che mi supportassero poiché un volontario lavora con il cuore. Questo è un plusvalore per i bambini e un campo d’addestramento per i giovani volontari, che dai più esperti potranno imparare a dare gratuitamente”.



