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San Donà, Peg Perego: per i lavoratori crisi senza paracadute

Lunedì 30 marzo i e le lavoratrici dello stabilimento hanno manifestato in corteo per le vie di San Donà di Piave per tenere alta l’attenzione sulla sorte di questa azienda e i livelli occupazionali del Basso Piave
16/04/2026

Peg Perego, storica azienda italiana di articoli per l’infanzia presente a San Donà di Piave con uno stabilimento produttivo, sta attraversando una grave crisi.
Anche a causa dei bassissimi livelli di natalità che il nostro Paese registra anno dopo anno, recentemente l’azienda ha comunicato un importante piano di esuberi dallo stabilimento di San Donà, che dà lavoro a 57 operaie e operai. Per 45 di questi è previsto il licenziamento (erano 400 nel 2008).

A fronte di questa preoccupante eventualità, nelle scorse settimane i sindacati e i lavoratori dell’impianto si sono attivati per difendere i livelli di occupazione.

Lunedì 30 marzo i e le lavoratrici dello stabilimento hanno manifestato in corteo per le vie di San Donà di Piave per tenere alta l’attenzione sulla sorte di questa azienda e i livelli occupazionali del Basso Piave. Il corteo è stato accolto in municipio dal sindaco Alberto Teso e dall’assessora alle attività produttive Lucia Camata, che hanno sostenuto le richieste delle dipendenti, a partire dalla necessità di lasciare nello stabilimento le linee produttive, fondamentali per immaginare un rilancio del sito.

Mercoledì 8 aprile, invece, presso il comune di San Donà di Piave, si è tenuta una commissione pubblica sulla crisi che attraversa questa importante attività produttiva.
All’incontro è intervenuto anche l’imprenditore Lorenzo Perego, in rappresentanza della proprietà, lasciando intuire che la volontà dell’azienda è quella di concentrare le attività nel solo sito di Arcore (MB), paventando proprio lo spostamento delle linee produttive, ma senza indicare una data certa.

Il giorno seguente, giovedì 9 aprile, nella sede del Ministero del made in Italy (ex ministero dello Sviluppo economico) si è tenuto un tavolo di crisi.

Presente all’incontro anche Loris Gaiotto, sindacalista della Fiom-Cgil, che abbiamo contattato: “Giovedì è stato presentato il piano che gli advisor attueranno per rilanciare il sito. Quello degli advisor è un gruppo di consulenti che nei prossimi mesi, almeno fino a settembre, ricercheranno nuovi soci per rilanciare la produzione, o per ricollocare i dipendenti. In ogni caso, un lavoro non facile”, ci spiega.

“Le professionalità a rischio, in gran parte femminili, sono altamente specializzate e hanno un’età media tra i 50 e i 55 anni. Molte di loro sono madri o hanno genitori a proprio carico. Provengono non solo da San Donà, ma da tutta l’area. Per non parlare delle imprese dell’indotto, che sono almeno 4/5. Stiamo scontando le scelte dell’azienda, che per troppi anni non ha investito abbastanza in ricerca e sviluppo”, riflette Gaiotto.

Proprio per questo, resta centrale la difesa delle linee di produzione, che devono assolutamente restare a San Donà nei prossimi mesi. Posizione, questa, appoggiata anche da Mattia Losego, dirigente del ministero esperto in crisi aziendali. Purtroppo, prosegue Gaiotto, “Nell’incontro al Ministero, la dirigenza non ci ha dato garanzie su questo punto. Per questo, non possiamo ritenerci soddisfatti delle promesse fatte finora, e continueremo la nostra protesta a oltranza, per tenere alta l’attenzione su questo caso”.

La preoccupazione è palpabile, anche tra le lavoratrici. Come ci confida Serena Vitrino: “Tra i lavoratori c’è tanta preoccupazione: l’obiettivo minimo era prolungare il più possibile l’attuale accordo di solidarietà, almeno fino a settembre, ma allo stesso tempo trovare delle soluzioni per continuare l’attività produttiva nel sito di San Donà o, comunque, non perdere l’occupazione. Dopo l’incontro a Roma, le preoccupazioni, forse, sono anche aumentate. Non ci sono state date garanzie nemmeno di poter mantenere aperte le linee produttive fino a settembre, e abbiamo avuto in qualche modo la conferma che l’intenzione dell’azienda è di chiudere il sito di produzione, per trasferirla tutta ad Arcore. Da lunedì 13, è iniziata l’attività dell’advisor, con lo scopo di valutare la fattibilità di soluzioni che permettano di mantenere l’attività produttiva e l’occupazione dei lavoratori. Ma la strada è in salita e piena di ostacoli, e non ci sono rassicurazioni che ci possa essere una soluzione positiva. Come lavoratori, insieme alle organizzazioni sindacali, chiediamo di far lavorare il consulente esterno nella speranza di un nuovo progetto industriale”.

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