martedì, 26 maggio 2026
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Disagio giovanile: serve una rete provinciale

Affrontare subito l’emergenza con l’apertura degli Stati Generali, snellendo le procedure burocratiche, intervenendo con nuovi fondi e nuovi personale. Dal convegno di Volontarinsieme emergono un quadro allarmante, ma anche molte soluzioni

Alla luce dell’emergenza attuale della condizione giovanile, è necessario affrontare subito il tema riunendo tutti i soggetti decisionali – azienda sanitaria, comuni, associazionismo, attività sportive e scuola – negli Stati Generali della Marca trevigiana. È quanto è emerso a conclusione del convegno “Giovani, minori e famiglie: sostenere la fragilità, promuovere le risorse”, tenuto mercoledì scorso all’Auditorium del Museo di Santa Caterina di Treviso e organizzato da Volontarinsieme, la rete del volontariato di Marca organizzatrice del ciclo di incontri, che raggruppa 323 associazioni no profit per un totale di 9800 volontari.
“Convegno - ha detto nell’introduzione lo psichiatra  Gerardo Favaretto – il cui obiettivo è quello di creare un dialogo tra operatori, decisori politici e soggetti del volontariato intorno al problema centrale dei giovani che oggi si trovano in una situazione obiettivamente difficile. L’individuazione e soprattutto la prevenzione di determinate dinamiche emergenti, che vanno da comportamenti devianti e antisociali alle dipendenze, dal ritiro sociale all’autolesionismo, necessitano nuove alleanze, in cui la scuola ha un ruolo centrale”.
A tracciare il quadro della situazione trevigiana ci ha pensato poi  Nicola Michieletto, direttore Servizio IAF Aulss2 della Marca trevigiana, che ha raccontato con i numeri l’attività dell’ambulatorio per adolescenti, fermato per mancanza di fondi e i vari progetti portati avanti dall’azienda sanitaria. Ma ha anche evidenziato molte problematicità operative: “L’azienda accorpa oggi in un’unica unità, chiamata IAFC, ovvero Infanzia Adolescenza, Famiglia e Consultori, tutti i servizi che riguardano sia l’età evolutiva che le famiglie. Nella realtà, purtroppo, per i minori per il 75% dei casi ci occupiamo nel fornire assistenza alle scuole per l'integrazione scolastica, mentre per quello che il consultorio familiare l’80% del nostro lavoro riguarda la tutela dei minori. Attività importanti, ma che ci impediscono di affrontare tutte le altre funzioni cui siamo demandati”.
Per quello che riguarda i numeri, Michieletto ha ricordato come nel 2022 il servizio abbia portato a termine un numero enorme di interventi, quasi 12 mila incontri tra soggetti, scuola e azienda sanitaria, che hanno riguardato 2953 utenti con disabilità attestata per l'integrazione scolastica previsti dalla legge 104/92, e 1157 certificazioni Dsa per interventi su difficoltà di apprendimento in base alla legge 170/2010. Ed ha evidenziato la situazione di particolari gravita messa in luce anche dalla pandemia, che ha visto un deciso aumento ai servizi del 27%, con richieste di aiuto da parte dei familiari e dei ragazzi, per problematiche di conflittualità, ritiri sociali e abbandoni scolastici. “In realtà il Covid ha solo scoperchiato il vaso di Pandora di un problema già presente, producendo quest’esplosione di conflittualità giovanile ¬– ha detto Michieletto – il vero problema è l’interruzione dei fondi ministeriali per la nostra attività, che ci ha portato a non poter offrire aiuto e risposte ad oltre 160 ragazzi con problemi e a 74 famiglie”.
La soluzione, per Michieletto, deve passare per uno snellimento delle pratiche burocratiche ed un aumento del numero di addetti per la tutela dei minori e nei consultori sociali. “Basterebbero otto psicologi, quattro assistenti sociali e quattro educatori per portare avanti i nostri progetti e metterli a pieno regime. Se si parla di emergenza rispetto alla condizione giovanile, allora dovremmo aprire gli Stati Generali della Marca Trevigiana, un tavolo solido con capacità decisionali e di spesa, riunendo insieme azienda sanitaria, comuni, il privato sociale, l’associazionismo, il mondo delle attività sportive e la scuola. Senza tralasciare il mondo dell'impresa, in quanto questi nostri giovani saranno i lavoratori di domani e le imprese devono contribuire al benessere della comunità; non parlo di fondi ma di consapevolezza su come funziona il mondo giovanile e i successivi modelli organizzativi adeguati alle nuove generazioni”.
Nel corso del convegno sono poi intervenuti anche  Pasquale Borsellino direttore dei Servizi Sociali della Regione Veneto, che ha raccontato le iniziative della Regione e la sempre più forte necessità di attuare forme di partecipazione e di coinvolgimento e delle fasce giovanili, sia in merito alle differenze generazionali che a bisogni specifici. Il sociologo Vittorio Filippi ha poi spiegato i principali elementi attuali del disagio giovanile, mentre in chiusura, a raccontare la visione delle problematiche giovanili dal punto di vista delle famiglie e della scuola sono intervenuti il presidente nazionale del Forum Famiglie Adriano Bordignon e Barbara Sardella dirigente ufficio provinciale scolastico.

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