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Il "messaggio del Piave"

Il Veneto, come altre regioni del Paese, subisce da giorni le conseguenze del maltempo ed è rimasto ancora una volta con il fiato sospeso, ripensando alla terribile alluvione del 1966. Il “fiume sacro” resta il sorvegliato speciale. Sono urgenti quei provvedimenti radicali che hanno messo maggiormente in sicurezza altri corsi d’acqua della nostra regione. La “macchina della prevenzione” sta operando bene

31/10/2018

Al momento in cui andiamo in stampa, il peggio, cioè il colmo della piena del Piave, sembra passato, ma le situazioni meteo complessive continuano a destare preoccupazioni. Il Veneto, come altre regioni del Paese, ha subito per giorni le conseguenze del maltempo ed è rimasto ancora una volta con il fiato sospeso, ripensando alla terribile alluvione del 1966, ma anche a quella, più recente, che aveva colpito il Padovano e il Vicentino nel 2010.
Il Piave è rimasto e rimane un sorvegliato speciale: centinaia le persone evacuate nella serata di lunedì, mentre i danni ingenti al bypass provvisorio allestito sul greto, in concomitanza coi lavori sul ponte della Priula, lasciano presagire uno stop della circolazione lungo la Pontebbana per settimane, se non mesi. Molte aree golenali sono state invase dall’acqua, soprattutto a Ponte di Piave, San Biagio, Zenson, Fossalta e Noventa. Oltre alla Priula, per varie ore, è stata sospesa la circolazione anche a Ponte di Piave. Ore di allarme anche lungo i fiumi Meduna, Livenza e Tagliamento.
Nel complesso, però, si deve dire che la “macchina della prevenzione”, messa a punto dalla Regione Veneto e dalla Protezione civile, in stretto raccordo con le Prefetture, i Comuni e le Forze dell’ordine, ha ben operato. La chiusura delle scuole lunedì e martedì ha creato qualche mugugno, ma ha consentito una gestione più serena dell’emergenza.
Soprattutto, è risultato evidente che, come ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, i lavori servono: i bacini di laminazione preparati in questi ultimi anni sono stati determinanti per evitare che intere città e zone del territorio venissero invase dall’acqua: il Vicentino, colpito tremendamente nel 2010, ha tenuto. Non si sono registrati particolari fenomeni lungo il Muson e il Marzenego, nella Castellana, nel Camposampierese e nel Miranese.
Proprio per questo, resta intatto l’allarme più grande, relativo al Piave. Ogni qualche anno il fiume invia il suo messaggio, chiaro e inequivocabile. Sta accadendo anche in questi giorni. Un altro 1966 è possibile e la prossima volta potrebbe non bastare la scelta di “svuotare” i bacini bellunesi durante l’estate. Anche per il “fiume sacro”, che proprio in queste settimane stiamo celebrando a cento anni dalla Grande guerra, diventa sempre più urgente intervenire con opere in grado di neutralizzare le piene.

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