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Il grazie del Vescovo alle Fiere
Il 16 ottobre la chiesa di Sant’Ambrogio di Fiera a Treviso ha accolto la comunità dei lavoratori dello spettacolo viaggiante e i fedeli della parrocchia per una celebrazione eucaristica ricca di significato. A organizzare il momento annuale è stato l’ufficio diocesano Migrantes.
Presieduta dal vescovo Michele Tomasi, la Messa è stata un momento di gratitudine al Signore nel contesto degli ottocento anni delle Fiere di San Luca, storicamente istituite nel lontano 1226 dal podestà di Treviso. Hanno concelebrato con il vescovo, don Silvano Perissinotto, direttore dell’ufficio Migrantes, don Matteo Volpato, parroco di Fiera, don Marco Carletto, parroco di Santa Maria del Rovere e don Mirko Dalla Torre, responsabile del settore lavoratori degli spettacoli viaggianti per la diocesi di Vittorio Veneto. Nel corso della sua omelia, il vescovo ha ripercorso il valore storico e spirituale di una presenza che attraversa i secoli, tessendo un legame importante tra la comunità locale e le famiglie che animano il luna park. “Chi arriva porta un dono, la pace; chi accoglie offre la tavola. Per 800 anni Treviso e la gente delle fiere hanno vissuto proprio questo scambio”, ha sottolineato il Vescovo. È la logica dell’ospitalità, quella che Gesù insegna ai discepoli inviati a due a due in città e villaggi.
“Per ottocento anni Treviso e la gente delle fiere hanno vissuto proprio questo scambio. La città ha offerto il suo prato, la sua piazza; voi avete portato la festa”. Un compito importante perché “anche la gioia è un annuncio”. Riconoscendo le complesse dinamiche che negli anni hanno accompagnato questa convivenza, monsignor Tomasi ha ricordato che la strada del dialogo e dell’intesa resta l’unica feconda: “Non sempre è stato facile, lo sappiamo. Ma quando lo scambio funziona, quando c’è rispetto reciproco, nasce qualcosa di bello per tutti”. Il vescovo ha ricordato che san Francesco d’Assisi, scomparso proprio nel 1226, amava definire se stesso e i propri frati come giullari di Dio, chiamati a percorrere le strade del mondo in totale essenzialità per recare gioia e annunciare la concordia. Un richiamo che si è ricollegato all’insegnamento di un altro Francesco, papa Bergoglio, che ha descritto gli operatori dello spettacolo itinerante come veri e propri artigiani della festa e seminatori di gioia. Soffermandosi sulla figura dell’evangelista Luca, compagno di viaggio di Paolo e sostegno nelle prove più difficili, monsignor Tomasi ha dedicato parole di grande vicinanza alla vita quotidiana dei giostrai. Ha evocato la fatica del continuo spostarsi, il montare e smontare le attrazioni, la complessità di dover cambiare continuamente scuola per i figli e la necessità di gestire pratiche e permessi tra le incertezze del settore. In questa precarietà, la famiglia, un amico “che resta”, le tradizioni tramandate di generazione in generazione e la fede rappresentano quel mantello di protezione e quei libri della memoria indispensabili per orientare il cammino e custodire la propria identità. Il cuore dell’omelia è stato un appello al senso di comunità e fraternità e all’etica del lavoro. “Quanta competenza, quanta fatica, quanto ingegno ci sono dietro una giostra che gira in sicurezza. E quanto il vostro è un lavoro di squadra, spesso di famiglia. Non è un lavoro di serie B: è un lavoro che fa crescere chi lo compie e rallegra chi lo incontra”.
Infine, un appello alla città, contro ogni pregiudizio verso le persone che si spostano, che viaggiano: “Vorrei dirlo anche alla nostra città: chi viaggia non è un estraneo da tollerare, ma un ospite da accogliere”, ha ricordato il Vescovo. E indirizzandosi direttamente alle famiglie dello spettacolo viaggiante, ha aggiunto: “Il vostro lavoro, quando è fatto con onestà, con cura per la sicurezza, con attenzione ai bambini e alle famiglie, può essere davvero un modo di dire «Pace a questa casa»”.
Dopo la celebrazione, il vescovo, i sacerdoti concelebranti e gli agenti della Polizia locale hanno visitato le strutture della Fiera, salendo sulla ruota panoramica.



