Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Veneto all'anno zero. Lorenzon: "Ripartire dai legami sociali"
Dopo la presidente di Unindustria Treviso interviene il segretario Cisl: la ripresa della fiducia reciproca appare l’elemento decisivo per uscire dall'impasse. Per il sindacato - ma anche per l’intera società civile locale - si tratta di una sfida non nuova che, per quanto ci riguarda, si riallaccia idealmente al sindacalismo delle origini.
Giunti oltre la metà di questo travagliato 2016, può essere di qualche aiuto cercare di capire ciò che sta accadendo intorno a noi, a partire dalla situazione del lavoro e dell’economia.
Parlare di una situazione di incertezza e insicurezza è persino scontato, oltre che troppo generico; ma è esattamente ciò che sta avvenendo, poiché ci troviamo sospesi tra un passato che non è più in grado di offrire rotte sicure e un futuro dominato dalla infinita possibilità di soluzioni.
La disoccupazione sta molto lentamente diminuendo, ma continua a preoccupare la scarsa qualità del lavoro offerto alle giovani generazioni: le occasioni d'impiego hanno spesso il volto della precarietà, che, non di rado, sconfina nello sfruttamento.
Il sistema economico locale (intendendo tutte le forme di lavoro, pubblico e privato, dipendente e indipendente, produttivo e commerciale), sta vivendo una profonda metamorfosi, in cui le conseguenze delle innovazioni informatiche e telematiche non sono meno decisive di quelle innescate dalla globalizzazione. Su tutto questo è piombato il dramma della crisi delle banche del territorio (Veneto Banca e Popolare di Vicenza), che con i loro crack hanno sottratto alle famiglie e alle imprese locali oltre 15 miliardi. Una vicenda che ha fatto emergere in maniera evidente e definitiva la fine del miracolo del Nordest, un periodo caratterizzato da una crescita spettacolare senza che ne siano state consolidate le radici, prima di tutto quelle culturali, e poi quelle civili e sociali.
Come definire tutto questo, se non ricorrendo all’espressione “crisi di fiducia”? Una crisi che caratterizza i rapporti personali, quelli sociali e quelli economici e che, sommata alle conseguenze prodotte dal terrorismo, sfocia in una domanda politica a cui nessuno oggi sembra in grado di dare adeguata risposta. Né la “vecchia” politica - che fa fatica a rendersi conto di quanto sta succedendo, sperando solo in una qualche ripresa dell’economia -, né quella “nuova”, che appare frastornata tra populismo e impreparazione.
Per questo la ripresa della fiducia reciproca appare l’elemento decisivo per uscire da questo impasse. In particolare si tratta di una fiducia che va data ai giovani - spesso individualisti e disorientati - perchè possano ridare un senso al loro futuro nella costruzione di nuovi legami sociali.
Per questo è importante andare oltre l’attuale “stato sociale”, di cui è rimasta la pretesa dei diritti, senza la cura delle relazioni e l’esercizio della responsabilità. Per far questo occorre ripartire dal territorio, sperimentando nuove forme di welfare capaci di mettere insieme uomini e donne, giovani e anziani, poveri e benestanti, associazioni e istituzioni.
Per il sindacato - ma anche per l’intera società civile locale - si tratta di una sfida non nuova che, per quanto ci riguarda, si riallaccia idealmente al sindacalismo delle origini, caratterizzato da due pilastri: la contrattazione e la mutualità. La contrattazione, per migliorare le condizioni economiche e normative dei lavoratori; la mutualità, per costruire quei legami sociali che stanno alla base dello sviluppo economico, ma anche della crescita morale e civile di un popolo.



