giovedì, 24 settembre 2026
Meteo - Tutiempo.net

Geografia dei senza fissa dimora: chiude via Pasubio, aprono l’ex macello e gli Oblati

Per alcuni “fortunati” si stanno aprendo le porte nella casa degli ex Oblati, di proprietà della Diocesi, e nello spazio comunale dell’ex macello di Treviso, che sostituisce il dormitorio di via Pasubio, ora dato all’Ats. Altre realtà offrono un tetto ai senza dimora in Comuni del territorio trevigiano
24/09/2026

Entro il fine settimana si conclude l’esperienza del dormitorio comunale di via Pasubio, a Treviso, da anni impegnato a offrire un letto, a turno, a una quindicina/ventina di persone che dorme per strada (i locali sono stati ora affidati ad Alto trevigiano servizi per tre anni).

D’ora in avanti, l’emergenza sarà gestita all’ex macello in via Castello d’amore, zona stadio, che entro fine anno sarà ufficialmente inaugurato e riceverà un nuovo nome, meno repellente rispetto a “ex macello”. A parte questo dettaglio, la geografia trevigiana dell’accoglienza dei senza fissa dimora rimarrà sostanzialmente la stessa, ma finché non arrivano temperature più pungenti la risposta cronicamente emergenziale resta insufficiente.

L’apertura degli Oblati

Intanto, il 4 ottobre don Giovanni Kirschner, come referente, si prepara a riaprire la Casa dei sacerdoti Oblati diocesani in viale fratelli Bandiera 42, sempre in accordo con la Diocesi che è proprietaria dell’immobile, la Caritas trevigiana, la parrocchia di Santa Maria sul Sile, e l’apporto della cooperativa La Esse. Quest’anno le persone accolte saranno 11, due in più rispetto allo scorso anno, tutte da Pakistan e Afghanistan, con priorità che sarà data ai giovani tra i 18 e i 25 anni, perché più fragili rispetto agli adulti e più a rischio devianze, ma anche perché - spiega sempre don Giovanni -, essendo arrivati da poco, potrebbero essere più motivati all’inserimento. La casa aprirà la sera alle 19.30, dopo la consegna dei pasti alla mensa della Caritas, e chiuderà la mattina alle 8.30 dopo aver messo a disposizione la colazione.

Nel progetto sono coinvolti moltissimi volontari e volontarie del territorio, sia di Treviso che dei Comuni contermini. “Quest’anno cominceremo fin da subito ad attivarci per far sì che queste persone, quando il 31 maggio la casa chiuderà, abbiano potuto costruire un proprio progetto di vita e comincino a camminare con le proprie gambe - spiega don Giovanni -. Ci vogliono mesi affinché una persona possa essere compresa e accompagnata verso il percorso più adatto, a seconda delle proprie necessità e capacità: una risposta emergenziale di due o tre mesi non può essere sufficiente”.

Oltre l’emergenza

Con lo stesso spirito, sempre don Giovanni e l’associazione Passa Mani aps fanno da garante per cinque persone che da metà settembre dello scorso anno vivono in un appartamento di un privato, con un regolare affitto. “Siamo strutturati per replicare l’esperienza con altri immobili messi a disposizione dai privati, sia sul piano legale che umano, perché abbiamo dei volontari sempre pronti a dare una mano e la consulenza della cooperativa La Esse, i cui operatori fanno da supervisori” racconta.

L’assessora ai servizi sociali del Comune di Treviso, Gloria Tessarolo, sembrerebbe pienamente d’accordo con il principio, cioè la realizzazione di quelli che definisce “percorsi di uscita” dall’emergenza: “Come Comune stiamo lavorando anche ad altri tipi di accoglienza, ci sono progettualità in divenire, di cui ora non posso parlare approfonditamente, e che riguardano lavoratori stranieri con reddito. Questo perché chi lavora non può essere accolto in dormitorio come chi non ha reddito: necessita di altro tipo di collocazione e di progettualità, come ad esempio i gruppi appartamento”. A questo proposito l’assessora ricorda che Treviso è una delle dieci città italiane coinvolte nella sperimentazione legata all’articolo 18-ter TUI del decreto legge 145 del 2024, dedicato alle vittime di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

La conta dei letti

L’emergenza, però, resta. Il dormitorio di via Pasubio aveva 20 posti, la sede di via Castello d’amore ne mette a disposizione 16 per l’asilo notturno, che avrà un ingresso indipendente rispetto ai 14 posti letto della comunità alloggio, che accoglie persone in situazione di grave marginalità (straniere e non solo, prevalentemente anziani con bisogni assistenziali ben strutturati). Qui le persone stanno il tempo necessario (anche anni), finché non si struttura un progetto assistenziale tale per cui le persone riescano a passare nei gruppi appartamento del social housing. Totale: 30 posti pubblici. A questi si aggiungono dunque gli 11 degli ex Oblati e si arriva a quota 43. Considerando che la mensa della Caritas distribuisce anche 80 cene al giorno, i numeri restano ancora insufficienti. Altri posti letto sono messi a disposizione anche in altre cittadine della provincia, come Castelfranco (capofila dell’Ats08) che ha 14 posti nella recente Casa Cattani a Salvarosa, inaugurata lo scorso dicembre. A Spresiano, il co-housing dell’ex casa Santin offre 12 posti letto: sono messi a disposizione anche del Comune di Treviso perché, come spiega Tessarolo, “la città di Treviso da sola non può rispondere all’emergenza abitativa dell’intera provincia”. Un altro asilo notturno è presente a Oderzo, gestito dalla Caritas di Vittorio Veneto, ma rientrante nell’Ats09 di cui Treviso è capofila.

Verso il freddo

Il meteo serale, oltre che il calendario, confermano che l’estate è ormai alle spalle. Anche se dormire senza un tetto sopra la testa non è una passeggiata di salute, in qualsiasi stagione.

Nel picco dell’emergenza freddo, è probabile che esperienze già consolidate, come la sede della Comunità di Sant’Egidio, tornino ad aprire le loro porte, ma nel frattempo le persone rimarranno per strada.

Proprio in questi giorni il Comune ha attuato un nuovo sgombero del parcheggio Appiani, dove attualmente dormono una ventina di persone (quelle trovate al momento dello sgombero, effettuato di giorno, quando altri sono al lavoro, ndr), mentre al parcheggio Dal Negro si stanno progettando le aperture per le auto, e anche lì dormono circa una ventina di persone, con picchi tavolta maggiori.

Ma se non hanno altro posto, ci torneranno, o ne troveranno uno di nuovo. E la storia si ripeterà da capo.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio