Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Mezzi pubblici: piccoli incidenti spesso sottovalutati
L’incidente del tram a Milano, che sbanda paurosamente e uccide due persone, riporta al centro un tema spesso sottovalutato: la sicurezza a bordo dei mezzi pubblici. Non solo nei grandi sinistri, ma nella quotidianità del viaggio, dove il rischio non è lo scontro, bensì la perdita di equilibrio.
Anche in Veneto il problema esiste, ma resta poco visibile. Tra Venezia, Treviso e Padova le cronache raccontano episodi isolati che, letti nel loro insieme, preoccupano.
Nel 2016, a Marghera, alle porte di Venezia, un uomo di 92 anni cade e muore all’interno di un autobus dopo una frenata improvvisa. Nel 2025, a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, un bus di linea con decine di passeggeri esce di strada: fortunatamente, solo contusioni per i passeggeri. Sempre nel 2025, a Oderzo, uno scontro tra un’auto e un autobus carico di studenti provoca un morto e diversi feriti.
E, ancora: a Mestre, un passeggero si ferisce al ginocchio, dopo una brusca frenata del tram urbano, mentre, a Torre di Mosto, un uomo viene soccorso dall’autista mentre, ferito, sale sul bus. Infine, nel 2023, la tragedia del cavalcavia di Mestre: un autobus precipita e nello schianto muoiono 22 persone.
Episodi diversi, ma con un filo comune: il rischio per i passeggeri non si concentra solo negli incidenti stradali, bensì nei momenti ordinari della corsa.
Sugli autobus il problema è evidente. I passeggeri viaggiano spesso in piedi, si muovono nel corridoio, si preparano alla discesa. Basta una frenata improvvisa, una curva più stretta, o una ripartenza per perdere l’equilibrio. Le cadute possono sembrare banali, ma per anziani o persone fragili possono tradursi in traumi anche seri. Il punto più delicato resta l’accesso al mezzo. Salire e, soprattutto, scendere dal bus o dal treno rappresentano la fase più critica. Il dislivello tra veicolo e strada, i marciapiedi non sempre adeguati, la fretta dei passeggeri, le superfici bagnate: tutto concorre a creare condizioni di rischio. È qui che si concentra una parte rilevante degli infortuni, anche se raramente finiscono nelle cronache.
Fare statistiche precise è difficile. Molti di questi episodi non vengono classificati come incidenti stradali: non c’è collisione, non intervengono le forze dell’ordine. Restano nei registri delle aziende come “sinistri passeggeri” o nelle richieste di risarcimento.
Se sugli autobus il fenomeno è visibile, almeno in parte, sui treni lo è ancora meno. Le Ferrovie dello Stato non diffondono dati dettagliati e gli episodi finiscono in una categoria tecnica: “Infortuni viaggiatori”. Una definizione ampia che comprende cadute, urti, incidenti in stazione o a bordo.
Eppure, leggendo i report ferroviari, emerge uno schema chiaro. I momenti di rischio per i passeggeri sono tre: l’accesso al treno, con salita e discesa spesso rese difficili dai dislivelli; la permanenza a bordo, dove frenate o movimenti del convoglio possono provocare cadute, sebbene più raramente rispetto ai bus; infine, la stazione, con marciapiedi affollati, superfici scivolose e attraversamenti impropri.
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