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L’Algeria attende il Papa: ne parliamo con il Vescovo di Orano

Leone XIV sarà nel Paese dal 13 al 15 aprile. Intervista con il trevigiano Davide Carraro

Tra meno di un mese papa Leone XIV inizierà in Algeria il suo primo viaggio apostolico in Africa, prima di proseguire verso Camerun, Angola (vedi l’articolo a pagina 17) e Guinea Equatoriale. Una terra, l’Algeria, dove il cristianesimo ha radici antichissime, ma dove oggi i cattolici rappresentano una piccolissima minoranza, che il Papa ha già visitato due volte, da superiore generale degli Agostiniani.

Istantanea sul Paese

Con una popolazione di poco superiore ai 48 milioni di abitanti e un territorio circa 9 volte quello dell’Italia, l’Algeria è il paese più grande del continente africano e del Mediterraneo. A meno di 400 chilometri dalle coste italiane (Sicilia) e a 200 da quelle spagnole, l’Algeria occupa una posizione strategica, che ne fa un attore chiave della geopolitica mediterraneo-africana.

Nel nuovo scenario energetico delineatosi a partire dal 2022 (conflitto russo-ucraino), l’Algeria ha consolidato la propria posizione come partner strategico fondamentale per l’Italia e l’Europa, garantendo stabilità agli approvvigionamenti di gas naturale. Tale ruolo viene gestito con un delicato equilibrio diplomatico, che tiene conto degli storici legami di cooperazione con la Federazione Russa.

Sul piano regionale, Algeri si impegna attivamente nel favorire la stabilizzazione di aree critiche come la Libia e il Sahel. Parallelamente, il Paese continua a gestire con prudenza le complesse dinamiche di vicinato con il Marocco, in particolare riguardo alla questione del Sahara Occidentale, oltre a far fronte alle persistenti sfide poste dai flussi migratori. Il Paese segue una traiettoria di costante stabilità politica e socioeconomica, supportata da una forte presenza dello Stato nei settori chiave dell’economia e sull’ordine pubblico.

Nel segno della fraternità

Nell’antica Numidia, la Chiesa cattolica è oggi tra le più piccole dell’Africa, in termini proporzionali, con meno di 10 mila fedeli. Negli anni Novanta, l’Algeria ha vissuto un periodo difficile della sua storia recente, caratterizzato anche da violenza e terrorismo. Assieme a molti cittadini e imam algerini uccisi durante questo periodo, anche 19 religiosi cristiani hanno subito la stessa sorte.

Oggi, la comunità cattolica è composta soprattutto da studenti africani subsahariani, migranti, lavoratori stranieri, religiosi e religiose. I cattolici algerini autoctoni sono pochi. Nonostante i numeri ridotti la Chiesa cattolica in Algeria è organizzata in quattro circoscrizioni: arcidiocesi di Algeri, diocesi di Orano, Costantina e Ippona, Laghouat-Ghardaïa.

Dal 13 al 15 aprile, papa Leone visiterà Algeri e Annaba, terra di sant’Agostino, l’antica città romana di Hippo Regius, di cui fu vescovo.

La prima visita di un Papa in Algeria

Il logo scelto per la visita, ispirato a un antico bassorilievo, presenta due colombe che bevono dalla stessa coppa, simbolo di pace e comunione, e il Chi Rho, emblema cristiano, uniti alla mappa dell’Algeria. I colori verde, rosso e bianco richiamano la bandiera algerina, mentre il giallo fa riferimento al Vaticano. Al centro e in basso troviamo il motto del Viaggio, riportato in arabo, amazigh e francese. “La paix soit avec vous” (La pace sia con voi), reso in arabo con il saluto “Assalamu Alaykom”, rappresenta il dialogo e l’incontro tra cristiani e musulmani ed è un invito universale a vivere la pace, la fraternità e la convivenza armoniosa.

Per raccontarci dei preparativi del viaggio papale, e di come questo Paese ponte nel Mediterraneo vive oggi, abbiamo raggiunto al telefono il vescovo di Orano, il trevigiano Davide Carraro, originario di Sambughé, missionario del Pime, che da vent’anni risiede nel Paese

Il vescovo Carraro: “Costruzione di ponti”

“È una grande gioia e un onore per noi accogliere il Papa - esordisce mons. Carraro rispondendo alle prime domande -. Questa visita ci incoraggia e ci mostra la grande attenzione della Chiesa universale verso la nostra piccola chiesa locale d’Algeria”. Orano, dove è vescovo, è seconda città dell’Algeria per popolazione, con oltre 2 milioni di abitanti, e importante porto sul mar Mediterraneo. Il viaggio assume una dimensione simbolica, nel contesto internazionale attuale. In un momento segnato da nuove crisi e tensioni internazionali, la figura del Papa continua a essere percepita come una delle principali autorità morali globali in grado di promuovere un messaggio di pace e convivenza.

Poi, naturalmente, l’Algeria è la terra di sant’Agostino che “rappresenta per gli algerini una figura storica e culturale, intesa come un figlio illustre della loro terra (era di origine berbera, ndr) e un elemento di dialogo interculturale e pace tra i popoli”.

Ricordando le figure di Pierre Claverie e Christian de Chergé, tra i martirizzati negli anni Novanta del secolo scorso, il vescovo Davide ci ricorda che sono stati dei “martiri dell’ordinario, perché quello che hanno testimoniato è stato ed è alla portata di tutti, e ci dicono che la santità è alla portata di tutti”.

Inoltre, incalza il vescovo sul significato di questo viaggio, “sarà occasione per poter continuare il dialogo, la costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano”. Il Papa è stato inviato dal presidente algerino e avrà degli incontri con le autorità civili nel segno della pace e del ponte tra Africa ed Europa. L’Algeria, inoltre, è un Paese affacciato sul Mediterraneo, un aspetto molto importante per papa Leone XIV. I suoi primissimi viaggi - Libano, Turchia e ora Principato di Monaco e Algeria - si sono svolti tutti sulla costa mediterranea. Un elemento significativo, che lo inserisce nel solco del dialogo e della fratellanza universale. Quella in Algeria, e la successiva visita, a giugno, in Spagna rappresentano un segno di continuità della centralità del Mediterraneo per la pace, come sostenuto da papa Francesco. “Come Chiesa d’Algeria - precisa il vescovo Davide - siamo molto sensibili a tutte le attività che si svolgono a livello di Mediterraneo”.

Ad Annaba, sulle rovine romane della cattedrale dove sant’Agostino ha predicato, “immagino - qui il vescovo esprime il suo pensiero personale - che per il Papa sia importante andare in questi luoghi per affidare la sua missione come successore di Pietro”.

Una piccola Chiesa

“Siamo una Chiesa molto piccola. Se penso alla diocesi di Orano - ci dice - che fa circa 10 milioni di abitanti, in un territorio un quarto dell’Italia, come cristiani siamo circa 400, in gran parte studenti o migranti subsahariani, oltre a noi consacrati e a qualche lavoratore straniero, suddivisi in circa 30 nazionalità. Per questo ci definiamo una «Chiesa mosaico», in cui ogni tessera ha la sua specificità e la sua importanza. Tra di noi, circa metà sono di tradizione protestante”. E aggiunge “noi ci sentiamo una Chiesa per e con un popolo musulmano. La nostra presenza vuole essere nella vita quotidiana delle persone, e mira a costruire ponti di dialogo, è fatta più di presenza e di incontri che di strutture”. Sottolinea, poi, che la presenza cristiana si caratterizza “per essere di passaggio” se si considera la provenienza (studenti e migranti subsahariani, religiosi). È difficile dare un ritmo, perché ci sono molti cambiamenti di persone in tempi brevi”, precisa mons. Carraro.

“Pur in una condizione di minoranza ci sentiamo ospiti e viviamo come ospiti con un profondo rispetto di chi ci accoglie, le diversità che incontriamo. L’accoglienza credo vada di pari passo rispetto a come noi accogliamo l’altro”.

Venendo all’attualità gli chiediamo come dall’Algeria vengano lette le tensioni in Medio Oriente con l’Iran. Ci dice che crede “ci siano varie letture, è bello vedere che in Algeria musulmani e cristiani pregano per la pace”.

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