Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Un libro e un podcast con le storie dei negozi trevigiani
Treviso è una città ricca di storia e una parte di questa la raccontano anche le sue botteghe. Lo sa bene Confcommercio Treviso, che ha approfittato del bando PR Veneto Fesr 2021-2027 per divulgare le storie di alcune di queste storiche botteghe: da un lato attraverso il libro “Treviso e le sue botteghe. Storia di una città e dei suoi commercianti”, frutto del lavoro dello storico e presidente dell’associazione Doge, Giorgio Bughetto, e dall’altro attraverso il podcast “Memorie di bottega. Storie di mani, voci e vetrine”, realizzato dalla storica Francesca Gallo. Un doppio canale di divulgazione che certamente accontenta generazioni molto diverse.
Il progetto
L’idea delle storie non può dirsi propriamente innovativa, ma di certo è potenzialmente efficace: la fascinazione per il racconto è inscritta nel nostro dna da millenni, e ci si augura che possa essere la carta giusta per riportare la cittadinanza trevigiana dentro in bottega e un po’ meno sugli shop online. Il libro raccoglie materiali d’archivio, documenti, bellissime fotografie storiche e racconti di circa 70 commercianti trevigiani; il volume “Treviso e le sue botteghe”, edito da Grafiche Antiga, è attualmente in stampa e sarà presentato ad aprile. Il podcast “Memorie di bottega”, invece, disponibile da qualche giorno nelle piattaforme online, di storie ne accoglie 22 (durano una decina di minuti ciascuna), raccontate con la propria voce dai diretti interessati. I commercianti partecipanti al podcast, vedranno nei prossimi giorni apposta una targa all’esterno della propria bottega: un qr-code renderà fruibile a tutti i passanti il podcast con la relativa storia. Naturalmente, l’invito di Confcommercio è di entrare in bottega e farsela raccontare di prima mano, anzi, voce.
Memorie e invenzioni
Si tratta di vere e proprie pietre miliari della trevigianità, come coltelleria Nascimben, gastronomia Danesin, mesticheria Vasconetto, cereria Torri, Metalferramenta, calzature De Pol (ormai chiusa), farmacia San Martino, tessuti Fabris, tappezzeria Atelier Ragazzoni e molte altre. Ciascuna a modo proprio custodisce memorie della città, ma è anche protagonista della storia della città. Gallo e Bughetto, nella presentazione del progetto a casa Robegan (sede della fondazione Mazzotti, liaison non casuale), lasciano al pubblico qualche assaggio. Raccontano, per esempio, che, durante la prima guerra mondiale, il teatro Eden era occupato dalla fabbrica di scarpe di De Pol, che produceva stivali per il nostro esercito; in tempi di pace, quando si è trattato di ristrutturare il teatro, lo stesso De Pol è stato coinvolto nel ripristino dei colori originali. E che dire di Danesin e delle sue borsette anonime degli anni Cinquanta, che permettevano alle casalinghe di non far sapere a tutti di aver acquistato dei pasti già pronti (cosa disdicevole, per i tempi), oppure degli schizzi di fango rappreso in alcuni punti “segreti” della farmacia San Martino, lasciati dai titolari a seguito dei bombardamenti come traccia storica. E, poi, l’innovazione di questi commercianti: la mesticheria Vasconetto ha inventato un verde che ancora non esiste nemmeno nella scala Pantone, Danesin ha introdotto i primi pranzi pronti, Gola ha importato le prime macchine da cucire. Non solo passione, quindi, ma anche genialità e spirito d’avventura.
Commercio ieri e oggi
Gallo ha sottolineato come, nel suo caso, le interviste siano partite con un certo scoraggiamento, per terminare (dopo il racconto della propria storia, dei propri successi e fatiche) quasi sempre con una presa di consapevolezza del proprio orgoglio identitario. Una fame di impresa che Federico Capraro, presidente di Confcommercio, certifica anche tra i giovani e che i “vecchi” bottegai di fatto confermano: a tutti e tutte loro piace quello che fanno e la passione è palpabile. Treviso, però, oggi, è ben lontana da quelle fotografie storiche brulicanti di vita, di acquirenti e di commercianti. I nodi sono molti e quasi sempre gli stessi: affitti alti, concorrenza dell’e-commerce e dei grandi centri commerciali, scarsità di parcheggi. Almeno su questo ultimo punto, il sindaco Mario Conte si dichiara soddisfatto da queste prime domeniche pomeriggio di parcheggi a pagamento in centro città, sostenendo che “come ci aspettavamo, non c’è stato un fuggi fuggi, anzi, sono aumentati gli utenti che sono venuti in città e abbiamo visto che è anche migliorata la rotazione, cioè i residenti hanno capito la bontà dell’iniziativa e hanno spostato le auto fuori dal centro, in modo tale che coloro che venivano in città per godere delle bellezze o per fare degli acquisti hanno trovato anche facilmente dei parcheggi. Questo significa che la direzione che abbiamo preso è quella giusta, per una città sempre più a misura di pedone e di ciclista”. Una conclusione che, visto il risultato “più utenti in città in macchina la domenica mattina”, lascia quanto meno un po’ confusi.



