Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Tre rintocchi, tre battiti d’orologio molestano lo stormo in ozio, che come petali scuri, si leva in volo ad esplorare il panorama dal Grappa al Pasubio, dai Colli Euganei alla laguna di Venezia diluita nel cielo.
Asolo si crogiola dentro la canotta di silenzio: serrande abbassate, imposte socchiuse sul cicaleccio nitido della fontana; più giù i portici di via Browning recitano un rosario di fiori in questo primo pomeriggio di primavera.
Una vetrina illuminata ferma i passi: pomelli, ghiere, portalampade, copulini, rosoni, paralumi in ceramica plissettata sparsi come un gregge nel prato sono il tema per una e dieci poesie. Oltre l’ingresso, il corridoio, ricavato a fatica tra una miriade di oggetti, accompagna lo sguardo in fondo, a incrociare una testa bianca dietro il bancone, una ceramica bassanese, forse. Quel bibelot, invece, percepisce la presenza, si alza e si avvicina.
Che ci fa un negozio del genere tra boutique con prezzi da capogiro a furia di ricontare gli zeri, tra orologerie senza cartellini, tra ristoranti stellati?
Esiste perché è unico, perché nessuno passa senza fermarsi, perché scavalca il tempo proprio come il borgo tutto. Ineccepibile, signor Arnaldo, pur nella difficoltà di orientarsi tra vetrinette, raccoglitori, vecchi giradischi, filo a treccia e lampadari sfaccendati: a illuminare il negozio ci pensano, infatti, alcune spocchiose lampade a fluorescenza, i cari vecchi neon, per intenderci, invenzione del primo Novecento. Del resto Ernesto De Lazzari, classe 1912, figlio di Ferdinando e padre di Arnaldo, apre i battenti del negozio nel 1947, dopo essere sopravissuto alla guerra in Eritrea, Jugoslavia, Francia, dopo l’addio alle armi, dopo la prigionia.
In precedenza aveva imparato il mestiere a Roma, dove raccontava con orgoglio di aver messo le mani anche sulla radio installata nel velivolo di Italo Balbo per la trasvolata dell’oceano.
Dopo “le nuvole di sangue”, Ernesto tira fuori quell’arte messa da parte e tornata preziosa per impianti e riparazioni di elettrodomestici: c’è così tanto lavoro da far crescere la sua azienda artigiana fino a un organico di 15 dipendenti.
La sua mente creativa inventa, modifica, trasforma ogni oggetto che tocca lasciando così nel negozio di Asolo una e più testimonianze. Come il congegno ideato per far funzionare il semaforo. Un cimelio. Ma il nostro artigiano inventore riesce nel contempo a gestire due cinema ad Asolo, uno a Onè di Fonte e un altro a Casella. Scene da film per Ernesto, che, affittata la pellicola in quel di Padova, vola a proiettare il primo tempo in una sala e il secondo nell’altro cinema, senza mai una protesta per la visione invertita. Fasciati nel fumo delle sigarette, gli spettatori commentano ad alta voce e se la ridono, consumando un autentico oltraggio al raziocinio: vivadio, deve esserci divertimento puro almeno al cinema.
Di padre in figlio: Arnaldo De Lazzari continua l’attività artigianale, entra nelle case, risolve i problemi convinto com’è che per ogni grattacapo si trova una soluzione. Gli anni passano, i televisori e tutto l’armamentario da cucina si trovano nei supermercati, l’attività si riorganizza, apre un secondo punto vendita a Pagnano, giù ai piedi di Asolo, e intanto il suo estro produce piccoli capolavori, messaggeri di un passato da molti apprezzato.
Pezzi unici, nati dai suoi progetti e realizzati da ceramisti locali, vengono uniti oppure divisi secondo le esigenze: e voilà che un pomello si trasforma in appendiabiti oppure in tappo per bottiglia.
Una lampada da mettere tra due travi? Guarda qua lo snodo ad hoc.
Inutile raccontare le mille versioni di oggetti d’arte: il negozio è aperto, basta metterci dentro il naso, spazio permettendo. San Tommaso l’avrebbe fatto, c’è da scommetterci.
Ma tutta questa... questa...? “Non è confusione, non è disordine: è caos creativo” spiega il geometra Arnaldo, 76 anni, lisciando la lunga barba. Ma qualcosa sarà introvabile in tanta creatività. “Soltanto se viene rubato. Ho tutto presente”, afferma sicuro.
Di punto in bianco sorge un dubbio: chissà se i clienti giungono anche da fuori Asolo. Dalle arti alle armi il balzo è veloce.
Arnaldo rimira il soffitto, lascia cadere le braccia in tutta la loro lunghezza, rumina le parole, ingoia quelle da non dire: arrivano qua da ogni angolo del mondo, afferma. Lui accoglie tutti, curiosi e compratori: qualche lingua la mastica, per le più ostiche implora il traduttore, come fatto con la cinesina sorpresa da tanta tecnologia, in un luogo che sa di passato.
Nel covo delle cose strane, sono in molti a cercare qualcosa di unico, e se non c’è, si disegna, si progetta per realizzarlo e spedirlo poi anche là, in capo al mondo.
Ma in questo vasto assortimento umano, non tutti i clienti sono farina “da particole”.
Un giorno, un tale sceglie un oggettino da 4 euro e alla cassa chiede: “Che sconto mi fa se ne prendo due?”.
Il pover’uomo si è infilato nella peggiore delle situazioni. “Chiedere un simile abbuono è come bestemmiare in chiesa” gli risponde Arnaldo.