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Domenica di Pentecoste. Anche noi possiamo essere Chiesa del Risorto

La Chiesa del Risorto è nata così: fragile, addolorata, chiusa nella paura, e Gesù sta lì in mezzo. È veramente risorto

l Vangelo di Pentecoste ci riporta indietro di 50 giorni, alla sera di Pasqua, quando i discepoli non sanno ancora che Gesù è risorto e sono chiusi nel dolore e nella paura. Chiusi a chiave, dall’interno, si nascondono. Hanno fatto scelte coraggiose e corso molti rischi per seguire il Maestro, ma poi le cose si sono fatte così difficili e violente, e il maestro è stato ucciso. Che ne sarà di loro, che lo hanno sostenuto pubblicamente? Al dolore per la morte di Gesù si mescola la paura per la propria vita e questo paralizza: meglio stare zitti e nascosti, sperando che le acque si calmino.

Nel dolore e nella paura

Quante persone vivono così, chiuse nel dolore e nella paura: famiglie in un paese in guerra, dissidenti politici davanti a una dittatura, minoranze etniche, religiose o culturali in un paese che le perseguita... o chi fatica ad affrontare le proprie giornate a causa della malattia, della fragilità psicologica, della mancanza di lavoro, dell’isolamento sociale, che portano a chiudersi, paralizzati.

La Chiesa del Risorto è nata così: fragile, addolorata, chiusa nella paura, e Gesù sta lì in mezzo. È veramente risorto: i segni dei chiodi e della lancia mostrano che non c’è più nessuna porta chiusa per lui, perché Egli ha attraversato perfino la morte. È così che nasce la Chiesa del Risorto: non dalle convinzioni dei discepoli, dal loro coraggio o dalla loro bravura, ma dal Risorto che anche a porte chiuse sta lì in mezzo al loro dolore e alla loro paura. Dopo il silenzio della tomba, ecco di nuovo la Parola che risuona: «Pace a voi!», e i segni di morte trasformati in segni di Vita e di Amore. È qui che nasce la gioia vera. I discepoli non erano capaci di uscire dal loro stato di angoscia e di dolore: non solo le porte della stanza erano chiuse, ma anche quelle del cuore e della mente. Ma il Risorto entra e dona pace e gioia.

La Chiesa a Pentecoste è chiamata a fare memoria della sua origine: essa viene dal Risorto e soltanto rimanendo ancorata al Signore potrà sempre ricevere la Sua pace e la Sua gioia e così le potrà trasmettere agli uomini e alle donne di ogni tempo, di questo tempo.

Il dono della pace

Come battezzati, siamo pietre vive della Chiesa. Il Vangelo ci suggerisce che anche noi possiamo essere Chiesa del Risorto, Chiesa di Pentecoste: coltivando il dono della pace, la pace del cuore che viene da una vita donata per amore, in famiglia, nel vicinato, al lavoro, nella nostra città. Nel nostro piccolo, con chi crede e con chi non crede, con chi ha la nostra stessa cultura e chi viene da altrove, possiamo essere segno della presenza di una Chiesa che non evita le situazioni di chiusura, di sofferenza, di tensione, ma osa l’accoglienza e l’amicizia, perché crede che il Risorto entra anche a porte chiuse.

Portare il perdono

Il Risorto per la seconda volta dice «Pace a voi!» e compie un gesto nuovo: soffia, dona lo Spirito. È il soffio della Vita, una nuova creazione. Lo Spirito del Risorto riempie il cuore dei discepoli e dona loro il necessario per partire: Gesù li invia in missione. La loro missione è detta con poche parole: portare il perdono. Gesù è sorprendente: ha davanti a sé un gruppo impaurito, nascosto e rinchiuso, e rinnova la fiducia. Li invia a compiere la sua stessa missione, «come il Padre ha mandato me...». Non solo: questi discepoli lo hanno abbandonato, tradito, rinnegato. Chissà come sono logorati dal senso di colpa, come si sentono indegni... Gesù invia proprio loro a essere testimoni del perdono di Dio, «da peccatori perdonati», come direbbe papa Francesco. Chissà con quale tenerezza devono aver guardato gli altri, sapendo quanto in basso può farci cadere la fragilità umana, ma quanto in alto può risollevarci la misericordia di Dio.

Cammino che non lascia indietro nessuno

Il Vangelo invita anche noi a fare memoria della tenerezza che il Signore ha per le nostre fragilità, ferite, sbagli. Quando il peccato ci blocca, quando il senso di colpa ci chiude, quando la vergogna per ciò che abbiamo fatto ci allontana, il Signore sta lì in mezzo e aspetta solo che lo guardiamo per donarci il Suo Spirito di Vita nuova, capace di aprire cammini di guarigione e riconciliazione. Non è un cammino facile e neanche veloce. Ci vuole tempo, pazienza, ci sono pause, cadute e ripartenze. Ma forse proprio per questo è il cammino che non lascia indietro e non esclude nessuno.

La Chiesa ha ricevuto la missione di testimoniare che questo è il cammino scelto da Dio: il perdono. Pensiamo alle situazioni in noi e attorno a noi che hanno bisogno di riconciliazione e misericordia e lasciamoci guidare dalle parole di Charles de Foucauld: «“Pace a voi” sia la parola che diciamo entrando nelle case, affrontando gli uomini, sull’esempio del nostro Sposo... “Come il Padre mio ha inviato me, io mando voi”; il nostro Sposo ci dona la stessa missione che ha avuto lui stesso; significa che dobbiamo imitarLo in tutto e continuare la Sua vita, compiere la Sua missione come l’ha compiuta Lui stesso, essere in tutto la Sua fedele immagine».

sorella Francesca PiovesanFraternità di Marsiglia

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