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Ritorna a luglio la Street Fishing, con appassionati da oltre confine

Dopo lo stop di tre anni dovuto ai contrasti con i regolamenti del Parco del Sile, dopo tre anni a luglio torna la “pesca che non uccide”
15/05/2026

C’è fermento alla Pescatori del Sile per la Street Fishing di ritorno a luglio con data ancora da definire, ci confida il presidente Roberto Ongaro. Dopo lo stop di tre anni dovuto ai contrasti con i regolamenti del Parco del Sile, l’evento riporterà su ponti e vicoli oltre un centinaio di appassionati provenienti dai Paesi europei e anche da più in là: un business non del tutto indifferente per la città.

E subito ritorna in mente il racconto di Jerome ambientato in una locanda, dove alcuni pescatori discutono su una trota esposta come trofeo. Ognuno ne vanta la cattura e la stazza del pesce sale a ogni bicchiere di birra. Qualcuno asserisce che emana ancora il profumo. Nel clima acceso, la trota cade e va a pezzi lasciando i contendenti irrigiditi come lucci infilzati, ma c’è chi trova la via d’uscita: il pesce vero era molto più grande di quella spregevole copia in gesso.

Lo scrittore scherza su avventure lontane dal sentire dei nostri pescatori, che costruiscono le narrazioni su dati realistici e sulla passione per l’ambiente e per la sua tutela.

Tommaso Favero, montebellunese di 33 anni, pratica la pesca dall’infanzia, da quando con il padre ha lanciato l’amo per la prima volta. Da allora tutto è cambiato, tranne il bisogno di scarpinare lungo i fiumi: sempre in movimento, sempre attento alla salute del pesce che cattura e rimette in acqua con le cure di una madre per il figlio.

In città si pesca tra il viavai indifferente oppure critico, interessato oppure stupito. I turisti sono i più curiosi: tra una vetrina e l’altra, osservano Tommaso e si informano sulle specie presenti: trota, carpa e luccio. Più malizioso, invece, quel trevigiano che lo richiama con un sonoro: “Di frodo, eh?”. Già, bracconiere di sabato pomeriggio tra la folla.

Il momento migliore è quello dell’abboccata: i passi si fermano come quando il vassoio sfugge di mano al cameriere. Lungo il vicolo e sul ponte si formano capannelli per il pesce più atteso di una star in passerella. Eccolo, il pescatore lo adagia sull’acqua e... lo rilascia. Non ci crede l’anziano: “Nooo! Te lo avrei acquistato io!”. Sorride Tommaso, nell’avvicinarsi per esporgli la propria filosofia di pesca e di vita.

L’associazione internazionale Italian Fishing guides, fondata e presieduta da Dario Grollo di Volpago del Montello, di cui Tommaso è socio, è presente in sedici Regioni italiane con servizi negli spot più iconici di ogni angolo del mondo. E Treviso lo è con il Sile che da sud va a incrociare il Botteniga infilatosi in città da sotto il Ponte de Pria (di pietra) a nord: l’appuntamento tra i due è fissato a Ponte Dante. Ebbene, nell’uno e nei rami dell’altro, la fauna ittica sfiora i palazzi affacciati sull’acqua, ondeggia in Pescheria dove furoreggiano i calici di spritz. Facile pescare in città: catturi un pesce e brindi, ne acchiappi un altro e festeggi con un cicchetto, torni a casa, poi, con la tracolla piena. Invece no, i pesci vanno rimessi nelle loro acque. E se qualcuno cerca il trofeo, sa che può trattenerne uno per un totale di sette in un anno.

In centro sono concesse soltanto esche artificiali e Tommaso le prepara, con piume, legno o plastica, colorate per attirare il pesce che di solito tende ad abboccare nelle ore più fresche. Come quella trota che, indifferente al suo amo, si nutre di alghe e piccoli invertebrati. Lui si gode la scena fino a quando la vede guizzare verso uno spicchio di arancia lanciato da un turista. A quel punto il nostro giovane desiste e continua la pesca in cammino, giungendo a percorrere anche una decina di chilometri.

“Alcuni turisti vogliono provare, altri giungono qui proprio per la pesca no kill”, racconta.

“Pescato e trattenuto un pesce, per quel giorno la pesca in città è finita”, chiarisce Roberto Ongaro di Fontane di Villorba,76 anni e presidente della Pescatori del Sile con sede a Silea, che, tra i 300 iscritti, annovera due donne e una ragazzina.

Sono numerosi i centri attraversati dai canali, ma di canali appunto si tratta, il nostro capoluogo, invece, è accarezzato da fiumi con risorgive perfino in centro storico. Ecco perché i turisti “sbavano” per Treviso.

La Pescatori del Sile ha in concessione alcune acque suddivise per zone. La fascia 1 - dal Ponte Ottavi a quello della Gobba, centro storico incluso - dà possibilità di trattenere un pescato; in zona 2 a valle del ponte della Gobba sono concessi due esemplari pescati anche con esche naturali, come nella 3, a nord oltre il Put - Botteniga, Pegorile e parte della Piavesella -, dove però possono finire in saccoccia tre pesci. Queste sono le regole ma, precisa Roberto, quasi tutti i nostri iscritti praticano il rilascio: in 301, l’anno scorso hanno trattenuto 118 trote, in media la terza parte di un pesce ciascuno: si mangia più aroma che arrosto. E Ongaro si sofferma sulle qualità della trota marmorata, specie tutta italiana. Quella del Sile, secondo lui, ha un sapore superiore a qualsiasi pesce di torrente, tanto che se la gusta cruda: affermazione che si avvicina al racconto di Jerome. I pesci dei nostri fiumi piacciono anche al migliaio di cormorani presenti in zona: ognuno ne consuma tra i 300 e 700 grammi per un totale che si aggira sui 4 quintali circa al giorno. Scomparso il temolo reale, sono in pericolo il barbo, il luccio e la marmorata stessa, minacciata anche dell’ibridazione con la fario.

Le guide dell’associazione di recente hanno soddisfatto anche la voglia di street fishing di una signora australiana. Ma la gratificazione vera viene dai 50 giovanissimi soci conquistati dalla scuola di formazione fondata a Quinto, che insegna a conoscere le specie e a rispettare l’ambiente. E se là c’è la scuola, a Sant’Elena di Silea ha sede il Museo gestito da un’altra associazione, in collaborazione con il Comune. Per la visita è opportuno contattare gli uffici comunali.

Memoria e ambiente: l’ambiente appunto. La pulizia dei fiumi deve tener conto delle necessità alimentari dell’ittiofauna. Ecco perché, su consiglio dell’associazione, i corsi d’acqua cittadini sono tenuti con uno strato di vegetazione sul fondo.

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