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A Venezia nel 2027 l’incontro dei premi Nobel per la pace

“Semi di pace” è il summit indetto dalla Fondazione Venezia per la pace, presieduta dal trevigiano Antonio Silvio Calò. Le lettere di invito a tutti i premi Nobel viventi e le organizzazioni sono partite: sarà il primo evento simile in assoluto, ma i tempi lo rendono necessario
16/05/2026

Le lettere sono in partenza. I destinatari: tutti i premi Nobel per la Pace viventi, e le Organizzazioni che hanno ricevuto, negli anni, il prestigioso riconoscimento. Le lettere contengono un invito della fondazione Venezia per la ricerca sulla Pace, che intende promuovere, nel maggio 2027, un summit, intitolato “Semi di pace”, che mai si è visto, e proprio nel momento in cui le guerre sembrano essere più che mai protagoniste nel mondo.

A preannunciare l’iniziativa è il presidente della fondazione, il trevigiano Antonio Silvio Calò: “Il nostro intendimento - afferma - è ospitare a Venezia, assieme ad altre autorità e studiosi, i premi Nobel che aderiranno al nostro invito. L’incontro dovrebbe durare una settimana, per costruire insieme una «narrativa di pace». Non vogliamo che si parli di pace solo in opposizione alle guerre, ma costruire, appunto, una nuova narrativa, in positivo, basata sui testimoni più autorevoli, che rompa uno schema consolidato, basti pensare ai libri di storia, alle opere d’arte, ai trattati di filosofia, dove la guerra è ben più presente rispetto alla pace”. Tra gli invitati, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e autorità del Vaticano. Ancora, attraverso questo incontro, si vorrebbe unire una visione globale a un’azione locale, in una forte connessione con il territorio veneto. Il programma si svilupperà nell’arco di circa otto giorni e coinvolgerà non solo il centro storico veneziano e sedi di grande valore simbolico, anche per il ruolo storico di Venezia, vera e propria «città ponte», ma anche diverse città del Veneto, compresa Treviso.

“Questo progetto è quello che ci sta impegnando maggiormente, ma non è certo l’unico previsto, tra il 2026 e il 2027, l’elenco è lungo”, prosegue Calò.

Anzitutto, la Fondazione è impegnata nella creazione “di un vero e proprio Polo universitario per la pace, un progetto di rigenerazione urbana e sociale che riguarda l’ex chiesa delle Terese nel sestiere di Dorsoduro”. L’iniziativa èfrutto della collaborazione tra Comune di Venezia, Università Iuav, Curia patriarcale e la fondazione stessa; mira a trasformare un bene storico, attualmente inutilizzato in un centro di eccellenza per la ricerca sulla pace. “Il corso di laurea che sarà attivato, anche prima del recupero dell’ex chiesa, verterà, soprattutto, sulla ricostruzione post-conflitto. La nostra fondazione avrà un ruolo diretto per quanto riguarda i corsi di cinque discipline”. Più in dettaglio, il cuore dell’offerta formativa sarà un corso di laurea magistrale innovativo, che integrerà discipline diverse come architettura, urbanistica, scienze sociali e diritti umani. L’obiettivo principale è formare una nuova generazione di professionisti, definiti “architetti di pace”, capaci di operare concretamente nei territori colpiti da guerre per favorire una ricostruzione che sia non solo materiale ma anche sociale e fondata sulla giustizia.

Quindi, gli altri progetti. Sta muovendo i suoi primi passi il sito informativo https://phantasmagoria-pacis.it/. In questi giorni viene registrato come testata: “Vorremmo diffonderlo in tutta l’Europa, in più lingue, per una nuova narrazione sulla Pace, a partire dai giovani”. Previste notizie quotidiane sui temi della pace, nei vari scenari internazionali, rubriche e podcast. L’Europa sarà anche la protagonista di una “mappatura” di tutti i luoghi che si richiamano alla pace, così da poter costruire degli itinerari culturali e turistici.

Sono, inoltre, previste delle nuove mostre, una delle quali a Treviso, incentrata su opere pittoriche riguardanti i trattati di pace. Infine, l’istituzione di un premio internazionale sul terzo settore, a Trento, dedicato al professor Carlo Borzaga, e degli incontri di presentazione del volume “Acqua e cibo. Diritti al cuore della pace”, a cura di Antonio Silvio Calò e Maria Laura Picchio Forlati (edizioni Giappichelli). Un volume da poco uscito, che propone vari contributi rispetto a un tema cruciale, sul quale la fondazione ha lavorato in questi anni.

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