venerdì, 15 maggio 2026
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Il nodo sulla gestione dell’acqua

Passi avanti sulla rete fognaria di Treviso. Intanto il maltempo di questi giorni ricorda l’importanza di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici e di gestione della risorsa idrica
15/05/2026

In questi ultimi giorni, il capoluogo ha subìto il maltempo: non semplice pioggia, quella che dovrebbe essere tipica della stagione primaverile e che, infatti, si aspettava da molto, ma forti precipitazioni, con caduta di alberi, danneggiamenti a edifici e veicoli a Villorba, allagamenti di strade a Treviso e traffico in tilt, rete ferroviaria bloccata a Montebelluna, grandinata devastante a San Biagio di Callalta, alberi caduti in diverse località. Intanto, nel capoluogo si festeggia un notevole passo avanti sulla rete fognaria, fondamentale per evitare lo scarico di inquinanti in fiumi e canali. Acqua che distrugge e acqua che cura: doppia faccia di un unico problema, ovvero i cambiamenti climatici.

Passi avanti sulla rete fognaria

Il triennio 2024-2026, grazie all’impegno di Ats in collaborazione con il Comune di Treviso, ha visto il completamento di 15 cantieri di rete fognaria e dell’acquedotto, per un valore complessivo di 18,3 milioni di euro; gli ultimi 6,4 chilometri sono stati inaugurati proprio in questi giorni e hanno interessato la zona di Borgo Cavour e Città giardino. Nel triennio sono stati realizzati, complessivamente, 26,5 chilometri di nuove reti acquedottistiche e fognarie, con un incremento del 15% della popolazione servibile (13.235 abitanti). Negli ultimi dieci anni, la percentuale di cittadini allacciati al sistema di depurazione è cresciuta in modo significativo, passando dal 33% nel 2016 al 61,2%.

La pianificazione prosegue con ulteriori interventi, previsti nel periodo 2027-2030, che comprendono nove nuovi cantieri, per un investimento stimato di 15,7 milioni di euro per 13,1 chilometri di rete, cui si potranno allacciare ulteriori 6.570 abitanti. Un intervento che, come ha detto il sindaco Conte, “non si vede”, però è certo che in alcuni punti della città si può odorare: basta passeggiare per esempio in via Mandruzzato, lungo canali che sono quasi fogne a cielo aperto. Necessario, a questo punto, il coinvolgimento attivo dei cittadini, chiamati a cogliere l’opportunità di allacciarsi alla rete fognaria pubblica. L’adesione al servizio rappresenta un elemento essenziale per massimizzare i benefici degli investimenti realizzati, migliorare l’efficienza del sistema e garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche.

Presenza di inquinanti

Come riscontrabile anche nelle schede di bacino idrografico elaborate da Arpav, ad oggi le concentrazioni di escherichia coli sul corso del Sile in città sono piuttosto alte: ecco perché il collettamento alla rete fognaria è fondamentale. Gli inquinanti pericolosi, però, sono tanti e tra questi ci sono i nitrati, ovvero composti azotati più solubili, provenienti dalle deiezioni animali; quando l’accumulo di liquami nel suolo diventa eccessivo, i nitrati si diffondono rapidamente anche nelle falde acquifere e negli ecosistemi, fino a contaminarli. Proprio a maggio 2026 Greenpeace ha pubblicato il report “Padania avvelenata”, indicando la provincia di Treviso al terzo posto nel Veneto per presenza di allevamenti intensivi, con ben 3,7 milioni di animali allevati. Non meno pericolosi i pesticidi, tema che proprio in questi giorni ha raccolto duemila persone in marcia pacifica tra Cison e Follina. Infine il tema dei Pfas, gli ormai noti “forever chemicals” che sono stati riscontrati anche nelle acque del Sile.

Maltempo e risorsa idrica

Sullo sfondo dei tanti interventi sul maltempo di questi giorni c’è l’uscita del Rapporto sulla risorsa idrica di Arpav, aggiornato al 30 aprile 2026, secondo il quale in Veneto le precipitazioni sono state di 32 mm medi regionali contro una media di 94 mm (-66%), le falde sono in uno stato di siccità da “severa” a “estrema” nell’alta pianura, i fiumi vedono portate in netto calo, tranne il Piave, ma non è una buona notizia. Come spiega l’assessora all’ambiente della Regione Veneto, Elisa Venturini, “gli invasi del Piave sono pieni all’84%, ma non è merito delle piogge. È il risultato di un aprile eccezionalmente caldo, il terzo più bollente dal 1991, che ha fuso prematuramente la neve in quota. Abbiamo “mangiato” le nostre riserve estive in anticipo: nel bacino del Piave restano appena 40 milioni di metri cubi di neve, un valore ben lontano dalla norma”.

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