Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
“È come sfogliare l’album di famiglia, da quella prima pagina di oltre 130 anni fa, che richiamava la dottrina sociale della Chiesa, a oggi. Tutto è cambiato, ma l’ispirazione è la stessa, ovvero la centralità della persona, allora era la persona nei campi e in fabbrica, oggi è la persona alle prese con l’Intelligenza artificiale”, cuore della prima enciclica di papa Leone XIV che sarà presentata lunedì 25 maggio: «Noi siamo persona, non algoritmo», ha ribadito anche di recente il Papa”. Così il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha dato valore al progetto di digitalizzazione del settimanale diocesano La vita del popolo, presentato questa mattina, martedì 19 maggio, in casa Toniolo, sede del giornale.
Presenti tutti gli attori che hanno contribuito a questo passo fondamentale: favorire la consultazione dell’archivio storico digitale online, a disposizione di ricercatori, storici, appassionati o semplici curiosi di andare a ritrovare fatti o eventi che li riguardano da vicino.
A fare gli onori di casa, il direttore della Vita del popolo, mons. Lucio Bonomo, che ha ringraziato quanti hanno permesso che questo progetto venisse realizzato, in primis 150public srl, quindi Mom, Mobilità di Marca, Cmb, CentroMarca Banca, la casa circondariale Santa Bona di Treviso: “Dal 1892 a oggi, il settimanale diocesano ha rappresentato una voce autorevole e costante, specchio dei cambiamenti sociali, culturali ed economici del nostro territorio trevigiano, veneziano e padovano. Ogni numero custodisce una memoria condivisa, un patrimonio di notevole valore culturale, che oggi trova nuova forza in questo ambizioso progetto di digitalizzazione. Mi preme segnalare che l’ottimizzazione dei file per il sito web è stata eseguita nel laboratorio di informatica presente all’interno della Casa circondariale di Santa Bona, a Treviso, grazie a un progetto di collaborazione con il giornale. Speriamo, dunque, che questa iniziativa incontri l’interesse dei nostri lettori, di storici e ricercatori, e più in generale, del nostro territorio. Chi consulterà gli oltre 130 anni di storia, troverà la memoria storica di questo territorio, senza, naturalmente, pretendere di averne l’esclusiva”.
Enrico Maria Pavan, per 150public, società presieduta da Federico Vanin, ha spiegato in concreto il lavoro svolto che, all’inizio, ha riguardato “i numeri pubblicati dal 1892 al 1992, archiviati su cd-rom e oggetto di un accurato lavoro di estrazione, conversione in formati aggiornati, rinominazione, catalogazione e inserimento in un gestionale moderno accessibile via web. La seconda fase ha interessato le edizioni dal 1992 al 2002, disponibili solo in formato cartaceo, per le quali è stata necessaria una scansione professionale, seguita da indicizzazione e archiviazione digitale, mentre le annate dal 2002 a oggi sono già consultabili online. In totale, parliamo di circa 5.100 numeri tra edizioni ordinarie, inserti e supplementi: un lavoro imponente che richiede competenze specialistiche, investimenti significativi e, soprattutto, una forte responsabilità verso il territorio”.
Grazie alla sinergia tra 150Public, CMB e MOM, la memoria storica della diocesi di Treviso, che comprende anche territori del Veneziano e del Padovano, non rimane chiusa in un archivio, ma diventa patrimonio vivo, ricercabile e condiviso. Un investimento concreto nel futuro, che parte dalla consapevolezza che una comunità cresce davvero solo quando custodisce e valorizza la propria storia.
Il coinvolgimento della casa circondariale di Treviso
Nell’ambito del progetto di digitalizzazione dell’archivio storico della “Vita del Popolo”, la compressione e l’ottimizzazione dei file destinati alla consultazione online sono state realizzate all’interno della Casa circondariale di Santa Bona, nel laboratorio di informatica del polo occupazionale coordinato da Alternativa Ambiente, presieduta da Marco Toffoli, presente alla conferenza stampa di martedì 19 maggio.
La lavorazione ha riguardato le edizioni della “Vita del Popolo” comprese tra il 1892 e il 2002, cioè 110 anni di pubblicazioni. Sono stati creati i file pdf delle varie edizioni e una copertina in formato jpg, riducendo il volume dei materiali originari perché ciascun file non superasse i 20 mega. In tutto sono stati trattati 7.558 file. Il lavoro ha impegnato due persone detenute, per circa 580 ore complessive.
Questo intervento non è un episodio isolato, ma una delle espressioni del rapporto storico tra Alternativa Ambiente e la Casa circondariale di Treviso. La cooperativa collabora con il carcere fin dalla propria fondazione, nel 1993, in continuità con esperienze che già dal 1978 avevano creato opportunità di lavoro e socialità per le persone detenute. Dal 2004 coordina il polo occupazionale interno, nato per offrire conoscenze, competenze e abitudini di lavoro utili anche nei percorsi successivi alla detenzione.
Le dichiarazioni
Giacomo Colladon, presidente Mom, Mobilità di Marca, ha detto: “Per Mobilità di Marca, la partecipazione al progetto rappresenta una opportunità di responsabilità sociale di impresa e di valorizzazione della propria immagine istituzionale quale soggetto attento allo sviluppo culturale e sociale del territorio. La Vita del popolo rappresenta, infatti, da oltre un secolo uno strumento di documentazione della vita sociale, culturale, religiosa ed economica della comunità locale. Attraverso articoli, approfondimenti, testimonianze e cronache del territorio, il giornale costituisce un archivio storico di particolare interesse per i cittadini, associazioni, istituzioni scolastiche e realtà del volontariato. In tale contesto, l’aiuto di Mobilità di Marca non si configura come operazione di sponsorizzazione commerciale, ma come contributo concreto alla crescita culturale del territorio e alla promozione di un’informazione accessibile, moderna e socialmente utile”.
Tiziano Cenedese, presidente CMB, CentroMarca Banca, ha affermato: “Sostenere la digitalizzazione dell’archivio storico della Vita del Popolo permette a CentroMarca Banca di contribuire concretamente alla tutela della memoria collettiva della nostra comunità. Rendere accessibile oltre un secolo di storia e di testimonianze offre alle nuove generazioni un patrimonio culturale e identitario di valore straordinario, uno strumento prezioso di conoscenza, consapevolezza e crescita. In questa iniziativa ritroviamo appieno i valori che guidano la nostra azione: la centralità della persona, il legame con il territorio e il sostegno a progetti capaci di generare valore nel tempo. Essere parte di questo percorso ci consente di gettare un ponte tra passato e futuro, valorizzando una storia condivisa e rendendola finalmente fruibile a tutti”.
La parola, infine, ad Alberto Quagliotto, direttore Casa circondariale Santa Bona di Treviso: “Volentieri abbiamo risposto a un invito che permetteva di preservare la memoria della diocesi, facendo così un servizio a tutta la comunità. È anche un modo per offrire significato all’esecuzione della pena. Mi piace pensare anche, e forse questa è una visione mia romantica, che questi detenuti, di qualsiasi nazionalità o provenienza siano, abbiano per qualche tempo preso in mano un pezzo della nostra storia, lo abbiano condiviso. Mi auguro che questo contributo che abbiamo dato possa proseguire in future collaborazioni”.