Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
È stato il Teatro Mario del Monaco a far da cornice alla cerimonia del Premio Goffredo Parise, dedicato al giornalismo di testimonianza. La decima edizione, che si è svolta il 16 maggio, ha visto premiati la scrittrice friulana Ilaria Tuti, il giornalista fondatore e condirettore de “Il Fatto Quotidiano” Peter Gomez, il giornalista e reporter Alhassan Selmi, che ha raccontato il dramma di Gaza attraverso i reportage realizzati per “PresaDiretta” di Rai Tre (sezione “Finestra sul mondo”), infine per la sezione “Ossigeno per l’Informazione” gli ambientalisti del Comitato cittadino “Pesaro: no GNL” Roberto Malini e Lisetta Sperindei, premiati per il loro impegno civile nella difesa dell’ambiente e della salute pubblica e per non essersi lasciati intimidire da una richiesta di risarcimento milionaria da parte del colosso Fox Petroli.
Il premio “principale” dunque a Ilaria Tuti, per il suo intenso racconto dedicato al terremoto del Friuli pubblicato su “La Lettura”, definito dalla giuria “un reportage della memoria”, costruito su una narrazione sospesa tra distruzione e rinascita, capace di trasformare la memoria personale in riflessione collettiva sul dolore, sulla guerra e sul rapporto tra essere umano e territorio.
A Gomez il premio alla carriera, attribuitogli per “la coerenza del suo percorso, contraddistinto da coraggio e passione civile, dalla ricerca costante della verità e dal rifiuto di ogni compromesso con il potere”.
Così Treviso si è vestita a capitale italiana del giornalismo, premiando anche imprese come Eurocoop Camini - Progetto Jungi Mundu, realtà calabrese che ha trasformato l’accoglienza dei migranti in un modello di rigenerazione sociale e contrasto allo spopolamento dei territori interni; la sezione è quella dedicata all’“Impresa Umanistica”, ovvero a esperienze di forte impatto sociale e culturale. Un riconoscimento anche agli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che hanno scelto Anna Louise Whitney e il reportage “Aspetteremo il tuo ritorno
a casa”, un lavoro che affronta il tema della memoria e delle radici attraverso il ribaltamento del punto di vista migratorio, con una scrittura essenziale e fortemente evocativa.