venerdì, 13 febbraio 2026
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San Valentino: una riflessione sull’amore

Una festa tanto amata quanto odiata, perché ritenuta solo commerciale, ci permette di riflettere su come sia cambiato negli anni il concetto di amore tra le coppie

Le nostre città sono piene di cuoricini, le vetrine sono di rosso rivestite, i ristoranti richiamano i “piccioncini” di ogni età con un menù dedicato. È tempo di San Valentino, la festa degli innamorati, un giorno tanto atteso, e altrettanto detestato perché banale e buono solo per i commercianti. Ma vale la pena di parlare di amore, in questo tempo caratterizzato da continue crisi, e di come il concetto di amore sia cambiato nel corso degli anni. Lo facciamo con Elisa Compostella, casalinga, e Roberto Dallavalle, chimico in pensione, sposati da 35 anni, genitori di tre figli, residenti a S. Martino di Lupari. Dopo aver frequentato il triennio della Scuola di Formazione Familiare al Centro della Famiglia di Treviso, esperienza importante che li ha introdotti nel volontariato nell’ambito della formazione familiare, attualmente sono coordinatori dell’Itinerario di formazione al matrimonio nella loro parrocchia e in quella di Castello di Godego.

Nel corso degli anni, avete potuto notare se è cambiato, e come, il concetto di amore tra le coppie che avete incontrato?

Nel tempo, l’idea di amore ha certamente subito dei cambiamenti, seguendo di pari passo quelli sociali e culturali: se trent’anni fa amare una persona apriva alla prospettiva di “metter su famiglia”, desiderare una sicurezza economica, sacrificarsi e restare insieme sempre e comunque, in anni più recenti si è sviluppato il senso della ricerca del benessere di coppia che, inevitabilmente, passa attraverso la realizzazione di quello personale. Ciò ha determinato una maggior consapevolezza di ricercare il significato dello stare insieme, di quello che unisce, di come superare i conflitti, di quali strumenti dotarsi per trovare nuovi equilibri. Si è scoperto che impegnarsi nella cura della propria relazione di coppia è gratificante per ciascun partner poiché motiva e sostiene il progetto di vita comune. Mancando tutto ciò, il pericolo di considerare la coppia come un amore a tempo può facilmente concretizzarsi nella separazione.

Quanto i giovani di oggi rispetto alle coppie di ieri credono all’amore “per sempre”?

I giovani di oggi continuano a credere nell’amore, desiderando una relazione stabile ed esclusiva, che però potrebbe concludersi se “un giorno non ci amassimo più”... Oggi, il “per sempre” sembra più una possibilità. Ciò che è cambiato sono le priorità: sposarsi e avere figli sono scelte secondarie, e comunque differibili nel tempo, rispetto alla realizzazione professionale, in primis, all’incertezza economica derivante anche dal lavoro precario, alle insicurezze personali, all’aver vissuto e concluso più relazioni.

Molti arrivano al matrimonio dopo aver sperimentato l’amore nella vita quotidiana della convivenza: li trovate già più preparati? E quanto eventuali figli modificano l’amore tra la coppia?

Negli ultimi anni, le coppie che si iscrivono all’Itinerario di formazione al matrimonio del Centro della famiglia sono conviventi nella quasi totalità. A esse vanno riconosciuti impegno e interesse alla formazione e alla cura della relazione. Sono coppie certamente più preparate a livello pratico: gestione della casa, dei soldi, del tempo libero, delle frequentazioni; alcune dichiarano maggior possibilità di dialogo, di intimità, di gestire meglio i conflitti. Nella gran parte, è viva la necessità di verificare il loro progetto di vita insieme, di essere sostenute nelle scelte di una relazione che duri nel tempo, di imparare a valorizzare le loro potenzialità, di essere aiutati a riconoscere e lavorare sui loro limiti, senza dimenticare il bisogno di confronto con altre coppie, utilizzando un linguaggio e uno spazio comuni di dialogo e socialità. Per quanto riguarda i figli, crediamo di essere realisti affermando che il loro arrivo mette alla prova l’amore di coppia: meno tempo per la coppia, più stress fisico ed emotivo, maggiori responsabilità. Per tutto questo, noi suggeriamo di “blindare” del tempo (libero da e libero per) per se stessi e per la coppia, per non perdersi di vista, ricordando che, prima di essere genitori, siamo coppia. E liberiamoci dai sensi di colpa per la nostra assenza temporanea, poiché l’amore per i figli resta ed è il vero amore disinteressato, quello che meglio ci fa comprendere l’amore di Dio per noi, suoi figli.

Se doveste dare qualche consiglio per far durare l’amore negli anni, quale sarebbe?

Trentacinque anni di matrimonio: non saremmo credibili se affermassimo che è stata una lunga passeggiata, la nostra: abbiamo camminato sì, ma a volte con fatica, altre con più leggerezza, altre ancora nella gioia più profonda, è la vita di coppia! E siamo grati per tutto quanto ricevuto. Consigli? Ciascun partner mantenga i propri interessi, ritagliarsi spazi di coppia, accettare i cambiamenti (anche fisici) e le fasi di vita di coppia e di famiglia, mantenere nel tempo la tenerezza e rimettere al centro la reciproca scelta iniziale che ci ha resi coppia. In ogni caso, a ciascuno il suo passo!

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