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Sanità: stato di agitazione per il personale della nuova Cittadella

Il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, risponde ai lavoratori: “Ritardi colpa di Ospedal Grando”
21/03/2024

Ha assunto i contorni di una partita di ping pong la polemica che si è creata attorno al lento trasferimento dei reparti ospedalieri alla Cittadella della salute; una partita, giocata dalla “nazionale” della sanità locale, ma con schemi e visioni differenti, che stanno rendendo il confronto sempre più acceso.

Le difficoltà del personale sanitario nella nuova Cittadella della salute

Da un lato il personale infermieristico e socio sanitario appena trasferito nel nuovo edificio, sostenuto dai sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uilfpl, Fials e Nursing Up, dall’altro l’azienda sanitaria, che si è trovata nei giorni scorsi a fronteggiare la proclamazione dello stato di agitazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Con una lettera approfondita, siglata il 20 febbraio, medici e infermieri della Unità operativa complessa Degenze Otorinolaringoiatria, Chirurgia Maxillo-facciale, Chirurgia oculistica e Chirurgia plastica segnalano “persistenti difficoltà operative e gestionali” all’interno dei nuovi reparti ospedalieri – 4 su 18 totali – attivi dal mese di novembre. In particolare, rilevano, da un lato, aumenti nel numero di prelievi, trasfusioni di emoderivati ed emocomponenti, terapie farmacologiche da somministrare e fornire, prestazioni di gastroenterologia e radiologia, dall’altro carenze di farmaci e ausili, posti letto e soprattutto personale, costretto ad accumulare ferie e a sforare sistematicamente l’orario del proprio turno. Temi sollevati da tempo, a detta delle sigle sindacali, ai quali “l’azienda sanitaria ha risposto solo con annunci” nelle settimane di trattativa, che hanno portato a questo (momentaneo) epilogo dello stato di agitazione. “La situazione rischia di mettere a repentaglio sia la sicurezza dei lavoratori che quella dei pazienti”, sottolinea Marta Casarin, segretaria generale Fp Cgil: per questo si prospetta il blocco degli straordinari da parte dei lavoratori operanti nel monoblocco della nuova Cittadella – azione che già comporterebbe un importante rallentamento delle attività di chirurgia – fino all’extrema ratio dello sciopero. Corridoi lunghi e grandi distanze tra degenze e reparti di diagnostica, ancora divisi tra i due poli dell’ospedale – al punto tale che la media dei passi di ogni lavoratore durante il proprio turno sarebbe salita da 15 mila a 27 mila –, ma anche ambienti stretti, numerose telefonate tra reparti per il reperimento dei materiali, fino alle temperature delle sale: sono solo alcune delle difficoltà pratiche esposte attraverso una conferenza stampa unitaria, ma viene anche evidenziato come i problemi sorti alla Cittadella della salute si allineino a criticità più ampie della sanità locale, su tutte la carenza di personale: tra turnover, malattie e aspettative, secondo i sindacati mancherebbero all’appello ben 429 lavoratori.

La risposta dell’Ulss 2

Allo stato di agitazione rispondono prontamente punto per punto il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, e il direttore sanitario, Stefano Formentini, durante una conferenza stampa appositamente convocata. Dati alla mano, dimostrano la copertura già avvenuta di tutti i turnover, sottolineano di aver istituito un fondo di 50 mila euro per prestazioni aggiuntive su base volontaria e annunciano l’ingresso previsto per giugno dei nuovi infermieri, tramite il concorso indetto da Azienda Zero, che saranno 200. Anche sul tema dell’aumento del carico di lavoro, l’azienda sanitaria risponde con i dati: “Chirurgia 1 ha visto 1.708 dimessi nel 2023, 21 in più rispetto all’anno precedente, mentre in Chirurgia 2 (che comprende la gastroenterologia) si è passati da 1.862 a 1.954, quindi 92 in più nel 2023”, ma, specificano, si tratta soprattutto di piccoli interventi che, spalmati in un anno, non hanno un impatto così rilevante sulla mole di lavoro. “Ferie e permessi sono sempre stati garantiti - aggiungono - per cui non possiamo dire che ci sia uno stato di emergenza: la situazione è governata e sotto controllo”.

Problemi logistici e ritardi per il nuovo ospedale

Più conciliante la posizione dell’azienda sul tema delle difficoltà logistiche della Cittadella. Per i ritardi il direttore generale non esita a puntare il dito su Ospedal Grando, concessionario privato della Cittadella sanitaria: “Non nascondiamo la testa sotto la sabbia, sappiamo che i ritardi del «project financing» sono stati impattanti sul clima lavorativo, ma non è colpa nostra e abbiamo sempre fatto incontri con il personale per spiegare la situazione”. Nonostante ciò, alcune misure sono in procinto di essere attuate, come l’attivazione di 8 operatori socio sanitari nella squadra trasporti, incaricati dei trasferimenti tra la vecchia e nuova sede, nonché l’adozione di letti e sollevatori motorizzati. “Per trasferire i reparti serve gradualità: entrando lentamente si possono vedere i difetti e quindi aggiustarli. Ringraziamo sempre i nostri lavoratori e collaboratori, sappiamo che stanno facendo un gran lavoro - commentano in chiusura -. Abbiamo aumentato le prestazioni per rispondere alle esigenze delle persone, ma capiamo le loro difficoltà. Chiediamo ai lavoratori di avere un po’ di pazienza, anche se ne stanno già dimostrando tanta, e crediamo che per giugno, Ospedal Grando permettendo, saremo tutti nel nuovo edificio e i problemi che hanno sollevato spariranno”.

Le palla ora è al tavolo dei sindacati e la prossima mossa, dicono, sarà la richiesta formale di un incontro con il Prefetto, Angelo Sidoti; al di là della rete, però, gli altri “giocatori” sono già pronti: “Siamo ben contenti di incontrare il Prefetto, insieme ai sindacati e spiegheremo la nostra posizione con i numeri e le azioni già intraprese. Ci auguriamo che i lavoratori non facciano uno sciopero proprio adesso, ma se lo faranno qualcosa salterà e noi ci riorganizzeremo”.

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