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I dieci anni in Ulss 2 del direttore Benazzi

Il direttore generale, Francesco Benazzi, termina il suo mandato nell’azienda sanitaria trevigiana il 28 febbraio. Un decennio di novità, cambiamenti, traguardi raggiunti e anche difficoltà, acuite dalla pandemia. Facciamo con lui un bilancio di ciò che è stato e delle prospettive per il futuro
27/02/2026

Dieci anni di direzione dell’Ulss 2 Marca trevigiana, dieci anni di grandi cambiamenti, rivoluzioni radicali, nuove sfide, difficoltà, una pandemia di mezzo. 880 mila cittadini assistiti, 9.500 dipendenti, 6 ospedali pubblici, 4 distretti socio-sanitari su 94 Comuni. Il direttore generale dell’azienda sanitaria trevigiana, Francesco Benazzi, fa un bilancio dei dieci anni del suo mandato, 2016-2026, che oggi volge al termine: “Sono stati anni pieni - ci racconta il direttore -, sono cambiati i confini territoriali, strutture e apparecchiature, il rapporto tra ospedale e territorio, con in mezzo il dramma del Covid. Lasciare dispiace più che altro per le persone con cui si è lavorato bene, per i legami con collaboratori, volontari e colleghi, ma è giusto e importante che il mandato abbia termine, quello che ho potuto dare lo ho dato, ora tocca ad altri affrontare le prossime sfide, portando nell’azienda il giusto rinnovamento. Spiace solo non accompagnare fino al termine il progetto delle Case di comunità”.

Abbiamo raggiunto il direttore Benazzi per un’intervista, per provare a raccontare cosa è stato e cosa ci aspetta nel futuro della sanità trevigiana.

Direttore, in questi dieci anni la sanità è cambiata radicalmente, quali sono stati i momenti più rilevanti?

In primo luogo, rivendico il lavoro per l’umanizzazione delle cure. È stata la bussola che ha orientato tutti i nostri servizi, dando un’anima ai luoghi della sanità. Così sono nate la Stanza dei sogni, il cinema, le attività con i clown in Pediatria, la musica per le persone anziane, la pet therapy con i bambini e con i malati oncologici, il lavoro dei professionisti per una comunicazione efficace ed empatica. Poi, ci sono le strutture, la Cittadella della salute, attrezzata con le più alte tecnologie e dotata di ambienti accoglienti e confortevoli. Il Ca’ Foncello è un hub provinciale con 37 mila ricoveri all’anno, centro di riferimento per la cardiochirurgia, neurochirurgia, la chirurgia oncologica complessa, la terapia intensiva neonatale e il centro trapianti. Tutto attorno la rete di ospedali spoke, sul territorio che registrano una crescita costante delle attività. Tra questi, ricorderei Conegliano, che sta vivendo la sua più grande trasformazione, grazie ai lavori per la realizzazione del nuovo blocco Urgenze ed emergenze. Altro traguardo importante è stata l’Università di medicina, e, infine, la fusione tra le tre Ulss, 7, 8, e 9, in un’unica azienda sanitaria. Una sfida difficile di integrazione fra i servizi dei diversi territorio e di gestione del personale. Era necessario superare conflitti di leadership tra primari e personalismi.

Ci siete riusciti?

Direi di sì, direi che ci siamo riusciti a pieno, grazie anche alle nuove assunzioni di primari, che hanno cementificato i cambiamenti. Direi che la fusione è riuscita, grazie alle persone che vi si sono messe in gioco, oggi nessuno parla più di Ulss 7, 8 e 9, tutti hanno come punto di riferimento l’Ulss 2.

Adesso l’ulteriore passo saranno gli Ats.

Ci siamo seduti al tavolo con i Comuni, che sono nostri alleati, e con il mondo del volontariato. È giusto che il sociale sia gestito dai Comuni, ma non devono esserci traumi nei passaggi. L’integrazione socio-sanitaria è fondamentale per gestire le problematiche di salute mentale e la cura delle persone più anziane. L’Ulss continuerà, quindi, a essere presente con i propri servizi e anche con eventuali deleghe.

A proposito di anziani, la popolazione invecchia, anche questa sarà una sfida per il futuro.

L’invecchiamento della popolazione è una sfida, siamo tra i primi in Europa per speranza di vita alla nascita, è innanzitutto un segno che la sanità funziona, che le persone vengono curate bene. In ogni caso, con l’invecchiamento della popolazione dovremo affrontare bisogni sempre più complessi, per questo l’Ulss 2 ha deciso di investire in sei Ospedali di comunità, sulla prossimità con le Case di comunità, sull’integrazione socio-sanitaria, sulla telemedicina, con 350 mila prestazioni erogate a distanza e la diagnostica decentrata nelle Rsa”.

Case di comunità quasi tutte in dirittura di arrivo, a parte il palazzo Moretti di Treviso.

Diciassette Case di comunità che gestiranno la cronicità, finanziate con i fondi del Pnrr, pronte entro fine maggio. Con palazzo Moretti ci sono stati ritardi delle ditte, ci rifaremo nelle sedi proprie, lo abbiamo tolto dal piano dei finanziamenti Pnrr, ma diventerà Casa di comunità, finanziata da fondi propri dell’Ulss 2, io dico che massimo per dicembre di quest’anno sarà inaugurata.

Dieci anni segnati dal dramma della pandemia, è rimasto qualcosa di buono oltre le difficoltà, il dolore e la fatica?

Nella Marca abbiamo gestito 517 mila casi di Covid, somministrato più di due milioni di vaccini, e avviato 18 centri vaccinali. Ma nella drammaticità di quei momenti si sono rafforzati lo spirito di squadra tra i sanitari e la collaborazione con le altre istituzioni e il mondo del volontariato, che è stato provvidenziale. Si è creata una rete di solidarietà commovente, abbiamo raccolto 4,6 milioni di euro da oltre 1.600 donatori trevigiani, c’era chi ci portava la pizza. Di quel periodo orribile la solidarietà e la vicinanza, il volontariato, le persone hanno fatto la differenza.

Tra i problemi che, invece, si sono aggravati, la carenza di personale e le liste di attesa.

Durante il Covid non si potevano fare le visite specialistiche, ne abbiamo accumulate 44 mila, ma stiamo recuperando. Per quanto riguarda gli adempimenti di legge, cioè per quanto riguarda le 82 prestazioni sanitarie previste dai Lea, i livelli essenziali di assistenza, siamo a un adempimento che va oltre il 90%, ma le prestazioni, in generale, sono più di duecento, la Regione Veneto ci chiede di raggiungere ulteriori miglioramenti anche in queste, e qui stiamo lavorando pian piano per l’abbattimento delle liste, questo secondo risultato è ancora in via di realizzazione. Per quanto riguarda la carenza di personale, l’avvio del corso di Medicina a Treviso, nel 2020/21, era rivolto proprio alla programmazione futura, e a colmare il bisogno. Ci sono 90 posti, 90 giovani medici che si formano qui, e che, quindi, poi, hanno più possibilità di rimanere all’interno delle nostre strutture. Stessa cosa vale anche per Professioni sanitarie, il corso quest’anno ha riempito i 200 posti disponibili, con la formazione di questi professionisti copriamo esattamente turnover degli infermieri.

Durante le recenti Olimpiadi invernali il Ca’ Foncello di Treviso ha avuto gli occhi del mondo puntati addosso, stress ma anche orgoglio?

Gli atleti del bob, dello slittino, dello sci, le équipe mediche dei più grandi campioni mondiali hanno scelto di affidarsi all’ospedale di Treviso, è sicuramente un riconoscimento, significa che il Ca’ Foncello è considerato un ospedale di riferimento. Un grande riconoscimento per tutto il personale che anche in questa occasione ha dato il meglio di sé.

Ora l’addio all’azienda sanitaria, cosa c’è nel futuro di Francesco Benazzi? Le voci la vogliono futuro candidato sindaco di Treviso...

Lascio, con inevitabile commozione, un’azienda sana in cui operano professionisti di alto livello. Certo non perfetta, perché la perfezione non esiste, ma più integrata, più innovativa, più umana, più vicina ai cittadini. Nel mio futuro mi godrò il meritato riposo, dopo 45 anni al servizio della Sanità pubblica. I sogni è meglio che rimangano tali. Quelli nell’Ulss 2 sono stati dieci anni davvero complessi, ho decisamente bisogno di fermarmi.

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