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A testa alta, con tanti sogni: l’intervista alla cestista castellana Martina Fassina
C’è una nazionale che in queste settimane avrebbe meritato le prime pagine dei giornali e che, come da copione in una società maschilista e calcio-centrica, non le ha ottenute; nemmeno in quelle testate dedicate allo sport. La nazionale femminile di pallacanestro ha giocato dal 4 al 9 settembre i Mondiali di Berlino, uscendo a testa alta agli ottavi di finale, dopo una partita sottotono fino all’ultimo, strepitoso quarto tempo, trascinato da una strepitosa Costanza Verona. Da quattordicesime nel ranking mondiale, alla fine dei giochi, le Azzurre sono passate tredicesime. In mezzo, hanno battuto la Repubblica Ceca, perso di soli 3 punti con gli Stati Uniti (che hanno vinto la competizione), di 20 con la Cina e di 2 con l’Australia (rispettivamente settime e quinte nel ranking mondiale), partita queste in cui da pubblico abbiamo sperato fino all’ultimo secondo. Anzi, fino a un secondo in più dell’ultimo secondo, visto che il pallone lanciato dalla 26enne montebellunese Francesca Pasa alla sirena ha indugiato sul cerchio, prima di uscire fuori, sancendo, così, la vittoria delle “Opals”. Forse non era destino che quella palla entrasse, ma, di sicuro, le 12 titolari di questo mondiale ci permettono di sognare un futuro in cui così tanto carattere, bravura e cuore ottengano la meritata ricompensa.
Anche di questo abbiamo parlato con Martina Fassina, che è arrivata a solcare il parquet di Berlino a 27 anni con già numerose convocazioni in Nazionale: ha partecipato al raduno con la Nazionale senior in vista dell’EuroBasket Women 2021, ultimo taglio prima dell’inizio della competizione, e poi ha giocato il Women’s EuroBasket 2023; prima ancora, con le Giovanili ha vinto il bronzo all’Europeo U16 (2015), l’argento al Mondiale U17 (2016) e l’oro all’Europeo Under 20 (2019). È cresciuta nel settore giovanile delle Lupe di San Martino di Lupari, dove ha giocato fino al 2018, poi due stagioni a Schio vincendo uno scudetto e una Supercoppa. Nell’estate 2020 si è trasferita in Polonia, all’Azs Lublin, dal 2022 al 2026 ha giocato per l’Umana Venezia, club col quale ha vinto lo scudetto nel 2024; oggi Fassina riprende il suo campionato da Salamanca, come giocatrice per l’Avenida.
Qual è stata l’accoglienza al ritorno a casa a Castelfranco dopo il Mondiale?
Non ho avuto tanti giorni liberi, perché dovevo iniziare il campionato in Spagna, però la mia famiglia è stata ovviamente molto calorosa e ho ricevuto anche molti messaggi da amici.
C’è un momento di questo Mondiale che ti tieni particolarmente stretto, o che pensi possa ritornare particolarmente utile e prezioso nei tuoi prossimi passi sportivi?
Sicuramente la partita contro gli Stati Uniti, che abbiamo giocato con un’intensità molto alta, fino alla fine. Di quella partita ricordo il supporto di tutti gli italiani che erano venuti a vederci, ma anche il livello di fisicità e di attenzioni ai dettagli per giocare ai livelli più alti.
Quali sono le sensazioni al rientro a casa e qual è adesso il nuovo primo passo da compiere come squadra?
È stato sicuramente un orgoglio per noi giocare al Mondiale dopo tutti questi anni, e passare anche il primo turno; è un’esperienza in più, che ci portiamo dietro come gruppo e che ci aiuterà a migliorare dei dettagli per riuscire a rendere meglio anche in futuro.
Come si fa ad emergere nel gioco e soprattutto nella considerazione pubblica essendo giovane, sportiva e pure di uno sport considerato minore? Quali sono le maggiori difficoltà?
Per emergere nel gioco ci sono un insieme di fattori da tener conto che vanno oltre al talento, come la passione, la resilienza, la forza mentale e il lavoro che si fa in palestra. Tutte queste cose si possono, ovviamente, allenare. Per quanto riguarda emergere nella considerazione pubblica, in particolare in quella italiana, dove il basket femminile non è mai stato tanto seguito, ovviamente i risultati, anche a livello nazionale, penso possano portare più persone ad appassionarsi piano piano al basket, e di conseguenza si danno più spunti anche alle ragazze giovani, che sono la base per un futuro su cui bisogna investire.
Sappiamo, naturalmente, che talento e sacrificio non bastano: serve anche un “sistema” che incoraggi piccoli e piccole a uno sport, che permetta alle donne di poter conciliare la carriera con altri desideri, e che valorizzi anche economicamente discipline considerate minori, nonché un’attenzione mediatica adeguata. Che cosa ti auguri che cambi nei prossimi 5 o 10 anni?
Ovviamente, condivido quello che dici e penso che anche tutta la parte di marketing e comunicazione al giorno d’oggi sia molto importante. Mi auguro che nei prossimi anni le persone si appassionino nel vedere il basket femminile, mi auguro che si portino a casa altri risultati, così da incentivare le ragazze giovani a iscriversi alla pallacanestro. Inoltre, credo sia importante investire in tutto ciò che sia il settore giovanile, a partire dagli allenatori, dai corsi di formazione e al lavoro anche nelle scuole per coinvolgere più ragazze.
Quanto dista dalla donna che sei adesso la bambina che per la prima volta ha preso in mano un pallone da pallacanestro? Quali erano i tuoi sogni allora e quali sono i tuoi sogni adesso?
La donna che sono ora è molto diversa dalla bambina che ha iniziato a giocare a pallacanestro, però la bambina è ancora dentro di lei. Il basket mi ha fatto crescere molto come persona, anche grazie a tutte le esperienze che ho potuto fare. Devo dire che ho raggiunto tanti dei sogni che avevo da bambina e di questo sono molto grata, come essere in Nazionale e giocare all’estero, oppure vincere anche delle medaglie. Dopo il bronzo dell’anno scorso, il sogno di vincere altre medaglie nel campionato europeo è una cosa a cui ambisco, come il sogno di poterci qualificare per le prossime Olimpiadi.
La crescita tra le Lupe, la carriera all’estero, il ritorno in Veneto e a Venezia, almeno fino a poco tempo fa. Cosa pensi abbia da offrire (ed eventualmente da migliorare) questo territorio per una bambina che sogna di essere una cestista professionista?
Penso di essere stata molto fortunata perché so che il Veneto offre più opportunità a livello di basket femminile rispetto ad altre regioni, quindi sono molto grata alle Lupe per avermi dato la possibilità di giocare fin da giovane. Nel territorio veneto ci sono molte società e anche diversi campionati, mi auguro che in futuro si riesca ad aumentare l’afflusso di ragazze che voglia far parte di questi club e penso, come ho già anticipato, che il lavoro nelle scuole possa essere un punto di svolta.



