È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Tribunale ecclesiastico triveneto: i dati del 2025
«Dover interfacciarci con nuovi collaboratori ci rende più attenti e disponibili nel vivere le dinamiche relazionali che costituiscono la cifra del nostro lavoro».
Mons. Tiziano Vanzetto, Vicario giudiziale presso il Tribunale ecclesiastico regionale del Triveneto, è intervenuto martedì scorso all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, al Centro Pastorale Urbani, a Zelarino, smorzando il peso di alcune criticità nella prassi operativa del Tribunale: come la distanza tra giudice istruttore – decentrato presso una sede diocesana periferica – e presidente della causa, in servizio alla sede centrale di Zelarino, dove si tengono tutte le sessioni di voto, il secondo martedì del mese, col disagio, per molti, di ripetute trasferte... D’altra parte, gli avvocati possono seguire meglio il corso delle cause, sapendo il giorno in cui sono decise, e così apprendere subito l’esito della sessione di voto. Altra difficoltà: collaborare con interlocutori diversi da quelli abituali.
Per questo, investire nel rapporto di stima e amicizia tra i diversi operatori e ausiliari del Tribunale è una priorità per mons. Vanzetto, che richiama infatti le parole rivolte da papa Leone alla Curia Romana per gli auguri di Natale. Il Pontefice citava sant’Agostino nella lettera a Proba: «Nulla è caro all’uomo senza un amico». E si domandava: «è possibile essere amici nella Curia Romana? Avere rapporti di amichevole fraternità? ...C’è una conversione personale che dobbiamo desiderare e perseguire, perché nelle nostre relazioni possa trasparire l’amore di Cristo che ci rende fratelli». Una ricetta valida per tutti: giudici, difensori del vincolo, operatori della cancelleria, notai, avvocati, procuratori, periti...
Il Vicario ha poi illustrato alcuni dati statistici relativi all’attività del Tribunale. 135 le cause introdotte nel 2025, da sommare alle 339 già pendenti. 188 (2 “breviores”: cioè, procedimenti di nullità manifesta decisi direttamente dal Vescovo, su domanda consensuale) le cause concluse al termine dell’anno 2025, mentre sono 286 quelle rimaste aperte. I capi di nullità maggiormente trattati restano l’incapacità a contrarre per grave difetto di discrezione di giudizio e l’incapacità di assumere le obbligazioni essenziali. Poi viene la richiesta di nullità per esclusione della prole e per esclusione dell’indissolubilità del vincolo. 14 invece le cause rigettate; di queste, 9 erano per incapacità al consenso. «Ci sono – ha riflettuto mons. Vanzetto – tre linguaggi da mettere d’accordo (è lo spunto per un possibile nuovo corso di diritto): quello con cui le persone raccontano la loro vita; quello di chi è chiamato a dare un nome giuridico alla vicenda; e quello del perito, che deve sostenere, come prova, la lettura che il giudice dà alla vicenda in esame». La sentenza sarà negativa se il perito afferma che nel caso concreto il coniuge (o entrambi) non presentava gravi anomalie o comunque che la sua fragilità, al momento del consenso matrimoniale, non ha nociuto alla sufficiente discrezione di giudizio o alla capacità di assumere.
L’ultima considerazione è per i casi di contumacia del convenuto: una causa su tre. «Dobbiamo ridurre ulteriormente questa percentuale». Non solo perché, come dice il diritto, “la parte legittimamente chiamata in giudizio deve rispondere” in modo che “venga accertata più facilmente la verità e riceva miglior tutela il diritto di difesa”, ma anche perché incoraggiare la partecipazione del convenuto, non limitandosi alla citazione formale in giudizio, può favorire la «riconciliazione o guarigione delle ferite sofferte per il fallimento del matrimonio». (Giovanni Carnio)



